Gazzetta di Modena

Il cantiere delle polemiche

Bosco Ospizio, 13 attivisti denunciati e quattro fogli di via dopo l’invasione

Nicolò Valli
Bosco Ospizio, 13 attivisti denunciati e quattro fogli di via dopo l’invasione

Reggio Emilia: erano saliti sulla ruspa e avevano provato a bloccare i lavori

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Reggio Emilia Sono entrati in diciassette, invadendo il cantiere che per diverse settimane hanno provato a bloccare e che invece è entrato nel vivo, salendo sulle ruspe e sdraiandosi sulla benna. Un’azione prontamente contenuta dalla polizia ma plateale nella sua esecuzione e documentata dagli stessi manifestanti attraverso foto e video. Al Bosco di Ospizio la tensione è alta e non accenna a diminuire: dopo l’avvio dei lavori partiti nella mattinata di mercoledì. Alla fine sono state formalizzati 17 provvedimenti: sono tredici i denunciati, a cui si affiancano quattro fogli di via per manifestanti residenti a Parma, Milano e Verona, appartenenti al gruppo ambientalista Extinction Rebellion: uno non potrà tornare a Reggio per tre anni, gli altri tre per una durata di due anni. Uno dei responsabili, inoltre, rientra tra i sette segnalati alla Procura 24 ore prima per violazione dello spazio privato: il numero dei denunciati, dunque, è salito.


Il resoconto
Ieri erano da poco passate le 7 quando, lungo via Emilia Ospizio, tra striscioni e cartelli di protesta, il gruppo di attivisti del Bosco Ospizio ha oltrepassato le barriere entrando senza autorizzazioni nel cuore dell’area in cui sorgerà il nuovo progetto nel quartiere, tra supermercato Conad, biblioteca, Casa della Comunità e tanti altri servizi. Poco dopo l’alba, 17 persone si sono introdotte nell’area verde dove è in corso il cantiere. Secondo quanto raccolto, si è trattato di un’azione totalmente spontanea e non dichiarata dall’Assemblea della sera prima. Qualcuno è entrato e gli altri, a ruota, l’hanno seguito, esprimendo tutta la propria contrarietà a questo progetto. Una volta all’interno del cantiere, tra arbusti e alberi caduti, qualcuno di loro si è sdraiato sulla benna della ruspa, mentre in quattro si sono arrampicati sulla parte alta di un mezzo della ditta Benassi. Subito sono entrati gli agenti della polizia di Stato che da mercoledì stanno presidiando l’area: tutti hanno fatto resistenza passiva, anche se gli agenti hanno dovuto rimuoverli con la forza per portarli all’esterno dell’area recintata, non trovando collaborazione. Per i quattro manifestanti sulla ruspa, invece, è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco, considerata la complessità dell’intervento. Tutti i 17 manifestanti sono stati comunque portati all’esterno dell’area del cantiere, consentendo l’avvio della seconda giornata di lavoro: tredici di loro sono stati portati rapidamente in questura per l’identificazione, mentre i quattro saliti sulla ruspa sono stati trattenuti dalle forze dell’ordine in via Primo Maggio. Sono stati momenti di forte tensione anche se non si sono registrati scontri: l’obiettivo degli attivisti, infatti, era bloccare il cantiere e, soprattutto, ottenere visibilità in nome di questa battaglia che ha oltrepassato i confini provinciali.

Il blocco della via Emilia
L’azione dei manifestanti non si è esaurita perché anche quel tratto della via Emilia è stato bloccato, costringendo la polizia locale a deviare il traffico in un orario di punta, tra scuole e inizio della giornata lavorativa. Col passare delle ore la situazione è lentamente tornata alla normalità, anche se molte persone si sono radunate all’esterno per solidarietà. Uomini, donne, ragazzi e anziani, che da inizio agosto hanno stretto amicizia e creato rapporti in nome dell’ambientalismo hanno seguito tra fessure e salendo sulle sedie l’avanzare dei lavori, tra lacrime e dispiacere. All’interno del cantiere è invece stato fatto entrare Ivano Chiapponi del Rifugio Matildico, con l’obiettivo di mettere in salvaguardia gli animali o, come ha sentenziato qualche manifestante, «fare la conta dei morti». «Non è stato nulla di programmato, avevamo l’obiettivo di bloccare i lavori – ci spiega Matteo, uno dei 17 denunciati –. Per noi è stato un colpo al cuore vedere gli alberi caduti». Attilia Notari è invece entrata mercoledì: «Lavoriamo da anni per proteggere questo bosco, abbiamo visto che l’unico modo per fermare i lavori era usare i nostri corpi e così è stato, i percorsi legali per ora non sono serviti. Eravamo consapevoli della denuncia di invasione di terreno privato». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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