Gazzetta di Modena

Il caso

Da discoteca a discarica abusiva: al Kiwi ballano topi e degrado

Nicolò Dorati
Da discoteca a discarica abusiva: al Kiwi ballano topi e degrado

La struttura abbandonata di Piumazzo è ancora disseminata di rifiuti. Non c’è nessun acquirente per l’area, mentre aumentano il degrado e gli abbandoni

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CASTELFRANCO. Un tempo era il fulcro della movida modenese, capace di ospitare artisti del calibro di Vasco Rossi, Francesco Guccini e Lucio Dalla, oggi invece è diventato una discarica a cielo aperto: rottami, sacchi di immondizia ed elettrodomestici abbandonati. È la triste storia del Kiwi Cathedral di Piumazzo, un tempo tra le più celebri discoteche del territorio, oggi un edificio abbandonato al centro del dibattito politico e popolare. Dalle stelle alle stalle, come si suol dire.

La situazione

A raccontare il passato glorioso di quello che per decenni è stato un punto di riferimento per la musica e il divertimento modenese, oggi, sono soprattutto i ricordi. Quello che resta davvero, invece, è un grande capannone di circa 4mila metri quadrati, chiuso dal 2012 e ormai da anni alle prese con degrado e abbandono. Attorno e all’interno della struttura si sono accumulati nel tempo rifiuti e materiali di ogni genere, fino a trasformare l’area in una vera e propria discarica abusiva.

Il precedente

Una situazione che non è nuova e che, nel corso degli anni, ha sollevato più volte l’attenzione di residenti e amministrazione comunale. Un caso esploso già nel luglio 2024, quando un incendio aveva interessato proprio l’area dell’ex discoteca. Le fiamme erano divampate nella zona della pista da ballo, dove si erano accumulati rifiuti e masserizie. Pneumatici, plastiche e altri materiali erano finiti bruciati, mentre era scattata anche la preoccupazione per l’eventuale presenza di materiali pericolosi. Un evento che impegnò per diverse ore i vigili del fuoco.

Fu proprio quell’incendio a riportare sotto i riflettori le condizioni del locale notturno abbandonato, caduto da anni in una situazione di tremendo degrado. Per l’occasione venne annunciato un intervento di bonifica e messa in sicurezza dell’area, reso possibile grazie alla procedura di liquidazione giudiziale che aveva portato alla nomina del curatore. Il piano prevedeva la pulizia degli spazi esterni, lo smaltimento dei rifiuti e la chiusura degli accessi alla struttura, con l’obiettivo di impedire nuove intrusioni e ulteriori episodi controversi.

A distanza di tempo, però, il problema sembra tutt’altro che risolto e il tema della sicurezza resta centralissimo nel dibattito pubblico. Una struttura abbandonata, con materiali e rifiuti depositati abusivamente e facilmente accessibile, rappresenta senza dubbio un problema che supera il semplice degrado estetico.

L’asta

Il futuro del Kiwi, intanto, rimane ancora tutto da scrivere. Dopo la chiusura di oltre un decennio fa, l’area è finita al centro di una lunga procedura giudiziaria e negli ultimi anni è stata più volte messa all’asta in cerca di un acquirente. Una ricerca che, almeno per il momento, non ha raccolto i risultati sperati. La base d’asta è progressivamente scesa: dagli 1,5 milioni di euro iniziali si è arrivati, nell’ultima gara, a 500mila euro, a fronte di costi di bonifica e messa in sicurezza stimati in circa 50mila euro. Numeri che raccontano anche la difficoltà di dare una nuova vita a un luogo che, per decenni, quella vita l’ha avuta vissuta eccome.

Inaugurato alla fine del 1970, il Kiwi Cathedral arrivò a ospitare fino a 3.500 persone e sul palco passarono alcuni dei nomi più importanti della musica italiana e internazionale. Da Adriano Celentano - che proprio a Piumazzo girò alcune scene di “Bingo Bongo” - fino a Barry White, Julio Iglesias, Fabrizio De André, Antonello Venditti, Patty Pravo, gli 883 e tanti altri ancora. 

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