Gazzetta di Modena

La città che cambia

Un futuro per l’ex casa di lavoro di Saliceta, al via l’iter di riqualificazione: ecco cosa può diventare

di Stefano Luppi

	L'ex casa lavoro di Saliceta a Modena
L'ex casa lavoro di Saliceta a Modena

Il Demanio ha inserito l’ex reclusorio tra gli edifici nazionali da valorizzare: la struttura è di ottomila metri quadri ed è in stato di abbandono da quindici anni

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Certo, serviranno anni tra la scelta dell’impresa, i lavori di restauro e poi di allestimento in base alla funzione nel frattempo da individuare. Ma se non si parte, del resto, non si arriva mai. L’ex reclusorio di Saliceta San Giuliano, all’angolo tra via Panni e strada Giardini, è un chiaro esempio di degrado cittadino visto che l’edificio di proprietà statale ampio oltre 8mila metri quadrati è in stato di abbandono da una quindicina d’anni, da quando perse la sua ultima funzione di carcere e casa lavoro (qui si producevano abiti per guardie, reclusi e marina militare).

Un futuro dopo il degrado

L’abbandono dell’edificio vincolato - eretto come ricovero per gli indigenti a inizio XIX secolo poi dal 1846 divenuto «casa di forza» all’epoca del duca Francesco IV Austria Este - ora sta per concludersi con la partenza appunto del lungo iter di riqualificazione. Il Demanio statale, infatti, nei giorni scorsi ha inserito l’ex reclusorio in un gruppo di dodici edifici nazionali da valorizzare attraverso concessioni, fino a un massimo di cinquant’anni: c’è tempo fino all’11 dicembre per le imprese per presentare tutta la complessa documentazione richiesta dal Demanio necessaria, spiega quest’ultimo, ad «attrarre investimenti e progetti innovativi di recupero, riuso e valorizzazione, coinvolgendo imprese, operatori del turismo, della cultura, dell’housing ed Enti del Terzo Settore».

CI sarà una concessione

La concessione segue il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa e assegnerà alti punteggi per il recupero storico del complesso che «dovrà rispettare natura del bene e l’ipotesi di recupero e riuso dovrà essere definita, in termini di nuove funzioni e modalità di intervento, nel rispetto dei vincoli di interesse storico-artistico e paesaggistico» nonché per il “ritorno” sul territorio e la sostenibilità ambientale ed energetica. Un ulteriore passo avanti si è dunque fatto dal marzo ’24 quando l’ex sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli, il ministro della cultura Gennaio Sangiuliano e la direttrice del Demanio Alessandra dal Verme firmarono un documento di valorizzazione anche per Palazzo Principe Foresto di corso Canalgrande (diverrà sede della Prefettura), Palazzo d’Aragona Coccapani, ex Convento di San Pietro, ex Caserma Setti ed ex Manifattura Tabacchi dove, chissà quando, dovrebbe andare la Cittadella Giudiziaria.

Quale futuro?

Cosa potrebbe divenire invece l’ex reclusorio di via Panni? Troppo presto per dirlo, quel che è certo è che sono state messe a fuoco alcune e non altre funzioni: abitativa, turistico-ricettiva alberghiera, produttiva, commerciale e rurale. Insomma la gamma è ampia, ma del resto il tempo per la scelta non manca. Per ora chi è eventualmente interessato dovrà capire con cosa ha a che fare. Il complesso rappresenta uno dei luoghi d’isolamento e detenzione fondati nell’Età della Restaurazione ed è costituito da cinque fabbricati dietro mura e recinzioni: l’ex carcere vero e proprio, una palazzina di tre piani ex alloggio del comandante della struttura, l’ex appartamento del cappellano (quello meglio conservato), l'ex opificio (qui ai tempi della Prima Guerra Mondiale 750 operaie riparavano gli stivali dell’esercito) e l’ex palazzina alloggi datata al secondo ‘900.

Dal degrado alla rinascita

Dall’esterno si intuisce facilmente l’elevato stato di degrado dell’opera, cui è stata parzialmente messa mano l’ultima volta solo una trentina: alcune parti oggi sono pericolanti, qualcosa è già crollato e ci sono crepe e mura sbrecciate dappertutto. Cosa diventerà come si diceva è impossibile prevederlo, ma non è difficile immaginare un albergo – considerato il boom turistico – oppure avrà un futuro residenziale. Del resto quest’ultima funzione pare la preferita in città, se si pensa alle ex caserme Fanti e San Pietro o all’ex convento delle Orsoline o palazzo Campori in via Ganaceto fino alla ex Manifattura Tabacchi. l
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google