Gazzetta di Modena

Bullismo, Barachini: "Social possono essere violenti, aiutare i ragazzi a conoscerli e usarli in serenità"

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Roma, 21 mag. (Adnkronos) - "Il 90% dei ragazzi dagli 11 anni in sù usa quotidianamente i social. I social sono il loro mondo, la loro bolla ma purtroppo sono anche la loro educazione. E il mondo digitale può essere estremamente violento, può riprodurre un linguaggio che ferisce e ferisce soprattuto all'inizio di un percorso di crescita. Noi dobbiamo come istituzioni stare vicino ai ragazzi, stare vicino alle famiglie che stiano vicino ai ragazzi. I genitori devono 'leggere' i figli quotidianamente, capire se ci sono stati emotivi particolarmente critici e cercare di aiutarli a conoscere questi strumenti digitali, a migliorare la loro conoscenza e la loro crescita in serenità". Lo ha detto il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini, arrivando alla Maratona del Bullismo 2026 organizzata dall'Osservatorio Nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile al palazzo dell'Informazione dell'Adnkronos. Barachini ha posto l'accento anche sulla responsabilità del mondo giornalistico: "Credo che la responsabilità del mondo giornalistico sia strategica. Penso che ritrovare un linguaggio pacato, meno polarizzato, meno divisivo, meno aggressivo sia fondamentale per il mondo giornalismo ma fondamentale ancora di più per chi approccia questo mondo". "La coscienza di quello che vedete va verificata, va mitigata con una serie di informazioni". Ha sottolineato. Un invito diretto ai ragazzi, ma anche agli adulti, a non lasciarsi travolgere dalla velocità e dalle distorsioni dei social. Barachini, rivolgendosi ai ragazzi, ha insistito sulla necessità di non affidarsi a un’unica fonte: "Già un approccio positivo è che voi utilizziate molti strumenti e non uno strumento unico… non solo un social, non solo alcuni account e non altri". Un approccio che, ha spiegato, rappresenta un primo passo verso un "equilibrio pluralistico". Il Sottosegretario ha poi ricordato il lavoro in corso sul fronte regolatorio, soprattutto per quanto riguarda gli influencer che trattano temi informativi: "L’Agcom ha messo delle regole molto stringenti oggi per gli influencer che si occupano di informazione e comunicazione e che hanno più di 500.000 follower. Da quel punto di vista dovranno avere le stesse responsabilità editoriali". Una misura che dovrebbe aiutare a riequilibrare un ecosistema dominato da piattaforme globali: "Se i sistemi tradizionali perdono pubblicità a vantaggio di questi mondi che non hanno limiti… è chiaro che l’informazione penderà dalla parte dei social". E a questo proposito ha invitato le giovani generazioni ad interrogarsi su rapporto tra contenuti e proprietà delle fonti: "Chi ci sta raccontando la vostra scuola, il vostro paese, la vostra regione, la vostra comunità? Ce lo sta raccontando un sistema internazionale… che non ha davvero a cuore la vostra comunità, ma gli interessi commerciali". Barachini ha poi affrontato il tema della percezione alterata generata dai social, raccontando anche episodi personali: "Oggi esiste una sorta di filtro bellezza su tutto… vedo solo cose bellissime, paesaggi bellissimi, piatti meravigliosi, persone stupende. È chiaro che lo scontro con la realtà è tosto". Una distanza che, ha spiegato, può alimentare insicurezze e giudizi severi, soprattutto tra i più giovani. La riflessione si è estesa anche alla sovraesposizione digitale nelle famiglie: "Io non posso entrare in camera dei miei figli perché so che sono in mondovisione… c'è sempre qualcuno collegato in videochiamata", ha ironizzato, sottolineando poi: "Un rapporto filtrato da una telecamera, non è la stessa cosa di vedere una persona a tu per tu". Una dinamica che definisce "dannosa", destinata a intensificarsi con l’intelligenza artificiale. Per questo, ha detto, è fondamentale che i ragazzi imparino a confrontarsi con gli adulti su questi temi, ricordando lo spot istituzionale 'Nessuno li conosce meglio di voi', realizzato proprio per sottolineare il ruolo delle famiglie nel cogliere segnali di disagio emotivo. Il Sottosegretario ha poi richiamato la responsabilità del linguaggio pubblico: "La televisione parla un linguaggio violento, il giornalismo in parte parla un linguaggio polarizzato… Cominciamo a parlare un linguaggio meno polarizzato, meno aggressivo, meno violento". Un invito rivolto a media, istituzioni e cittadini, per "ricostruire un clima di confronto". In chiusura, Barachini ha lasciato ai ragazzi un messaggio sul valore dell’errore come parte naturale del percorso di crescita: "Uno sbaglio è uno sbaglio, un errore è un errore, un fallimento è un’altra cosa… non prendete sbagli ed errori per fallimenti". E ha concluso: "Chi cresce e si scontra con la realtà sbaglia e fa errori. Ma non sono fallimenti. Nessuno vi deve dire che uno sbaglio è un fallimento".

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