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Il “gelsiliegio” di Rivalta: l’albero doppio che sorprende al parco della Reggia. E che può diventare un’attrazione

Luciano Salsi
Il “gelsiliegio” di Rivalta: l’albero doppio che sorprende al parco della Reggia. E che può diventare un’attrazione

Reggio Emilia: in questi giorni la fioritura. Pellini: «Si è probabilmente formato grazie a un uccello che ha lasciato cadere un seme di un albero da frutto nella cavità centrale»

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Reggio Emilia Non durerà molto il singolare spettacolo che si offre a chi, in questi giorni di rinata primavera, si ricrea la vista e lo spirito nel parco della Reggia di Rivalta, riaperto alle visite l’estate scorsa dopo i lavori di manutenzione arborea. Grossi ciuffi di fiori bianchi spiccano su uno dei gelsi monumentali che fiancheggiano il viale principale del parco: gli altri hanno ancora i rami spogli. Quello ne ha parecchi fioriti, che però non gli appartengono. Sono sbocciati sulle propaggini del ciliegio che si è naturalmente innestato sul legno del gelso, dando vita a un bialbero, una pianta doppia dotata di un unico tronco e già battezzata “gelsiliegio”.

Il botanico Ugo Pellini spiega così il suggestivo fenomeno: «Si è probabilmente formato grazie a un uccello che ha lasciato cadere un seme di un albero da frutto nella cavità centrale del gelso, un tempo potato a vaso. Su quest’ultimo albero si sono così sviluppate le radici e ora svetta verso il cielo. Gli alberi epifiti (questa la definizione botanica quando una pianta vive su un’altra pianta) non sono insoliti, ma normalmente raggiungono dimensioni ridotte e hanno vita breve, poiché normalmente non c’è abbastanza humus e spazio disponibile dove crescere. Grandi epifiti come questo richiedono che l’albero superiore abbia una connessione tra le sue radici e il terreno, ad esempio attraverso un tronco cavo». Pellini ritiene che tramite un’opportuna segnalazione se ne potrebbe fare un ulteriore richiamo, capace di convogliare un po’ di turismo verso ciò che rimane della settecentesca meraviglia estense recentemente restaurata: «A Casorzo, in provincia di Asti – riferisce ancora Pellini – la presenza di un bialbero (gelso più ciliegio, proprio come il nostro) è diventata un’attrazione turistica e intorno ad esso è stata attrezzata un’area di sosta per i turisti, con tavoli e panchine. Ogni anno è meta di migliaia di visitatori ed è stato adottato dai viticoltori locali (Consorzio per la tutela della Malvasia)».  © RIPRODUZIONE RISERVATA