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Calcio Serie C

Sipos, intervista a tutto campo al bomber della Reggiana: i gol, la Nazionale, Henry e quella speciale esultanza

Wainer Magnani
Sipos, intervista a tutto campo al bomber della Reggiana: i gol, la Nazionale, Henry e quella speciale esultanza

Sette reti nelle prime sei giornate e tanta voglia di fare bene: «Sento di essere arrivato nel momento migliore»

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Reggio Emilia Sette reti nelle prime sei giornate, una Reggiana protagonista e tanta voglia di continuare a stupire. Leon Sipos si sta prendendo la scena in granata, ma mantiene i piedi ben saldi a terra. Il centravanti croato parla del suo momento, delle ambizioni personali, della nazionale, del rapporto con i compagni e della vita fuori dal campo.

Che sensazioni le lascia questo avvio travolgente?

«Sono contento, ma prima di tutto per la squadra. Abbiamo un gruppo molto forte. Abbiamo lasciato per strada qualche punto, però dobbiamo continuare così, correggere gli errori e fare un grande campionato. Il discorso personale viene dopo».

Quali sono i complimenti che le hanno fatto più piacere?

«A Lecco ho lasciato ottimi rapporti. Mi hanno scritto in tanti e questo mi ha fatto davvero piacere».

Tra i sogni c'è anche la nazionale croata?

«Certo. Arrivare al massimo livello, anche con la nazionale, è un'ambizione. Spero di riuscirci. Però penso giorno dopo giorno: fare bene questa stagione e continuare a migliorare».

Ha già segnato in tanti modi diversi. Dove può ancora crescere?

«In tutto. Sono un perfezionista. Devo migliorare in ogni aspetto del gioco, soprattutto nella sintonia con i compagni. Siamo insieme da poco più di un mese e mezzo e ci sono ancora situazioni in cui possiamo capirci meglio. C'è tanta crescita possibile».

È esploso a 27 anni. Che cosa è mancato prima?

«La mia carriera non è stata lineare. In Lettonia non mi sono trovato bene e alcuni prestiti non hanno aiutato. Mi è servito tempo per ritrovare la strada giusta. Ora sento di essere arrivato nel momento migliore».

È anche un rigorista?

«A Lecco ero io a calciarli. Qui sono a disposizione della squadra. Portanova li tira molto bene, ma se ci sarà bisogno ci sono anch'io».

Qual è il gol più bello tra i sette segnati finora?

«Direi entrambi quelli realizzati a Pesaro. In particolare il colpo di testa: è una rete da vero attaccante e mi piace quando riesco a inserirmi bene sui traversoni».

È vero che in estate era vicino al Perugia? «Personalmente non ho mai saputo della possibilità di andare al Perugia».

Perché ha scelto la Reggiana?

«Perché Reggio Emilia è una piazza importante, con una grande storia tra Serie A, Serie B e la vittoria della Serie C. Sono molto contento della scelta che ho fatto e di come è iniziata questa avventura».

A quanti gol vuole arrivare?

«Vorrei migliorare il bottino dello scorso anno a Lecco, quando ho segnato tredici reti. Spero di continuare così. La squadra ha un buon rendimento e questo mi aiuta anche negli obiettivi personali da raggiungere».

È consapevole che basterebbero due partite senza segnare per sentir dire che si è bloccato?

«Allora spero di fare gol già questa settimana (ride, ndr)».

Da chi prende ispirazione?

«Da bambino seguivo Petkovic, perché giocava nella Dinamo Zagabria. Crescendo ho iniziato ad apprezzare gli attaccanti moderni come Kane e Dembélé: segnano tanto ma aiutano anche la squadra in tutte le fasi».

Fuori dal campo che tipo è?

«Molto tranquillo. Mi piace stare con mia moglie, fare passeggiate, bere un caffè o trascorrere del tempo con gli amici giocando a qualche gioco da tavolo».

Altri sport?

«Ogni tanto basket o bowling, ma senza esagerare».

Il talento degli sportivi croati è frutto del lavoro o della natura?

«Credo che siamo naturalmente molto atletici in tanti sport. Poi servono lavoro e sacrificio».

Si sente solo là davanti?

«Assolutamente no. Per tanti anni ho giocato nel 4-3-3 e sono a disposizione del mister Tesser. Se Girma viene dentro al campo crea spazi diversi, con Rover cambia qualcosa perché attacca più la profondità. Io cerco di fare quello che serve alla squadra e ciò che mi chiede il tecnico Tesser». Come immagina il suo futuro tandem con Henry?

«Molto bene. Henry è un giocatore forte, ha giocato in Serie A. Spero torni il prima possibile, poi vedremo come giocheremo insieme. Sono curioso».

Da dove nasce la sua celebre esultanza con il binocolo?

«È dedicata a mia moglie. Mi segue sempre in tribuna e in quel modo le faccio sapere che l'ho vista».

Quando è nato il suo amore per il calcio?

«Avevo cinque anni. Partecipai a un torneo e tornai a casa con un piccolo trofeo. A sei anni ho cominciato ad allenarmi».

Chi l'ha scoperta?

«Devo tutto ai miei genitori. Mi hanno sempre accompagnato agli allenamenti e sostenuto in ogni momento».

Da ragazzo, aveva mai sentito parlare della Reggiana?

«A dire la verità seguivo soprattutto la Premier League. Mio padre era milanista e guardavo molto il Milan». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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