Corazza (Apiafco): "Inserire psoriasi nel Piano cronicità"
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Roma, 8 giu. (Adnkronos Salute) - La psoriasi "è una malattia grave: far parte del Piano nazionale della cronicità sarebbe estremamente importante. E' per questo che ci siamo battuti, continuiamo a batterci e ci batteremo, finché non verranno riconosciuti i diritti di questi pazienti". Lo ha detto Valeria Corazza, presidente Apfiaco - Associazione psoriasici italiani amici della Fondazione Corazza, intervenendo oggi a Roma all'incontro organizzato insieme a Salutequità e Ail - Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, per chiedere al ministero della Salute e alle Istituzioni di includere subito neoplasie ematologiche croniche e psoriasi nella programmazione nazionale e garantire così equità di accesso alle cure riducendo le disuguaglianze territoriali e i costi a carico di famiglie e Inps. "Il Piano nazionale della cronicità è a 'isorisorse' - spiega Corazza - non è un piano per il quale le istituzioni nazionali e regionali abbiano stanziato dei fondi. Tuttavia, ciò che viene comunque garantito è il riconoscimento della patologia. Trovo che sia uno scandalo il fatto che, su 13 patologie incluse, la psoriasi e la dermatite atopica ne siano fuori: prima di tutto perché rispondono completamente ai vari requisiti per poter entrare nel Pnc e poi perché i pazienti sono tantissimi". "La psoriasi, la dermatite atopica, la vitiligine e l'eczema delle mani - illustra la presidente di Apfiaco - hanno un grandissimo problema: si vedono. E dal momento che si vedono, creano un forte disagio" che "genera una forma di allontanamento. Ormai è chiaro a 360 gradi che tutte queste patologie non sono semplicemente malattie della pelle - precisa Corazza - La psoriasi, per esempio, viene definita 'malattia psoriasica' a causa di tutte le comorbidità che la accompagnano per cui richiederebbe una presa in carico multidisciplinare. Purtroppo - osserva - siamo ancora abbastanza lontani da questo obiettivo: anche se in tantissimi ospedali ci sono buon senso e buona volontà, il percorso non è assolutamente istituzionalizzato. Questa è una cosa di cui abbiamo un disperato bisogno, per far sì che il peso di queste patologie si sposti, finalmente, dalle spalle dei pazienti verso le istituzioni".
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