Stangata per gli Arabìa: tredici condanne chiudono il processo Aemilia
Reggio Emilia, In rito abbreviato a Bologna 17 anni a Giuseppe Arabìa “Pino u nigru”, oltre 12 anni ai due figli, Giuseppe e Nicola
Reggio Emilia Tredici condanne pesantissime (per i cinque che avevano l’associazione a delinquere di stampo mafioso, ma pure per chi aveva singoli reati fine con l’aggravante mafiosa) in rito abbreviato, undici patteggiamenti (tutti con pena sospesa), quattro temerari che andranno in rito ordinario e un solo non logo a procedere (se l’è cavata Pasquale Copertino, 64 anni). Una batosta, com’era prevedibile. Si è conclusa così ieri a Bologna, con un’ordinanza di quindici pagine del gup Sandro Pecorella, l’operazione Ten, che ha chiuso il cerchio della ’ndrangheta sull’asse Cutro-Reggio Emilia appunto a dieci anni di distanza dal maxi processo Aemilia. Senza alcun dubbio ha retto l’impianto accusatorio del pm della Dda Beatrice Ronchi, che in questo filone del marzo 2025 ha acceso i fari sugli Arabìa e sull’associazione a delinquere finalizzata alle truffe, alle fatture false, alle frodi fiscali, alla detenzione e traffico di armi, all’estorsione, al riciclaggio. In origine erano venti gli imputati, saliti a 30 con il rinforzo dei reati fine.
Le 13 condanne
Il capostipite è Giuseppe Arabìa detto "Pinu u nigru", 66 anni: la strada di Pino, che dal 2020 è tornato a vivere a Cutro, si intreccia con le principali famiglie (i Sarcone, i Brescia, i Vertinelli, i Villirillo, i Gualtieri, i Bolognino). Per lui l’accusa aveva chiesto 20 anni, ne sono stati comminati 17: ritenuto «il delitto associativo commesso in posizione apicale», con le aggravanti dell’essere «l’associazione armata» e «del finanziamento delle attività economiche». Per i figli: al 37enne Giuseppe Arabìa 12 anni, 9 mesi e 10 giorni, al 41enne Nicola Arabìa 12 anni, 2 mesi e 20 giorni (l’accusa ne aveva chiesti 16). Sette anni e 8 mesi per il 46enne Salvatore Messina. Per Salvatore Spagnolo (35 anni) 13 anni, 10 mesi e 20 giorni; perfino più di quanto proposto dall’accusa (13 anni e 8 mesi). Per costoro sono scattate anche tutte le pene accessorie: dalle interdizioni (dai pubblici uffici, dai bandi pubblici e dalla titolarità delle imprese) alle confische per equivalente, fino alla libertà vigilata a pena espiata. Per i nipoti di Pino, che hanno sempre protestato la loro innocenza, al 39enne Nicola Arabìa un anno, 4 mesi e 3mila euro di multa; al 33enne Salvatore Arabìa 1 anno, 1 mese, 10 giorni e 533 euro di multa. E ancora: al 55enne Rosario Aracri 4 anni, 6 mesi e 20 giorni; al 52enne Carmine Colacino 4 anni, 5 mesi e 10 giorni; a Enzo Macario (53 anni) 4 anni 2 mesi; a Giovanni Macario (40 anni) 3 anni; per Maria Marino (53 anni) 2 anni, 6 mesi e 13 giorni; per Romolo Villirillo (48 anni) 4 anni.
Dieci patteggiamenti
Stringere un accordo di patteggiamento tra accusa e difesa è stato premiante per undici persone: al 46enne Romualdo Caminiti un anno e 8 mesi; alla 35enne Lina Cerminara un anno, 4 mesi e 400 euro; al 45enne Lino Del Vecchio un anno e 2 mesi; alla 61enne Teresa De Novara un anno, 4 mesi e 400 euro di multa; al 72enne Renato De Simone 11 mesi e 10 giorni; alla 49enne Annarita la Marra un anno e 8 mesi; alla 38enne Ramona Leonetti un anno, 4 mesi e 400 euro di multa; al 48enne Giuseppe Migale Ranieri 2 anni e 240 euro di multa; al 41enne Rosario Talarico 1 anno e 10 mesi; Marcello Vetere, un anno e 8 mesi. Tutte pene sospese, tranne che per il collaboratore di giustizia Giuseppe Giglio che aggiunge un mese e 10 giorni.
In ordinario
Erano cinque, sono diventati quattro (poiché nel frattempo è deceduto Antonio Vetere, 69 anni di Cella) gli imputati che non hanno scelto riti alternativi e che quindi sono stati rinviati a giudizio: tra questi spicca Luigi Lerose (35 anni), al quale viene contestata l’associazione a delinquere. Insieme a Carmela Mosca, Salvatore Paolini e Luca Spotti, Lerose andrà a dibattimento il 21 ottobre. l© RIPRODUZIONE RISERVATA
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