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Dall’inserto Appennino Green

Escursioni in sicurezza: ecco le 7 spiece da evitare sui sentieri dei nostri monti

Escursioni in sicurezza: ecco le 7 spiece da evitare sui sentieri dei nostri monti

Cosa sapere per evitare morsi, punture e ustioni vegetali durante le escursioni

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Quando si cammina tra Alpi, Appennini, colline e boschi, è facile dimenticare una verità essenziale: la natura non è un parco giochi costruito per l’uomo. È un ecosistema complesso nel quale ogni specie occupa il proprio spazio e svolge il proprio ruolo. Molti degli incidenti che avvengono durante escursioni e trekking nascono da comportamenti apparentemente innocui: raccogliere piante sconosciute, avvicinarsi troppo agli animali selvatici, cercare di toccare cuccioli o insetti, spostare pietre senza prestare attenzione a ciò che si nasconde sotto di esse. A mettere in fila questi "pericoli" è la rivista Trekking & Outdoor da cui abbiamo tratto spunto. La regola più semplice resta anche la più efficace: osservare senza intervenire. Guardare, fotografare, ammirare. Ma lasciare che fauna e flora continuino la loro vita senza intrusioni.Tra i pericoli più comuni dei sentieri italiani non figurano orsi, lupi o altri grandi animali. I veri rischi sono spesso creature piccole o piante dall’aspetto innocente che reagiscono soltanto quando si sentono minacciate o vengono toccate accidentalmente. Ecco sette specie che ogni escursionista dovrebbe imparare a riconoscere.

La vipera

Pochi animali suscitano timore quanto la vipera. La sua fama è legata alla capacità di inoculare un veleno potente che, in determinate circostanze, può provocare gravi conseguenze. Nonostante ciò, la vipera è molto meno pericolosa di quanto si creda. Si tratta infatti di un rettile estremamente schivo, che preferisce quasi sempre la fuga allo scontro. Il morso rappresenta l’ultima risorsa difensiva quando si sente intrappolata, calpestata o impossibilitata a scappare. Gli incontri avvengono soprattutto nelle zone soleggiate, tra pietraie, muretti a secco, radure e sentieri poco frequentati. Proprio per questo motivo è consigliabile osservare sempre dove si mettono mani e piedi, soprattutto quando si superano rocce o tronchi. I casi di morso restano relativamente rari, ma richiedono sempre attenzione medica immediata.

La malmignatta

Se l’Italia non ospita grandi quantità di ragni pericolosi, una significativa eccezione esiste: la malmignatta (Latrodectus tredecimguttatus), conosciuta anche come vedova nera mediterranea. Le sue dimensioni sono ridotte, raramente superiori a un centimetro e mezzo, ma il suo veleno è particolarmente potente. Il morso inizialmente può passare quasi inosservato. Il problema nasce nelle ore successive, quando le tossine entrano in circolo causando sintomi come nausea, febbre, dolori muscolari, crampi addominali, mal di testa e generale malessere. La malmignatta vive soprattutto in ambienti caldi, aridi e assolati. Si può incontrare tra rocce, pietre e muretti a secco, specialmente nelle regioni mediterranee. Riconoscerla non è difficile: il corpo nero lucido è decorato da caratteristiche macchie rosse che la rendono una delle specie più facilmente identificabili del panorama italiano.

La zecca

Tra tutte le presenze di questa lista, la zecca è probabilmente quella che causa il maggior numero di problemi sanitari. Di per sé non è aggressiva. Non attacca né insegue l’uomo. Si limita ad aspettare il passaggio di un ospite del quale nutrirsi prelevando una piccola quantità di sangue. Il morso, inoltre, è generalmente indolore.Il vero pericolo è rappresentato dalle malattie che può trasmettere. Attraverso la puntura, infatti, alcune zecche possono veicolare batteri, virus e altri agenti patogeni responsabili di patologie anche gravi. Negli ultimi anni la loro presenza è aumentata sensibilmente in molte aree montane e collinari italiane. Per questo motivo è fondamentale indossare pantaloni lunghi, utilizzare repellenti adeguati e controllare accuratamente il corpo al termine di ogni escursione.La prevenzione resta l’arma più efficace.

Vespe e calabroni

Vespe e calabroni fanno parte della famiglia degli imenotteri e sono ospiti comuni dei sentieri italiani.Nella maggior parte dei casi ignorano completamente la presenza dell’uomo. Il problema nasce quando percepiscono una minaccia nei confronti del proprio nido.Una singola puntura provoca generalmente dolore, rossore e gonfiore localizzato. Per le persone allergiche, però, la situazione può diventare rapidamente seria e richiedere un intervento medico urgente. Il rischio aumenta notevolmente quando viene disturbata un’intera colonia. In questi casi decine o centinaia di individui possono reagire contemporaneamente. Particolare attenzione meritano le cosiddette vespe di terra, che costruiscono i loro nidi nel suolo. Essendo difficili da individuare, è possibile avvicinarsi inconsapevolmente all’entrata e provocare una reazione difensiva collettiva.

La processionaria

A prima vista può sembrare innocua. La sua caratteristica più nota è il movimento in lunghe file ordinate che ricordano una processione religiosa. Dietro quest’aspetto quasi curioso si nasconde però un efficace sistema di difesa. I bruchi della processionaria sono infatti ricoperti da minuscoli peli urticanti che possono staccarsi facilmente e disperdersi nell’ambiente. Il contatto con la pelle provoca arrossamenti intensi e prurito. Se questi peli raggiungono gli occhi possono causare congiuntiviti e infiammazioni particolarmente fastidiose. L’inalazione può irritare le vie respiratorie, mentre l’ingestione provoca infiammazioni delle mucose della bocca e della gola.Per questo motivo non bisogna mai toccare una processionaria né i caratteristici nidi bianchi visibili sui pini durante l’inverno.

L’edera velenosa

Quando si pensa ai pericoli della montagna si immaginano insetti o animali. Eppure alcune piante possono essere altrettanto problematiche. L’edera velenosa sta progressivamente comparendo in alcune aree italiane, soprattutto sotto i 1.500 metri di quota. Cresce tra rocce, pareti e ambienti frequentati non solo dagli escursionisti, ma anche dagli arrampicatori. Il semplice contatto con la pianta può provocare una severa dermatite allergica. Le conseguenze comprendono arrossamenti, gonfiori e grandi vesciche che possono richiedere settimane per guarire. Riconoscerla richiede attenzione. La caratteristica più utile è la disposizione delle foglie, che crescono tipicamente in gruppi di tre. Un dettaglio apparentemente semplice che può evitare giorni di fastidio e cure.

Il panace di Mantegazza

Tra le specie vegetali presenti sul territorio italiano, poche risultano impressionanti quanto il panace di Mantegazza (Heracleum mantegazzianum). Questa pianta, originaria di altre regioni europee e asiatiche, può raggiungere dimensioni notevoli e appare quasi ornamentale. Tuttavia la sua linfa contiene sostanze fotosensibilizzanti estremamente aggressive. Quando entra in contatto con la pelle e viene successivamente esposta alla luce solare, può provocare ustioni severe, bolle, ulcerazioni e lesioni persistenti. I sintomi non compaiono immediatamente ma spesso dopo molte ore. Ancora più grave è il contatto con gli occhi, che può provocare danni permanenti fino alla perdita della vista nei casi più gravi.In Italia è presente soprattutto nel Nord del Paese, dove richiede particolare attenzione da parte di escursionisti e fotografi naturalisti.

La distanza è prevenzione

Vipere, ragni, zecche, insetti e piante urticanti hanno una caratteristica comune: nessuno di loro cerca deliberatamente il contatto con l’uomo. Non siamo una preda e non rappresentiamo una fonte di cibo. Gli incidenti avvengono quasi sempre per una coincidenza sfortunata o per un eccessivo avvicinamento. Camminare nella natura significa accettare questa semplice realtà: siamo ospiti di ambienti che appartengono a molte altre forme di vita. La prudenza non è paura, ma rispetto.l© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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