Gazzetta di Modena

Crisi energetica sul tavolo dell'Eurogruppo, cosa chiede l'Italia

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Bruxelles, 7 ott. (Adnkronos) - I ministri delle Finanze dell'Eurozona e dell'Unione europea si riuniscono oggi giovedì 8 ottobre e domani, venerdì 9, a Lussemburgo per l'Eurogruppo/Ecofin di ottobre, appuntamento in genere piuttosto 'carico' perché cade nel pieno delle trattative per i documenti programmatici di bilancio, le leggi Finanziarie dei Paesi membri. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il premier greco Kyriakos Mitsotakis hanno entrambi scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere maggiore flessibilità di bilancio, per tamponare la crisi energetica innescata dalla prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz. Il tema sarà sicuramente sul tavolo dell'Eurogruppo. L'Ecofin dovrebbe trattare, durante la colazione, della possibilità di tassare i cosiddetti extraprofitti delle società attive nell'energia, ha indicato un alto funzionario Ue, escludendo che il tema della flessibilità possa essere direttamente trattato nel corso del Consiglio, ma prevedendo che approderà direttamente sul tavolo dei leader, nel Consiglio Europeo della prossima settimana. Fonti del Mef hanno precisato che il tema sarà eccome all'attenzione dei ministri, anche perché Giancarlo Giorgetti è determinato a parlarne. In ogni caso, ne discuteranno i ministri dell'Eurozona, anche se non sono previste "conclusioni operative", perché "in questa fase spetta alla Commissione farsi un'idea" sulla materia. Nell'Eurogruppo "i ministri diranno cosa ne pensano, sicuramente questo argomento verrà posto", ha previsto l'alto funzionario, dato che "quasi ogni Paese membro ha adottato delle misure" per tamponare l'impennata dei prezzi dell'energia provocata dalla chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz. Inoltre, ha osservato, "tutti comprendono le implicazioni per la politica interna" che ha l'esplosione dei prezzi del gasolio, "la forza motrice della nostra economia industriale". Sulla sostanza delle richieste avanzate dall'Italia, comunque, a Bruxelles si rileva una certa prudenza. Anzitutto, una questione di carattere generale: è "chiaro" a tutti, ha osservato la fonte, quali siano le "pressioni politiche" in gioco. Tuttavia, la questione di come conciliarle con il quadro di riferimento fiscale è "più complessa di quanto si creda comunemente". La questione, ha osservato l'alto funzionario, è abbastanza lineare: bisogna chiedersi "fino a che punto" vogliamo modificare il quadro delle regole fiscali, concordato nella sua versione riformata alla fine del 2023 all'unanimità (ma la Germania usò tutta la sua forza, lasciando un'impronta netta sull'impianto della riforma del patto di stabilità, ndr), in risposta "ad ogni singolo choc che si presenta". Per quanto tempo, si è chiesto retoricamente, il quadro regolatorio "può mantenere la sua credibilità" se, nei fatti, "si rivela flessibile in ogni occasione concreta?". Il quadro Ue delle regole di bilancio, va ricordato, "aiuta" gli Stati membri, perché contribuisce a calmierare i rendimenti dei titoli di Stato. Quindi, indebolirlo comporterebbe sicuramente un "costo" per gli Stati membri, specie per quelli più esposti agli umori dei mercati obbligazionari. C'è poi, ha continuato, il problema della "coerenza interna", poiché un "piccolo aggiustamento" comporta spesso conseguenze di vario genere, che potrebbero "non essere gradite a chi lo ha richiesto". È dunque necessario "comprendere appieno" gli effetti complessivi, prima di "prendere posizione". La fonte si aspetta, quindi, che questi aspetti "siano parte integrante del dibattito" tra i ministri. E' prevedibile che i nordici, solitamente poco inclini ad accogliere le richieste di flessibilità che periodicamente arrivano dai Paesi del fianco meridionale, si opporranno esplicitamente a modifiche del patto. Per quanto riguarda l'auspicato uso delle maggiori entrate erariali derivanti dal caro carburanti per tamponare la crisi, anche qui la fonte è molto cauta. Se decidessimo, ragiona, che le entrate Iva aggiuntive derivanti dall'aumento dei prezzi del petrolio possono essere utilizzate per "misure discrezionali" nel quadro delle regole fiscali, si tratterebbe di un "approccio simmetrico?". In altre parole, quando in futuro i prezzi del petrolio dovessero scendere e le entrate Iva diminuire, "ci aspetteremmo che i Paesi individuassero risparmi discrezionali di pari entità? Sarebbero disposti a farlo? Oppure vogliamo rendere il sistema asimmetrico?". Forse "la risposta è sì, non lo so; tuttavia, è un dibattito che va affrontato prima di apportare qualsiasi modifica", sottolinea. Il ragionamento è simile per quanto riguarda un'altra delle argomentazioni avanzate da Giorgia Meloni nella lettera a von der Leyen, cioè il fatto che il percorso concordato per la crescita della spesa era basato su stime relative all'inflazione molto più basse dei tassi che si riscontrano oggi, sotto la spinta dei rincari dei carburanti, anche se non si vedono ancora a livello di Eurozona forti "effetti secondari", cioè un contagio generalizzato del caro energia, secondo la fonte. Si tratta di un problema effettivo, anche perché il controllo dell'inflazione sfugge al controllo dei governi. Per la fonte, tuttavia, è necessario "comprendere" come un cambiamento del genere opererebbe, non solo in questo contesto specifico, ma "in ogni possibile scenario". E, aggiunge, "non credo che questa analisi sia ancora stata completata", quindi "preferisco non esprimere opinioni in merito". Ora non spetta all'Eurogruppo, bensì "alla Commissione" analizzare la situazione e, "sulla base" della valutazione della Commissione, spetterà "all'Unione trarre le conclusioni". Tuttavia, l'alto funzionario ha tenuto a ribadire un concetto "fondamentale": prima di apportare "qualsiasi modifica", ha rimarcato, dobbiamo avere la "certezza" che porterà a un "miglioramento tangibile". Ogni cambiamento, infatti, comporta "un costo", poiché rischia di "scalfire la credibilità della stabilità del quadro di riferimento". È dunque "prematuro" pronunciarsi nel merito della questione, ma è comunque "opportuno" procedere con "cautela", ha concluso. Dunque la richiesta di flessibilità avanzata da Italia e Grecia, che verosimilmente non dovrebbe trovare contrari altri grandi Paesi come Francia e Spagna, appare difficile da accomodare sul piano di una riforma delle regole del patto di stabilità, appena riformate. Spetterà alla Commissione valutarla, e il Consiglio si esprimerà di conseguenza. Per il resto, l'Eurogruppo in formato ristretto (solo ministri dell'area euro) avrà uno scambio di vedute sull'andamento del cambio, con la moneta unica che si è indebolito rispetto al dollaro, sulla base di spunti della Commissione e della Bce. Partirà poi il processo per sostituire Isabel Schnabel nell'esecutivo della Bce: i ministri saranno invitati a presentare candidature, dopodiché la materia tornerà sul tavolo nell'Eurogruppo di novembre. E' "l'inizio del processo" di selezione del successore di Schnabel, ha spiegato un alto funzionario Ue. In formato "inclusivo", cioè a 27, i ministri tratteranno dell'Unione dei risparmi e degli investimenti, dell'efficienza delle finanze pubbliche e, per l'appunto, dell'impatto dell'andamento dei mercati energetici sull'economia dell'area euro. L'agenda dell'Ecofin, che si riunirà venerdì, è piuttosto piena: i ministri saranno chiamati a concordare la posizione negoziale del Consiglio sul pacchetto legislativo sull'integrazione dei mercati e della vigilanza, un pilastro importante dell'Unione dei risparmi e degli investimenti, rebranding dell'Unione bancaria e dell'Unione dei mercati dei capitali, entrambe al palo da anni. Discuteranno anche della competitività del settore bancario, dell'impatto economico dell'aggressione russa all'Ucraina, dell'attuazione della Rrf, cuore di Next Generation Eu, e del semestre europeo 2026. Dovranno poi approvare il piano a medio termine della Repubblica Ceca per il 2027-30, "chiarire la flessibilità consentita dalla clausola nazionale di salvaguardia" e autorizzare l'estensione dell'applicazione della Nec anche all'energia per la Grecia. Ci sono in agenda anche altri argomenti, come la revisione della lista dei paradisi fiscali (giurisdizioni non cooperanti ai fini fiscali nel gergo comunitario) e la finanza climatica, in vista della Cop 31 che si terrà ad Antalya, in Turchia, il mese prossimo.

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