**Germania: Cavo Dragone, 'grave negare esistenza minacce, strumentalizzazioni politiche'**
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Roma, 2 set.(Adnkronos) - "Continuiamo ad assistere a gravi prese di posizione nel negare la pericolosità o addirittura l’esistenza delle minacce e, di conseguenza, nell’osteggiare la oramai inderogabile necessità di investire nella nostra sicurezza. Lascio ai nostri cittadini discernere quanto queste posizioni siano il frutto di analisi onesta di fatti conclamati, o di strumentalizzazioni di varia natura, spesso politiche". Lo dice all'Adnkronos l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, commentando la vicenda del drone esplosivo a Lipsia e delle accuse della Germania (e dell'Europa) alla Russia. La Germania ha comunicato che la Russia è responsabile dell'attacco ibrido a Lipsia del 4 agosto. Guardando alla guerra ibrida russa viene in mente anche Colleferro, dove recentemente c'è stata un'esplosione sulla quale inizialmente è stato ipotizzato un sabotaggio russo. Cavo Dragone dice da tempo che "non siamo in guerra, ma non siamo più in una condizione di pace piena". Quell'equilibrio oggi è più fragile? Per l'ammiraglio "la minaccia si sta evolvendo anche sul piano qualitativo. Il caso di Lipsia, ad esempio, non appare come un’azione estemporanea o improvvisata. Parliamo di materiale di livello militare portato a pochi metri da un aereo, all’interno di un aeroporto di un Paese Alleato. È un salto di qualità evidente, e va letto in sequenza con i droni sul fianco orientale, gli incendi in impianti che producono per l'Ucraina, le interferenze Gps, gli attacchi cyber. Su Colleferro le indagini sono in corso e il Ministro Crosetto è stato chiaro". Ma il fatto che "la domanda sorga ogni volta che salta un deposito in Europa dice molto del clima in cui viviamo. La mia formula la confermo, ma la zona grigia si è ristretta. La Russia sta testando dove sta la soglia. Ma questo rende l’equilibrio più fragile: nelle minacce ibride l’ambiguità è l’arma principale, ma quando gli episodi si moltiplicano e diventano più evidenti, quella stessa ambiguità diventa sempre meno credibile. Ma una questione fondamentale rimane: continuiamo ad assistere a gravi prese di posizione nel negare la pericolosità o addirittura l’esistenza delle minacce e, di conseguenza, nell’osteggiare la oramai inderogabile necessità di investire nella nostra sicurezza. Lascio ai nostri cittadini discernere quanto queste posizioni siano il frutto di analisi onesta di fatti conclamati, o di strumentalizzazioni di varia natura, spesso politiche", aggiunge. Quali sono le difese Nato, europee e nazionali contro questi episodi? Da un punto di vista strettamente militare, se quel drone fosse esploso uccidendo civili o militari in territorio tedesco, il Comitato Militare avrebbe suggerito un passaggio immediato alla risposta aperta? Si parla di nuova normalità, ma qual è il punto di rottura? Secondo l'ammiraglio "la prima linea è in genere nazionale: polizia, intelligence, protezione delle infrastrutture, come è successo in Germania. La Nato lavora parallelamente a livello alleato: intelligence e attribuzione condivise, così che un episodio a Lipsia venga letto insieme a uno in Bulgaria o nel Baltico; squadre di supporto contro l'ibrido su richiesta; e la parte più visibile, come Eastern Sentry, Baltic Sentry, difesa aerea e anti-drone integrata, resilienza delle infrastrutture critiche". "Non entro in scenari ipotetici - continua - soprattutto quando riguardano possibili vittime, perché la decisione finale non spetta al Comitato Militare. Il nostro compito è garantire che, qualunque cosa il Consiglio decida, le opzioni siano già pronte e graduate. Il Consiglio decide sempre sulla base di opzioni e strumenti definiti. Da un punto di vista militare la sintesi è semplice: un attacco fallito resta un attacco. Per questo non amo l’espressione “nuova normalità”: normalizzare questi episodi significherebbe accettarli come parte del paesaggio e, quindi, perdere già una parte della nostra deterrenza". Berlino intanto ha risposto: la deterrenza puramente diplomatica ed economica è ancora sufficiente contro la Russia? Von der Leyen e Rutte hanno detto che non tollereranno attacchi: in quale risposta si tradurrà questa fermezza? "La risposta tedesca è stata rapida e proporzionata", per Cavo Dragone. "Ma la deterrenza è credibile solo quando combina tutti gli strumenti disponibili - politici, economici, informativi e militari - in modo complessivo. Il punto è far capire alla Russia che non può operare sotto soglia contando sull’impunità. Sul piano militare, questo significa rafforzare la presenza alleata nei punti in cui Mosca cerca di esercitare pressione e mantenere la prontezza in ogni dominio. Saranno poi i leader politici a definire in quali misure concrete si tradurrà questa fermezza. Ma la risposta più efficace, la Russia la conosce già: se l’obiettivo di Lipsia era indebolire il sostegno all’Ucraina e dividere gli Alleati, l’effetto è stato esattamente l’opposto", sottolinea. In questi giorni Cavo Dragone è in Canada per la Conferenza dei Capi di Stato Maggiore della Difesa delle nazioni dell’Indo-Pacifico. Giovedì, a Bruxelles, Elbridge Colby ha fatto il punto sulla revisione della presenza militare americana in Europa: gli equilibri con gli Usa stanno cambiando. "Il passaggio del sottosegretario Colby al Consiglio Atlantico è stato un passaggio importante perché ha chiarito il metodo: consultazione con gli Alleati, calendario definito, nessuna decisione presa a priori", dice Cavo Dragone. "Gli equilibri cambiano, ma non nel senso di un’America che lascia l’Europa. Stiamo invece andando verso un’Alleanza in cui Europa e Canada assumono la responsabilità primaria, mentre le capacità americane restano essenziali per la deterrenza e la difesa collettiva. Si tratta di Nato 3.0, un’Europa con Canada più forti in un’Alleanza più forte. E i numeri di Ankara dicono che non è uno slogan. E lo confermo da qui (Victoria, ndr), dove il Canada lo dimostra da un'altra angolazione, quella di un Alleato atlantico e una nazione del Pacifico. Questo ci ricorda che ciò accade nell'Indo-Pacifico pesa direttamente sulla nostra sicurezza. Questi appuntamenti servono proprio a garantire che gli Alleati leggano i due teatri insieme, e che la Nato resti coesa, credibile e pronta".
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