Gazzetta di Modena

Il caso

Il supplente alle scuole medie non si è mai laureato: ora è imputato per falso ideologico

Ambra Prati
Il supplente alle scuole medie non si è mai laureato: ora è imputato per falso ideologico

Cavriago: alle verifiche all’Università di Parma risulta che non ha dato nemmeno un esame. La difesa: «Apprezzato docente, non voleva nuocere»

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Cavriago «Mi chiamò l’Università di Parma, avvisandomi che c’era un problema serio: quell’insegnante non solo non aveva mai conseguito una laurea, ma non aveva sostenuto neppure un esame». È quanto ha dichiarato ieri in tribunale Lorena Mussini, ex preside dell’istituto comprensivo Don Dossetti di Cavriago, testimone dell’accusa nel processo davanti al giudice Silvia Semprini a carico di un reggiano, oggi 61enne, accusato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

I fatti risalgono al 18 novembre 2020, in periodo Covid. «Premetto che mi baso sui ricordi di cinque anni fa perché non ho potuto consultare il fascicolo della scuola», ha esordito l’ex dirigente scolastica, ripercorrendo la vicenda. «Avevamo la necessità di una sostituzione alle medie, perciò abbiamo proceduto alla chiamata per una supplenza breve attingendo dalle Gps, le graduatorie provinciali per le supplenze, di seconda fascia, stilate dal Provveditorato. L’imputato accettò l’incarico e firmò il contratto a tempo determinato. La cattedra era per matematica e scienze».

Nell’autodichiarazione presentata alla scuola, l’uomo dichiarava di essere laureato in Economia e commercio all’Università degli Studi di Parma. Dieci giorni dopo il suo ingresso in servizio, l’ex preside ricevette la telefonata dall’ateneo. «La legge prevede che nelle scuole statali la dirigenza scolastica abbia l’obbligo di verificare i requisiti del personale: c’è una finestra piuttosto breve per farlo. Di solito è una formalità: in tanti anni di carriera non mi era mai capitato un caso del genere, è stato un unicum, tanto più che il docente ci aveva presentato addirittura il certificato di laurea, mentre per entrare in graduatoria basta un’autocertificazione».

L’ex preside ha aggiunto: «Sottolineo che, se le singole scuole sono tenute alla verifica per le supplenze brevi, il compito ricade sull’Ufficio scolastico provinciale per le supplenze annuali. Mi stupisco che il Provveditorato non sia stato citato, a tutela della pubblica amministrazione». Subito dopo la scoperta, l’ex dirigente ha presentato un esposto. «La verifica la facciamo sempre, per tutti. Come pubblico ufficiale non posso esimermi. Qualunque istituto che non voglia avere problemi con le supplenze – si può attingere anche dalle Mad, le messe a disposizione – deve farlo. Il contratto? È decaduto: la mancanza del titolo di studio è uno dei motivi gravi di rescissione, insieme alla grave incapacità di insegnamento». Non era però questo il caso, ha concluso. «Per correttezza devo dire che il professore era preparato e capace: ci sapeva fare con i ragazzi. Dal curriculum risulta che avesse insegnato per tanti anni presso i salesiani». Assente l’imputato, che non intende sottoporsi all’esame, come ha annunciato l’avvocato difensore Germano Artioli. «A nostro avviso questo reato non esiste, tant’è che il mio assistito si è opposto al decreto penale di condanna. Chiunque si metta in graduatoria sa che sarà controllato». Secondo la difesa, «il mio assistito era apprezzato come docente, e questo lo ha riconosciuto anche la testimone. Non ha avuto alcuna intenzione di nuocere: manca il dolo». © RIPRODUZIONE RISERVATA