Gazzetta di Modena

Il bilancio

Infortuni e molestie sul lavoro. Cresce l’emergenza per le donne

di Redazione Modena
Infortuni e molestie sul lavoro. Cresce l’emergenza per le donne

L’allarme Cgil: «Nel 2025 denunciate 5.315 lesioni, 290 in più in un anno»

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MODENA. L’aumento degli infortuni sul lavoro nel territorio modenese continua a destare forte preoccupazione. Dopo il +1,8% registrato nel 2025 rispetto all’anno precedente, un trend già definito “allarmante” dai sindacati, anche i primi mesi del 2026 confermano un quadro drammatico, in particolare per quanto riguarda le lavoratrici donne.

I numeri

Secondo i dati dell’Osservatorio permanente infortuni e malattie professionali della Cgil Emilia-Romagna, nel 2025 nel territorio di Modena sono stati denunciati 5.315 infortuni da parte di lavoratrici, con un aumento di 290 casi rispetto al 2024. Le donne rappresentano così il 35,9% del totale degli infortuni denunciati. Un dato che per la Cgil non può essere considerato casuale.

«Parliamo di numeri che raccontano una condizione strutturale di maggiore esposizione al rischio per le donne – sottolinea Aurora Ferrari, segretaria confederale della Cgil Modena con delega a Salute e Sicurezza – e che riflettono la precarietà, la frammentazione del lavoro e la difficoltà di conciliare tempi di vita e di lavoro». Particolarmente grave resta il capitolo degli infortuni mortali, che continuano a colpire soprattutto chi lavora nel sistema degli appalti e dei subappalti. Quasi la metà delle vittime (48,7%) ha un contratto di lavoro non standard o irregolare. «Il ricorso a forme contrattuali deboli – evidenzia Ferrari – aumenta l’esposizione al rischio e abbassa le tutele, soprattutto per chi lavora in settori già caratterizzati da ritmi intensi e scarso controllo».

L'altro fronte

Forte preoccupazione emerge anche sul fronte delle molestie e delle aggressioni sul lavoro. In Italia sono 2 milioni e 322 mila le persone tra i 15 e i 70 anni che hanno subito almeno una forma di molestia sul luogo di lavoro, e l’81,6% sono donne.

Le cosiddette micro-aggressioni colpiscono soprattutto le donne (64%) e i giovani tra i 20 e i 34 anni (68%), con un’incidenza elevata nei settori dell’industria e dei servizi, della sanità e dell’assistenza sociale, dove il 70% delle aggressioni riguarda lavoratrici.

Un altro campanello d’allarme è rappresentato dall’aumento degli infortuni in itinere, che colpiscono in modo significativo le donne. «Questo dato conferma ciò che denunciamo da tempo – spiega Ferrari –: il peso della conciliazione tra lavoro e cura continua a ricadere prevalentemente sulle donne, costrette spesso a svolgere più attività lavorative e a spostarsi tra diversi luoghi di lavoro nella stessa giornata».

Crescono infine anche le malattie professionali, in particolare quelle che interessano gli arti superiori e il rachide cervicale, con una forte incidenza tra le lavoratrici dei settori della cura e del biomedicale. «Le donne – conclude Ferrari – arrivano alla pensione con salari più bassi, pensioni più povere e un corpo spesso logorato da anni di lavoro precario e usurante. È una questione di giustizia sociale e di salute che non può più essere ignorata».