Gazzetta di Modena

La storia

Diventare mamme grazie alla Pma: «Nostra figlia è il senso dell’amore»

Alice Tintorri
Diventare mamme grazie alla Pma: «Nostra figlia è il senso dell’amore»

Alice e Jessica si raccontano: dal primo incontro fino al desiderio di un figlio, per ripercorrere la loro esperienza con la procreazione medicalmente assistita

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La loro storia comincia per caso, come per caso cominciano tutte le grandi storie d’amore. Il primo incontro è nello studio in provincia di Modena dove Alice lavora. Jessica ci finisce senza volerlo: quel giorno di sei anni fa accompagna un amico a tatuarsi e a tenere tra le mani la macchinetta è proprio Alice. In quella stanza si guardano con la discrezione di chi ancora non si conosce, scambiano qualche parola di circostanza per riempire il silenzio e facendolo si scoprono simili: hanno letto gli stessi libri, cantato agli stessi concerti, per poco le loro strade non si sono incrociate negli anni del liceo. Avevano poco più di vent’anni e l’istintiva sensazione che quel loro primo incontro non sarebbe finito nel vuoto dell’ordinario. Semplicemente, che non si sarebbero dimenticate. Poi quella sensazione è diventata certezza. Le linee delle loro vite si sono sfiorate e tre anni dopo, nel 2023, hanno preso la stessa direzione.

Il desiderio di un figlio
Il primo appuntamento, le domande più scomode, gli stravolgimenti che la vita impone. L’amore così facile, eppure faticoso per una società che lo considera sbagliato. Un sentimento che diventa attivismo, che a volte richiede rabbia e altre pazienza, ma che non ti strappa via la felicità di condividere tutto. La convivenza pochi mesi dopo. Il matrimonio l’anno successivo. Poi il desiderio di un figlio. A ventotto e ventisette anni, in un paese in cui i bambini sono sempre meno e i genitori sempre più anziani, Alice e Jessica, che contro hanno la biologia e le leggi di uno Stato che non le considera idonee alla costruzione di una famiglia, hanno scelto un’intima e coraggiosa rivoluzione d’amore. Amber, che nel ventre di Jessica cresce immersa nel liquido amniotico che la protegge dal mondo, è figlia di un amore tenace e di un desiderio radicale che le sue madri mi raccontano con la profondità di chi, in un viaggio di meraviglia, ha imparato a fare i conti anche col dolore. «Durante il primo mese di frequentazione le ho chiesto se un figlio l’avrebbe voluto». Un interrogativo precoce ma urgente, in cui è contenuto il futuro, il punto che sancisce la direzione di quelle due linee parallele destinate a intrecciarsi senza il limite del tempo. Jessica ha le idee chiare e pretende sicurezze che fino a quel momento la vita non le ha dato. E Alice si consegna: «Una famiglia non l’avrei voluta senza di lei».

La scelta della Pma
Inizia così il viaggio alla scoperta delle possibilità che una coppia composta da due donne ha per realizzare il desiderio di un figlio. «La grande incognita è l’inesistenza di canali in cui trovare risposte. Non esiste un servizio a cui potersi rivolgere perché in Italia, per le coppie omosessuali, la procreazione medicalmente assistita non è prevista». La sensazione è quella di essere sole e di saltare nel vuoto. I canali informativi tradizionali per due donne che insieme sognano di crescere un figlio non esistono. Ma le incertezze e la volontà, intransigente, di fare la scelta giusta per sé e per il proprio bambino, sono le stesse per ogni aspirante genitore. Jessica e Alice scoprono un profilo TikTok in cui viene approfondito il tema della Pma. Da lì il piccolo mondo della provincia modenese in cui abitano si dilata, perde i confini, diventa un universo di condivisione e di esperienze simili alle loro. Non è il sito ufficiale di un’azienda sanitaria, ma è sufficiente. Ascoltano testimonianze, fanno domande, conoscono realtà di cui non immaginavano l’esistenza. Soprattutto, si sentono meno sole. Nel dicembre del 2024 prendono finalmente contatti con Sterignost, la clinica che le seguirà durante tutto il percorso. Siamo in Austria, a Klagenfurt, a qualche decina di chilometri dal confine con l’Italia. Un luogo in cui si sentono subito accolte e comprese. «Abbiamo visto i medici per la prima volta durante una call, nella quale abbiamo portato la storia clinica di Jessica e mostrato alla ginecologa i risultati degli esami richiesti per decidere quale percorso intraprendere». La tecnica scelta per loro è la Fivet Icsi, una delle più avanzate e al tempo stesso complesse. Jessica inizia la stimolazione ormonale, una parentesi difficile e dolorosa fatta di farmaci, di punture, di orari rigidi e di sbalzi d’umore. Poi l’appuntamento in clinica per il prelevamento degli ovuli, un’operazione in anestesia totale, il congelamento. E finalmente la sensazione di essere vicine a quel sogno. A maggio per Jessica e Alice arrivano le prime linee rosse: «Un mese di colori bellissimi, di emozioni enormi, ma anche di paure» scriveranno sui social. Ma quella felicità finisce presto perché i test successivi non lasciano dubbi. Quel bambino non c’è più. Il tempo continua a scorrere, non si ferma per nessuno. A ventotto e ventisette anni, Jessica e Alice non si piegano al dolore e con una forza disarmante raccolgono i propri cocci per ricostruirsi da capo. A settembre inizia il loro secondo tentativo. A ottobre Jessica è di nuovo incinta.

Il donatore
Amber nascerà il 21 giugno e sarà figlia dell’amore. Un amore che c’entra anche con il concetto di dono. «La banca del seme europea è una realtà di cui non sapevamo nulla. Credevamo che l’assegnazione del donatore fosse casuale, determinata da fattori che non avremmo potuto in alcun modo condizionare». Invece non è così. Jessica e Alice il donatore lo scelgono con tutta la profondità di chi, a partire da quella decisione così importante, comincia ad immaginare un figlio e a dargli una forma nella propria mente. «Davanti a noi si sono apparsi centinaia di donatori». Non un elenco matematico. Non una lista frutto di algoritmi e calcoli. Un libro che si apre e che offre la possibilità di conoscere l’uomo a cui ci si affida per allargare la propria famiglia. «Ogni persona compila una sezione descrittiva, una dedicata alla propria storia clinica, si presenta con un’intervista vocale, scrive una lettera indirizzata al futuro bambino». Il donatore di Alice e Jessica le colpisce per quel foglio scritto a mano che sceglie di chiamare “Tredici cose che ho imparato dalla vita per te”. Gli angoli della pagina sono decorati con alcuni disegni, in fondo stila una playlist con le sue canzoni preferite. È una persona che non conoscono, ma con cui condividono valori, interessi, passioni. Un uomo che si definisce femminista, che racconta della sua passione per la fotografia, per la musica, per il teatro. «Ci è sembrato una persona con cui ci saremmo trovate bene. Siamo grate a chi attraverso un atto spontaneo e volontario ha fatto sì che la nostra famiglia potesse allargarsi».

Essere madri

Insieme alla meraviglia, con la genitorialità, arrivano anche le paure. «Quella più profonda è che possa subire le nostre scelte. Le insegneremo a difendersi, ma non potremo proteggerla per sempre. E allora la aiuteremo a cercare le sue risposte, faremo del nostro meglio per crescere una bambina capace di spiegarsi e di raccontarsi agli altri». «Se mi chiedi che madre sarò, non posso risponderti – dice Jessica – . Gli errori ci saranno e saranno tanti, ma mi auguro che se dovrò sbagliare lo farò provandoci fino in fondo». Alice completa la frase: «Imprescindibile, per me, resta la presenza. Esserci e accettare con felicità la consapevolezza che la nostra bambina sceglierà di essere ciò che vorrà. Prima di essere mamma – continua – ho imparato ad essere figlia e a riconoscere l’umanità dei genitori, i loro errori, le loro paure e accettare che ci saranno, ma che andrà bene lo stesso». Una famiglia come scudo, una famiglia come cassa di risonanza per le cose più belle. Un sogno che diventa realtà. Amber verrà alla luce con l’inizio dell’estate e grazie alla sentenza della Corte Costituzionale dello scorso maggio, anche Alice, madre sociale della bambina, vedrà il proprio nome sul suo certificato di nascita. La Rainbow Map, classifica annuale dei paesi europei per la tutela dei diritti della comunità Lgbt realizzata dall’organizzazione non governativa Ilga-Europe, colloca l’Italia alla 35ª posizione su 49, poco prima di Ungheria e Polonia. I dati Istat, dal canto loro, parlano di 355mila nascite nel 2025, con una diminuzione del 3,9% rispetto al 2024. Il minimo storico per il nostro Paese. In un’Italia senza bambini, in cui i diritti civili vacillano e l’omofobia è ancora una realtà, la decisione di due giovani donne di costruire insieme una famiglia resta rivoluzionaria. Una scelta privata, eppure politica. Un’intima e coraggiosa rivoluzione d’amore.l © RIPRODUZIONE RISERVATA