Otto delitti, otto gialli modenesi da oggi nel podcast della Gazzetta
È l’ultimo lavoro firmato dal giornalista Stefano Totaro, scomparso un anno fa. La prima puntata sull’omicidio di Achiropita “Tina” Mascatro, uccisa nel 2007
MODENA. Ci sono crimini che a distanza di anni restano avvolti nel mistero, storie sulle quali pesano interrogativi ai quali nessuno ha dato risposta. Sono delitti insoluti, qualcuno dimenticato, altri che hanno segnato la cronaca e la memoria modenese. A questi “cold case” la Gazzetta dedica un podcast in otto puntate che non sono solo racconti di cronaca nera. Sono l’eredità professionale che ha lasciato Stefano Totaro, il giornalista scomparso un anno fa. È il suo ultimo lavoro che così, come tanti suoi articoli, gli sopravvive nel mondo digitale e testimonia una passione, quella di raccontare ed emozionare, che lo ha sempre accompagnato.
Si parte
La prima puntata ricostruisce un vero giallo, quella della morte violenta di Achiropita “Tina” Mascaro, uccisa nel 2007 all’interno de suo bar, il corpo dietro a un frigorifero. Aggressore mai identificato, arma del delitto mai trovata, movente sconosciuto. Fu un omicidio che scatenò mille ipotesi e congetture attorno a una donna determinata e dallo spirito combattivo, come aveva dimostrato in un lungo contenzioso col Comune per la gestione di una attività al parco Ferrari.
All’epoca si occupò del caso, per la Gazzetta, lo storico cronista Pier Luigi Salinaro. Sui suoi articoli e sugli sviluppi dell’indagine si è basato Totaro nella sceneggiatura del podcast. Così anche per le altre sette puntate del podcast, sette gialli modenesi. Come l’omicidio di Antonina Sottosanti in un appartamento del Windsor Park, delitto che alcuni attribuiscono al Mostro di Modena anche se circostanze e il modus operandi lo escluderebbero. O come la morte nel parcheggio del Policlinico del professor Giorgio Montanari, direttore della clinica ostetrica-ginecologica del Policlinico, ucciso nel parcheggio dell’ospedale con sette colpi di pistola la sera dell’8 gennaio 1981.
Nel dettaglio
Il podcast, con la voce del collega Gigi Zini e il lavoro di tecnici e professionisti, per la Gazzetta rappresentano qualcosa di più di un prodotto editoriale da offrire ai propri lettori. È un pezzo della storia del giornale che si materializza nell’intreccio tra il lavoro di Salinaro e Totaro. Il primo, decano dei cronisti “di nera” che ha cominciato a raccontare crimini e misfatti della provincia quando in redazione il rumore di fondo era il ticchettio delle macchine da scrivere; il secondo, il “nerista” al quale era passato il testimone e che per anni ha saputo portarlo con risultati brillanti quanto la sua scrittura. E la necessaria “schiena dritta” in un settore delicato, nel quale sbagliare costa caro, fatto anche di relazioni e rapporti di fiducia, quella che lui sapeva conquistare e mantenere con intelligenza, simpatia ed empatia. Era non solo un bravo collega, ma anche un amico, dentro e fuori dal giornale.
Oggi il primo podcast si potrà ascoltare sul sito del giornale e sulle piattaforme Spotify e Youtube.
Per i lettori sarà come rivivere un fatto di cronaca, per la Gazzetta sarà immaginare Stafano al lavoro, ricordandolo quando entrava in redazione di ritorno dal “giro di nera”: il taccuino con gli appunti, le telefonate, le verifiche spesso complicate, gli incontri con chi avrebbe potuto fornire informazioni o dettagli, il momento della scrittura. E lì c’era talento, mestiere e originalità. Aveva mille interessi – i viaggi, la fotografia, la musica, la poesia, il Portogallo, il Modena calcio - sapeva stemperare le tensioni con battute fulminanti e iniziare la giornata con lui, davanti alla macchinetta del caffè, era un piacere. Il suo ultimo lavoro ce lo farà sentire ancora vicino.
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