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La storia

Il carpigiano che gioca a scacchi con Andrea Bocelli: «Ormai è un amico, odia perdere»

di Ginevramaria Bianchi

	La partita a scacchi con Bocelli
La partita a scacchi con Bocelli

Roberto Mogranzini, 43 anni Ceo di UniChess, vive grazie alla scacchiera, organizza eventi e allena: «Leclerc, Dybala, Neri Marcorè e anche il figlio di Ennio Morricone, sempre più vip ci giocano»

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CARPI. Chi avrebbe mai detto che una scacchiera potesse mettere a tavolino Andrea Bocelli, Charles Leclerc e Paulo Dybala? E che dietro quelle 64 caselle si nascondesse un mondo fatto di agonismo, amicizie inattese, e investimenti che possono arrivare fino a 50 mila euro l’anno? Roberto Mogranzini, 43 anni, nato a Carpi, nel mondo degli scacchi ci è entrato quasi per caso, ed è arrivato a farne una professione a tutto campo: “grande maestro”, allenatore, organizzatore, Ceo di UniChess. In tutti questi anni, di aneddoti da raccontare riguardo al settore, ne ha raccolti parecchi. E il più curioso riguarda Bocelli, conosciuto proprio grazie alla sua passione per lo sport. Oggi, i due sono amici e si sfidano davanti alla scacchiera, con il cantante che, racconta Mogranzini, «odia perdere».

Mogranzini, come è nato il suo rapporto con gli scacchi?

«In seconda elementare, quando venne a scuola un insegnante di scacchi. Lì scoccò la scintilla».

Oggi è giocatore, maestro, allenatore e organizzatore. Qual è il suo lavoro principale?

«Oggi ho soprattutto un ruolo manageriale. Amministro UniChess, società nata nel 2018 insieme a Nadia Ottavi, che si occupa di insegnamento, progetti sociali, dell’organizzazione di grandi eventi, e che ha ottenuto importanti riconoscimenti. Sono contento di come ci stiamo muovendo: il settore sta cambiando velocemente».

In che modo?

«Gli scacchi sono diventati “cool” e sempre più giovani si avvicinano al gioco, soprattutto grazie alla tecnologia: molti scoprono gli scacchi attraverso le app sul telefono».

Anche tra vip?

«Certo. Charles Leclerc, per esempio, è un grande appassionato. Anche Dybala. Ogni tanto gioco con Neri Marcorè. E poi c’è il figlio di Ennio Morricone, che ha preso dal padre questa passione e con cui spesso mi ritrovo a giocare. È un ambiente bellissimo, dove spesso nascono rapporti che vanno oltre la scacchiera».

Come con Bocelli?

«Sì. Ci siamo conosciuti sei anni fa. Lui aveva una passione enorme, nata anche attraverso le app del cellulare. E la nostra amicizia è nata giocando. È una persona meravigliosa. Ha una cultura straordinaria e un’intelligenza notevole».

Come si sfida un giocatore non vedente?

«Andrea gioca come tutti gli scacchisti, immaginando le mosse dell’avversario. La sua difficoltà è che non può semplicemente guardare la scacchiera: sente i pezzi dell’avversario, li tasta, gli viene comunicata la mossa, e poi costruisce la posizione nella sua mente».

Che tipo di giocatore è?

«Odia perdere perché è un agonista. Ma quella competitività fa parte del suo carattere e della sua vita in generale: è soprattutto la consapevolezza di poter fare meglio».

Quanto costa diventare un giocatore di alto livello?

«In Italia si può vivere bene di scacchi, anche grazie a una federazione solida. Ma per diventare forti serve un investimento importante. Per una famiglia si può partire da circa 10 mila euro all’anno e arrivare anche a 50 mila se si vuole puntare a formare un top player. Sono cifre paragonabili a quelle necessarie per un giovane golfista o tennista».

Cosa la emoziona ancora oggi del gioco?

«I ragazzi che iniziano a giocare con noi nelle scuole, proprio come è successo a me».

E il sogno nel cassetto?

«Portare sempre più grandi eventi in Italia e sviluppare ChessLab, un nostro progetto che mette insieme scacchi, tecnologia, robotica e intelligenza artificiale. E poi, naturalmente, fare un bell’evento nella mia Carpi».

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