Dalla diagnosi di anoressia al sogno di diventare infermiera di pronto soccorso: la storia di Martina Sclafani
La 22enne di Correggio racconta il suo percorso di guarigione, fino al suo sogno: prendersi cura degli altri
Correggio Nel gennaio del 2022 è arrivata la diagnosi. L’inchiostro ha disegnato soltanto due parole sul referto dell’ospedale: anoressia nervosa. Quattro anni dopo aver dato un nome alla sua malattia, Martina Sclafani trascorre le proprie giornate in reparto. Non per curare sé stessa: per prendersi cura degli altri. È una storia che comincia in epoca Covid quella che ha per protagonista una ragazza correggese di ventidue anni.
Per Martina ha tutto inizio in quei mesi che oggi ci sembrano appartenere a un altro tempo. Niente più scuola, niente più amici, niente più sport. Martina e cinque milioni di adolescenti italiani restano chiusi in casa per mesi, senza afferrare realmente col pensiero cosa, al di fuori delle pareti della propria camera, stia accadendo davvero. Le sue giornate, a diciassette anni, sono occupate soltanto da sé stessa: il suo corpo, le sue riflessioni, la sua immagine sullo schermo del cellulare. L’unica finestra rimasta disponibile per vivere il mondo. «In quei mesi, lontani dagli amici e dalla realtà in cui fino a poco prima ero immersa – racconta oggi – ero rinchiusa nella mia mente. Nello stesso periodo ho iniziato una dieta fai da te e da lì è cominciato tutto».
Martina, che nel 2020 frequenta la classe seconda delle scienze applicate al liceo Aldo Moro, rincorre la perfezione. Eccelle in tutto. Pretende da sé stessa il massimo. Anche per quanto riguarda il suo aspetto fisico. Quelle prime restrizioni alimentari, iniziate senza una ragione precisa, di lì a poco si trasformano in una gabbia da cui è difficile trovare uscita. Il cibo per Martina diventa un compagno, amato e odiato, nella sua solitudine. Una dipendenza, un buco nero, un padrone a cui è impossibile opporsi. La sensazione di stringere tra le mani il controllo sulla propria vita è illusorio: «Ho perso molto peso. La preoccupazione negli occhi dei miei genitori e le parole delle persone che mi sono rimaste accanto mi hanno spinta a chiedere aiuto. Nel 2021 mi sono affidata al centro per disturbi alimentari di Correggio. Nel gennaio dell’anno successivo, per me, è arrivata la diagnosi: anoressia nervosa». In quel periodo Martina riduce le ore trascorse in classe. Le mancano le energie, il suo corpo è al limite: se non prende peso, le dicono, dovrà affrontare un ricovero. E così, anche se la forza manca, Martina, appoggiata dalla famiglia e dagli amici pronti a proteggerla, la forza la ritrova. Un passo alla volta. Con alti e bassi il suo percorso contro il disturbo alimentare va avanti, come vanno avanti le cose della vita.
Supera l’esame di maturità, nella stessa scuola che l’aveva sostenuta nel momento più buio. E pensa al futuro. «Infermieristica non era la mia prima scelta. Credo sia stato destino: di questa strada mi sono innamorata sin dai primi tirocini in ospedale» racconta col sorriso nella voce. All’Università di Modena e Reggio Emilia, Martina comincia il suo percorso universitario. A diciassette anni trascorre ore in reparto per lasciarsi curare, a ventidue scrive la tesi di laurea che le permetterà di vivere l’ospedale come infermiera, accanto ai pazienti con professionalità e cuore. Tra i tirocini svolti, uno è in psichiatria. «Mi sono trovata al fianco di ragazze che stavano affrontando lo stesso incubo che ho vissuto io. Le ho accompagnate in un tratto della loro strada, con l’empatia e l’attenzione che avrei voluto io, nei miei momenti più bui. Mi sono sentita riconosciuta e appagata, ho capito che stavo facendo qualcosa di grande quando ho visto che con me accanto riuscivano a mangiare».
Quando indossa il camice quello che sente «è una botta di vita. Come riuscire a respirare». Il sogno di Martina Sclafani però è quello di lavorare in pronto soccorso. Poter intervenire, con le proprie mani, quando la linea tra la vita e la morte si fa sottile. «Sono stata molto vicina alla fine e ho imparato a mie spese il valore dell’esistenza. Per questo so che quello che sto facendo è giusto: questa è la mia strada». In un momento storico in cui i disturbi alimentari sono in costante aumento, Martina porta con sé l’insegnamento più grande, a cui ancora si affida nei momenti più difficili: «Le persone che fanno parte della nostra vita perchè ci amano, non lo scelgono sulla base del nostro aspetto fisico. Un giorno, quello che ricorderemo non sarà un numero sulla bilancia, la pancia piatta o le calorie contenute in un piatto di pasta, ma i momenti e le emozioni vissute al fianco di chi ci vuole bene. La vita non ci aspetta, quindi, viviamo». l © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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