Tatuaggi vietati e gonna obbligatoria nelle cerimonie per poliziotte, Silp Cgil: "E' discriminatorio''
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Roma, 11 set. (Adnkronos) - Il divieto di avere tatuaggi sulle parti visibili del corpo combinato con l'obbligo di indossare la gonna per le poliziotte "è discriminatorio". E' la posizione espressa dal sindacato Italiano Lavoratori di Polizia Cgil che ha già inviato al Dipartimento di Ps una richiesta di revisione del regolamento, firmata dal segretario generale nazionale Pietro Colapietro, che l'Adnkronos ha potuto visionare, in cui si chiede di "riaprire con urgenza il confronto sull’utilizzo della gonna per il personale femminile" alla luce "dell’evoluzione normativa, sociale e culturale intervenuta negli ultimi decenni e, soprattutto, dei principi di parità e non discriminazione che devono necessariamente orientare anche l’organizzazione della Polizia di Stato". Una mossa fatta dal sindacato a una settimana dalle conclusioni dell’avvocata generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Tamara Ćapeta, che si è espressa sul caso di una candidata alla Polizia italiana esclusa "perché aveva un piccolo tatuaggio raffigurante un fiore sul polpaccio sinistro". Secondo l'avvocata, la combinazione tra il divieto di tatuaggi visibili e l’obbligo, per le donne, di indossare una divisa di rappresentanza caratterizzata dalla gonna determina, appunto, una discriminazione fondata sul sesso. Sul caso si dovrà ora pronunciare la Corte Ue. "Sarebbe importante però - dice all'Adnkronos Michela Pascali, segretaria nazionale Silp Cgil, che ha seguito diversi casi del genere - che non si attendesse la pronuncia della Corte per fare una riforma che è ormai necessaria". Intanto nel documento il sindacato di polizia sottolinea come "l’articolo 5 del dm 4 ottobre 2005 richiama il dovere dell’operatore di indossare la divisa con proprietà, dignità e decoro, mantenendola pulita e in perfetto stato. L’imposizione di un determinato capo di vestiario sulla base del genere nulla ha a che vedere con il decoro, la dignità e l’autorevolezza dell’uniforme. Le disposizioni sul vestiario hanno già riconosciuto, per il personale femminile, la sostanziale equivalenza tra gonna e pantalone, consentendo l’utilizzo dei pantaloni nei servizi ordinari e nelle attività operative. Nell’ambito del vestiario formale e di rappresentanza, ancora oggi, specifiche disposizioni e ordini di servizio possono disciplinarne l’utilizzo. Un evento tra tutti quello del giuramento al termine dei corsi formativi per l’immissione in ruolo. È proprio questa distinzione che oggi deve essere definitivamente aggiornata. Una regola che non può diventare un ostacolo all’accesso alla professione". La Direttiva 2006/54/Ce - ci tiene a ricordare il Silp Cgil - vieta infatti le discriminazioni fondate sul sesso nell’accesso all’occupazione e ammette differenze di trattamento soltanto quando una determinata caratteristica costituisca un requisito essenziale e determinante per l’attività lavorativa e il requisito sia proporzionato rispetto a un obiettivo legittimo. "L’avvocata generale, nel sottolineare che le cerimonie rappresentano soltanto una parte limitata dell’attività di polizia, che le operatrici già utilizzano i pantaloni nell’uniforme operativa e che può essere consentito loro di indossarli anche durante una cerimonia", conferma il sostegno che il Silp Cgil ha dato "in questi anni alle colleghe che, per il giuramento, hanno richiesto di indossare i pantaloni. Istanze non sempre accolte favorevolmente, proprio a causa dell’anacronismo delle regole. Da anni il nostro sindacato rivendica il superamento di regolamenti, prassi e modelli organizzativi che non rispondono più alla realtà della Polizia di Stato contemporanea". "Da questo punto di vista stiamo tornando indietro - sottolinea ancora Michela Pascali del Silp Cgil - Circa sei anni fa, avevamo ottenuto che ogni volta ci fosse stato un giuramento le donne, che avessero voluto fare richiesta per motivi personali di fare il giuramento in pantaloni, sarebbero state accontentate. E in effetti così è stato. L'estate scorsa però le ispettore si sono organizzate in gruppo, erano circa un centinaio, hanno raccolto le firme e con una domanda congiunta hanno chiesto di poter fare il giuramento in pantaloni. La risposta è stata negativa. Io mi sono mossa per chiedere spiegazioni e mi è stato detto che il problema era la domanda cumulativa. Per questo ho suggerito alle ragazze di fare una domanda personale. Quasi tutte lo hanno fatto. Mentre alle allieve agenti che nel frattempo giuravano è stato detto di sì perché in ogni scuola ce n'erano due o tre, alle ispettore, che erano tante, è stato detto di no, e in particolare ricordo il caso di Nettuno, dove c'era il flusso maggiore. Si tratta di una cosa grave, un'ostinazione anacronistica, mentre bisogna distinguere ciò che è decoro e ciò che invece è una questione meramente estetica, cioè che non ha a che vedere col decoro, non ha a che vedere con l'uniformità, perché l'uniformità avrebbe voluto, visto che gli uomini sono tantissimi e le donne erano ovviamente in un numero infinitesimamente minore, che ci fosse più uniformità se avessero giurato tutti in pantaloni". "Abbiamo sempre sostenuto che l’autorevolezza della divisa deriva da chi la indossa, dalla professionalità, dalla competenza, dalla correttezza e dalla qualità del servizio reso alla cittadinanza, non dalla riproposizione automatica di consuetudini prive di una concreta necessità operativa - si sottolinea poi nel documento del Silp Cigl firmato da Colapietro - Una Polizia moderna non può continuare a utilizzare la tradizione come giustificazione per mantenere differenze di trattamento che non trovano una reale necessità funzionale. La divisa deve garantire uniformità, riconoscibilità e decoro, ma deve contemporaneamente rispettare professionalità, dignità, parità di genere e libertà di scelta compatibili con le esigenze del servizio". "Rispetto al tema dei tatuaggi, peraltro, l’attuale impostazione determina una evidente asimmetria - si sottolinea ancora nel documento - da un lato, la presenza di tatuaggi in determinate parti visibili del corpo può essere causa di esclusione o di inidoneità nelle procedure concorsuali; dall’altro, una volta instaurato il rapporto di lavoro, tatuaggi precedentemente considerati incompatibili con l’appartenenza alla Polizia di Stato risultano, nella prassi, ampiamente tollerati. Non può un elemento estetico, laddove non contenga riferimenti offensivi, discriminatori, criminali o comunque incompatibili con i valori e il decoro dell’Istituzione, determinare l’esclusione di una candidata o di un candidato senza che lo stesso elemento costituisca poi un concreto impedimento allo svolgimento del servizio". "Per queste ragioni", il Silp Cgil chiede "la revisione delle disposizioni relative all’utilizzo della gonna da parte del personale femminile, riconoscendo pienamente la possibilità di utilizzare il pantalone d’ordinanza anche nei servizi formali e di rappresentanza; che nessuna lavoratrice possa essere esclusa da un concorso, da un percorso professionale o da un impiego per il solo effetto combinato di una disposizione sull’uniforme e di una norma relativa ai tatuaggi, quando il tatuaggio possa essere coperto mediante l’utilizzo del pantalone d’ordinanza; l’emanazione di disposizioni uniformi a livello nazionale, evitando che l’applicazione delle regole sull’abbigliamento possa variare arbitrariamente tra uffici e territori; una verifica complessiva delle disposizioni sul vestiario, affinché siano coerenti con i principi di parità di trattamento, proporzionalità, non discriminazione e adeguatezza dell’organizzazione del servizio; l’apertura di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali per una revisione organica della materia; avviare un confronto finalizzato alla revisione delle disposizioni sui tatuaggi distinguendo tra decoro istituzionale e conformità estetica. La questione della gonna rappresenta, in realtà, soltanto la manifestazione più evidente di un problema molto più ampio. La legge n. 121/1981 prevede che il regolamento di servizio venga emanato sentiti i sindacati di polizia maggiormente rappresentativi". Il Silp Cgil chiede pertanto al Dipartimento "di aprire finalmente una trattativa organica per la revisione e l’aggiornamento dei Dpr 737/1981 e 782/1985, superando definitivamente disposizioni e impostazioni ormai anacronistiche e costruendo un quadro regolamentare coerente con l’attuale contesto storico. Il rispetto della dignità professionale del personale non può essere relegata a enunciati di principio o a lavori di commissioni di cui il personale e le rappresentanze sindacali non conoscono gli sviluppi. Serve un percorso trasparente, partecipato e verificabile, capace di tradurre finalmente le dichiarazioni di principio in regole nuove. Chiediamo dignità, professionalità, parità e autorevolezza per tutte le donne e tutti gli uomini che quella divisa la indossano ogni giorno".
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