Welfare, Italia a due velocità: un patto nazionale per ridurre le disuguaglianze
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Roma, 13 ott. (Adnkronos) - In Italia il welfare continua a viaggiare a due velocità. Da una parte le grandi imprese, capaci di offrire sistemi di protezione sempre più articolati; dall’altra le aziende di minori dimensioni, dove l’accesso alle tutele è più limitato. Una distanza che non riguarda soltanto i benefit disponibili, ma le opportunità concrete delle persone di affrontare i bisogni familiari, proteggere la propria salute e costruire una maggiore sicurezza economica per il futuro. È il Welfare Gap, la disuguaglianza nell’accesso alle protezioni che l’Osservatorio Italian Welfare pone al centro del Global Welfare Summit 2026, giunto alla terza edizione e in programma oggi a Villa Miani, a Roma, alla presenza di oltre 600 partecipanti. Per affrontare questo divario, l’Osservatorio propone l’avvio di un Patto nazionale per la riduzione del Welfare Gap, coinvolgendo grandi imprese, filiere produttive, parti sociali, investitori e istituzioni. I dati dell’Osservatorio evidenziano differenze significative tra imprese di dimensioni diverse. I servizi per la genitorialità sono presenti nel 9% delle aziende con meno di 250 dipendenti, contro il 56% delle imprese con almeno 1.000 lavoratori. Il divario emerge anche nel sostegno a chi assiste un familiare non autosufficiente: i servizi di caregiving sono presenti nel 15% delle aziende più piccole, contro il 48% delle grandi. "Il Welfare Gap è un indice che esprime le differenze nelle opportunità di vita delle persone - afferma Stefano Castrignanò, presidente dell’Osservatorio Italian Welfare - Diventare genitori, assistere un familiare o affrontare una situazione di fragilità sono bisogni che accomunano tutti i lavoratori. Non possiamo accettare che la possibilità di ricevere un sostegno adeguato dipenda dalle dimensioni dell’azienda in cui si lavora". Parlando di sanità, il Welfare Gap non riguarda soltanto l’accesso ai servizi durante la vita lavorativa, ma anche la possibilità di mantenere le protezioni dopo il pensionamento. Secondo i dati dell’Osservatorio, la possibilità di conservare la copertura sanitaria integrativa dopo il pensionamento è prevista nel 27% delle aziende con meno di 250 dipendenti, nel 35% di quelle tra 250 e 999 e nel 47% delle imprese con almeno 1.000 lavoratori. Il dato evidenzia una questione fondamentale: le tutele non dovrebbero interrompersi proprio quando, con l’avanzare dell’età, i bisogni sanitari e assistenziali possono aumentare. Ridurre il Welfare Gap significa, da un lato ampliare l’accesso al welfare, dall’altro garantire maggiore continuità alle protezioni lungo tutto l’arco della vita. La distanza emerge anche nella previdenza complementare. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio, il tasso di adesione dei lavoratori alla previdenza complementare è pari al 46% nelle aziende con meno di 250 dipendenti, sale al 52,2% in quelle tra 250 e 999 e raggiunge il 73,5% nelle imprese con almeno 1.000 lavoratori. Anche le iniziative aziendali di educazione e pianificazione previdenziale seguono la stessa progressione: 13,2% nelle imprese più piccole, 34,7% in quelle intermedie e 56,8% nelle grandi. Diventa quindi cruciale disporre delle informazioni e degli strumenti necessari per costruire una maggiore sicurezza economica nel lungo periodo. "La previdenza complementare - sottolinea Castrignanò - è uno degli ambiti in cui il Welfare Gap rischia di produrre le conseguenze più profonde, perché le differenze di oggi possono riflettersi sulle pensioni di domani. Il problema non è soltanto quanti lavoratori aderiscono a un fondo pensione, ma quanti vengono messi nelle condizioni di comprendere le proprie prospettive previdenziali e compiere scelte consapevoli. L’educazione previdenziale deve diventare una componente essenziale del welfare, accessibile anche a chi lavora nelle imprese meno strutturate”. Per l’Osservatorio Italian Welfare, superare queste disuguaglianze richiede un cambiamento di prospettiva. Oltre a valorizzare le esperienze di eccellenza, occorre creare le condizioni affinché le tutele e le opportunità di welfare possano raggiungere anche i lavoratori delle imprese di minori dimensioni, che spesso dispongono di risorse economiche e organizzative più limitate. È questo l’obiettivo del Patto nazionale per la riduzione del Welfare Gap proposto al Global Welfare Summit: promuovere una collaborazione tra imprese, parti sociali, investitori e istituzioni per rafforzare il welfare contrattuale, sviluppare soluzioni condivise e rendere più accessibili e continuative le protezioni. “Con il Patto nazionale per la riduzione del Welfare Gap vogliamo trasformare questa sfida in un impegno concreto e condiviso - spiega il presidente dell’Osservatorio Italian Welfare -Le imprese, le parti sociali, gli investitori e le istituzioni possono contribuire, ciascuno con il proprio ruolo, a costruire un sistema di welfare più inclusivo e sostenibile. Le grandi aziende possono svolgere una funzione importante anche attraverso le proprie filiere, favorendo la diffusione delle tutele nelle realtà produttive di minori dimensioni. È il momento di unire le forze per ridurre le distanze e fare del welfare un’opportunità per tutti".
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