Gazzetta di Modena

L’intervista

«Caldo prolungato, gli alberi sono sotto stress: ma il cedro dei Giardini sta reagendo meglio di tanti altri»

Elisa Pederzoli
«Caldo prolungato, gli alberi sono sotto stress: ma il cedro dei Giardini sta reagendo meglio di tanti altri»

Reggio Emilia: l’intervento di potatura sull’albero secolare. L’agronomo: «Nonostante l’imponenza, è un albero fragile. Guardare ma non toccare»

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Reggio Emilia «Il clima di quest’anno, per la durata del caldo, sta mettendo a dura prova quasi tutte le specie. Tutti gli alberi “antropizzati”, cioè quelli che si trovano in contesti urbani come questo, sono particolarmente esposti e fragili. Questo sta reagendo meglio di altri. Possiamo quindi essere ottimisti». L’agronomo Giovanni Morelli è il direttore tecnico dell’intervento sul cedro del Libano dei Giardini, albero secolare (ha 150 anni) che con i tecnici certificati della ditta Crisoperla su incarico del Comune di Reggio Emilia.

 



Cosa sappiamo di lui?
«È un albero ottocentesco, coevo alla realizzazione del parco. Gli alberi ci parlano molto: non raccontano soltanto il gusto di un’epoca, ma anche determinati elementi simbolici. In questo caso siamo davanti a un cedro del Libano, che probabilmente è uno degli alberi più iconici della cultura occidentale. È legato alla tradizione biblica e quindi è una delle specie più strettamente connesse alle nostre radici culturali. Certamente chi lo piantò non si fermava all’aspetto estetico. Almeno fino alla seconda guerra mondiale, ogni albero piantato rappresentava anche un messaggio culturale per chi lo guardava».
Ci parli del vostro intervento.
«L’albero è oggetto di studi da diversi anni. Si vanno a valutare quella che è la propensione al cedimento e le attività che possono servire al benessere dell’albero. C’è qualche acciacco, ma è normale: stiamo guardando un albero ultrasecolare, ci sono una serie di caratteristiche che fanno parte della sua fisiologia. Quindi senza nessun allarmismo, devono essere controllate e seguite nel tempo. La continuità del monitoraggio è l’aspetto principale del nostro lavoro: bisogna dare costanza agli interventi, che devono essere estremamente graduali, in modo che l’albero possa adeguarsi progressivamente alle azioni con cui cerchiamo di accompagnarlo, contrastando eventuali problematiche. Andremo ad alleggerire il peso di alcune branche che potrebbero presentare dei problemi e provvederemo alla sostituzione di alcuni consolidamenti. Sono state inoltre effettuate delle indagini di stabilità con modalità tomografica. Successivamente si procederà con un trattamento dell'apparato radicale e con la distribuzione di materiale organico, che possa in qualche modo riattivare le funzioni biologiche del suolo. Poi, tra un anno, saremo nuovamente qui per valutare la risposta dell'albero. Il piano di intervento normalmente ha una base quinquennale».
Ci sono comportamenti che dovremmo adottare per tutelare alberi monumentali?

«Guardare e non toccare è la cosa migliore – sottolinea Morelli –. Dovremmo abituarci a riconoscere la fragilità di questi grandi alberi, a dispetto della loro età, delle dimensioni e della loro imponenza, e ricordare che il loro benessere si regge su un equilibrio estremamente delicato». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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