Gazzetta di Modena

Violenza in corsia

Tra ospedali e strutture modenesi 464 aggressioni, più di una al giorno

Andrea Marini
Tra ospedali e strutture modenesi 464 aggressioni, più di una al giorno

Le aree più colpite sono l’ Emergenza-Urgenza, le Cure Primarie e la Salute Mentale. I dati di Ausl, Policlinico e Sassuolo

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MODENA. Le tre Aziende modenesi – Ausl, Aou e Ospedale di Sassuolo – lanciano un messaggio chiaro: il fenomeno non è solo presente, ma continua a crescere. Anche in provincia di Modena, tanto che si può parlare di oltre un’aggressione al giorno (464 casi), un ritmo che fotografa con precisione l’urgenza della situazione. L’assessore regionale Fabi ha definito le violenze «inaccettabili e incomprensibili», richiamando alla responsabilità comune istituzioni, servizi sanitari e cittadini.

L’Ausl

I dati forniti dalle Aziende rendono evidente come il fenomeno sia ormai radicato. L’Ausl di Modena ha registrato nel 2025 ben 339 episodi, nettamente in aumento rispetto ai 195 del 2023 e ai 282 del 2024.

Gli operatori coinvolti sono stati 355, soprattutto infermieri e donne, in particolare nelle fasce d’età comprese tra i 30 e i 39 anni e tra i 50 e i 59. Le aggressioni verbali restano le più diffuse, ma cresce il numero di quelle con componente fisica: venticinque episodi hanno provocato infortuni sul lavoro, generando complessivamente 255 giornate di assenza. Le aree più colpite rimangono l’Emergenza-Urgenza, le Cure Primarie e la Salute Mentale, ma il dato più preoccupante arriva dalla Medicina Penitenziaria, dove si è passati da 19 a 49 episodi in un solo anno, segno di un aumento significativo della tensione in quel contesto.

Il Policlinico

Anche il Policlinico ha registrato un incremento, con 112 aggressioni nel 2025, contro le 108 del 2024 e le 101 del 2023. I lavoratori coinvolti sono stati 119, anche qui in larga maggioranza donne e infermiere. Sono cresciuti gli episodi che hanno comportato un infortunio sul lavoro: ventuno nell’ultimo anno, con 56 giornate complessive di assenza. L’Emergenza-Urgenza rimane l’area maggiormente esposta, confermando un trend consolidato in tutti i grandi ospedali.

Sassuolo

A Sassuolo, invece, si registra un calo significativo: dai 34 casi del 2024 si è scesi a 13 nel 2025, un risultato che l’ospedale attribuisce all’introduzione di nuovi sistemi di dissuasione, dalla videosorveglianza interna al pulsante di collegamento diretto con le forze dell’ordine. Dodici aggressioni su tredici hanno coinvolto professioniste donne, e tutti gli episodi segnalati in Regione sono stati di natura verbale. Pur rappresentando un segnale incoraggiante, i dirigenti sanitari locali ricordano che la riduzione non deve indurre ad abbassare la guardia.

Le contromisure

Di fronte a questi numeri, le misure introdotte dalle Aziende modenesi sono numerose e si muovono su piani diversi. Tutte hanno rafforzato gli impianti di sicurezza, ampliato la videosorveglianza, installato pulsanti di allarme rapido e rivisto gli spazi interni nei reparti considerati più critici. Parallelamente è stata intensificata la formazione del personale per affrontare situazioni potenzialmente conflittuali, e sono stati attivati gruppi di ascolto e supporto psicologico per gli operatori che subiscono aggressioni, con l’obiettivo di ridurre l’impatto emotivo e favorire il rientro al lavoro. In Medicina Penitenziaria, settore particolarmente esposto, l’Ausl ha aperto un confronto strutturato con la Casa Circondariale di Modena, che ha portato a un rafforzamento delle procedure interne e alla creazione di un coordinamento dedicato tra medici e infermieri.

Le aziende sanitarie stanno inoltre lavorando per formalizzare un protocollo con Prefettura e Questura, come previsto dalla normativa nazionale, al fine di migliorare il coordinamento con le forze dell’ordine e garantire interventi più tempestivi nei casi più critici.

La sensibilizzazione

Accanto agli interventi organizzativi, non manca l’impegno per coinvolgere la comunità e diffondere una cultura del rispetto. La recente Run4Care di Sassuolo, dedicata proprio alla sensibilizzazione contro la violenza verso gli operatori sanitari, ha registrato oltre 3. 000 partecipanti, un risultato che testimonia la vicinanza della cittadinanza e il riconoscimento del ruolo fondamentale svolto da chi, ogni giorno, si prende cura della salute della popolazione.

«Garantire la sicurezza degli operatori è un presupposto indispensabile per assicurare qualità, continuità e umanità nell’assistenza», dichiarano i direttori sanitari Romana Bacchi, Giulia Ciancia e Silvio Di Tella. «La violenza contro chi cura non è solo un problema organizzativo: è un attacco al patto di fiducia che tiene insieme cittadini e sistema sanitario». Le tre Aziende confermano l’intenzione di proseguire nella formazione, nel sostegno psicologico e nelle iniziative rivolte alla cittadinanza, nella convinzione che prevenire la violenza significhi favorire una cultura condivisa di rispetto e responsabilità reciproca.