Gli studenti della “generazione ribelle” non si fermano: «Ispirati dalla Francia, pronti a nuove proteste»
Reggio Emilia, Dopo i blocchi negli istituti e il corteo in centro, oltre un centinaio di giovani convocati dal Coordinamento Rabûn si sono riuniti in assemblea al Parco del Popolo. «Puntiamo allo sciopero generale del 20 novembre».
Reggio Emilia Si sono riuniti in un centinaio al parco del Popolo, a tre giorni dal corteo lungo le vie del centro di Reggio dopo aver bloccato il polo Makallè e il Chierici e all’indomani delle proteste al Galvani Iodi e al Russell di Guastalla. Convocati dal Coordinamento Rabûn per un’assemblea pubblica, gli studenti della “generazione ribelle” si sono seduti in cerchio per confrontarsi sulle prossime azioni attraverso le quali esprimere il proprio dissenso, condividendo la voglia di andare avanti sempre più uniti per «costruire un percorso insieme»: dall’adesione agli scioperi dei prossimi due sabati, 24 e 30 ottobre, all’obiettivo di creare una mobilitazione organizzata in occasione dello sciopero generale del 20 novembre.
Le voci degli studenti
«Tanti studenti - ha detto Federico Rivi, membro del coordinamento Rabûn e del collettivo Canossa - hanno dimostrato la voglia di mobilitarsi per cercare di cambiare questo sistema scolastico, anche spontaneamente. È importante portare avanti le nostre lotte per ottenere la scuola che vogliamo. Non possiamo permetterci di far finire tutto qui. Cerchiamo di costruire un percorso condiviso, a Reggio e in tutt’Italia». «Chi fa collettivi non ha mai visto così tanti giovani in piazza come sabato - ha aggiunto Matteo Motta, studente del liceo Moro e a sua volta membro del Coordinamento Rabûn -. Ispirati dai francesi, in tanti si sono resi conto che una rivolta è possibile, che le cose possono cambiare. I video di scontri e saccheggi nelle città italiane vogliono farci sembrare violenti, ma è solo manipolazione: la violenza è un’altra, è quella di chi vuole vederla. La nostra intenzione è creare un movimento che unisca gli studenti, raccogliendo idee sulla scuola che vogliamo, e si mobiliti per i diritti come quello alla casa, contro la guerra e il caro vita». Unità e voglia «di fare la rivoluzione», come gridavano in corteo e come recita lo striscione portato anche al parco del popolo (“Nous serons la révolution”): «Sabato abbiamo avuto la riprova che, quando vuoi fare la rivoluzione, i ragazzi ci stanno - l’intervento di Marco, altro studente presente all’assemblea -. C’è stata un’unione molto bella, che si può replicare, per fare insieme cose grandi. Sappiamo quello che vogliamo e vogliamo lottare per conquistarlo: sono convinto che per lo sciopero generale del 20 novembre saremo il doppio se non il triplo rispetto a sabato scorso». Perché «siamo arrivati al punto in cui la mobilitazione è una necessità», gli ha fatto eco una studentessa.
Le proteste in Francia
L’assemblea pubblica si è aperta con la testimonianza di “Mich”, studentessa dello Scaruffi Levi Tricolore, appena rientrata dalla Francia per studiare il movimento di protesta in atto Oltralpe: «Caos è la parola che meglio descrive ciò a cui ho assistito. Caos bello e brutto, pieno di sentimenti ed emozioni contrastanti. In piazza c’erano studenti, lavoratori, gilet gialli, professori, pompieri. Le persone non sono violente, sono arrabbiate. Questi sentimenti si stanno riversando in tutta Europa. Dobbiamo creare un modello italiano che si ispiri a quello francese, per costruire un concetto di Europa che va al di fuori di politiche discriminatorie come - in Italia - il tetto al numero di studenti stranieri in classe, un’alleanza tra Paesi che parta da noi studenti».
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