Ragazzina pestata dalle coetanee a Mirandola. «Le stesse che picchiarono mia figlia»
Il racconto della madre di una giovane che fu malmenata dal gruppo di sabato
MIRANDOLA. «Quando ho visto cos’è successo a quella ragazzina mi sono venuti i brividi: ho rivissuto quello che era successo a mia figlia, l’anno scorso, quando è stata aggredita dallo stesso gruppo di coetanee».
Pochi giorni dopo il pestaggio di una ragazzina in via Agnini parla la mamma di un’adolescente che un anno fa è stata presa di mira, inseguita e aggredita dalle stesse ragazze che sabato scorso hanno assalito un’altra coetanea. Due di loro sono state identificate e denunciate per lesioni dalla Polizia, una terza è risultata non imputabile.
L’episodio di sabato scorso è stato filmato e fatto circolare sui social con video choc che riprendevano calci alla testa, spintoni, pugni e botte. Tutto ripreso da tanti che hanno assistito alla scena e che non sono intervenuti. L’episodio è avvenuto in via Agnini. Il gruppo composto da ragazzine e ragazzini si è dato appuntamento lì per quello che, stando alle prime ricostruzioni, sembra un regolamento di conti. All’improvviso la situazione degenera. Una giovane finisce a terra e viene pestata: le tirano i capelli, viene insultata e ricoperta di botte.
Il racconto
«Mia figlia ha subito la stessa aggressione lo scorso anno, il primo giorno di scuola - racconta la mamma -. Si parla di ragazzette giovanissime. Avevano frequentato poche ore di lezione, quella mattina, poi sono andati tutti a mangiare. Una volta finito, mia figlia è uscita con un’amica per andare a casa. Queste ragazze l’hanno fermata in un angolo e l’hanno tirata per i capelli. Poi le hanno sferrato uno schiaffo sul viso, le era sceso anche il sangue dal naso e le erano caduti gli occhiali. Per fortuna una donna che ha assistito ha iniziato a sgridarle e, nel frattempo, mia figlia si è rifugiata alla Coop, ha chiesto aiuto a una donna che ha chiamato i carabinieri».
Due ragazzi maggiorenni hanno visto tutta la scena «Quelle ragazze che hanno aggredito mia figlia la stavano seguendo ancora - aggiunge la mamma -. Hanno fermato mia figlia con le ragazze che l’hanno picchiata».
Da parte di quelle ragazze non c’è stato il minimo segnale di pentimento.
«Loro ridevano davanti a tutti, non hanno avuto nemmeno una parola di pietà, o di pentimento per quanto avevano appena commesso - racconta sempre la madre -. Alla sera sono andata a sporgere denuncia. Più di un mese per tutte le sere quelle ragazze si presentavano sotto casa nostra: urlavano il nome di mia figlia e gridavano insieme anche delle parolacce. Quando ho visto i video di sabato ho provato un grandissimo dispiacere per quella ragazza. Quelle immagini sono da brividi, hanno fatto affiorare in me il dolore che ho provato lo scorso anno. Esprimo tutta la mia vicinanza a quella ragazza per quanto ha dovuto sopportare, nella speranza che non si ripeta mai pù nei confronti di nessuno».
La sindaca Budri
La sindaca di Mirandola Letizia Budri parla di «un episodio grave e inaccettabile», riferendosi a sabato sera. Un episodio «che non può e non deve essere minimizzato - prosegue la sindaca Budri -. Ma altrettanto preoccupante è quanto accaduto intorno a quella violenza: ragazzi che, anziché adoperarsi per fermare l’aggressione o chiamare il 112 per chiedere aiuto, hanno scelto di assistere, filmare o, peggio, commentare e incitare, trasformando l’aggressione in uno spettacolo. Quando ancora una volta la violenza diventa un contenuto da filmare e condividere, anziché un’emergenza davanti alla quale intervenire responsabilmente, siamo di fronte a un problema che va oltre il singolo episodio. Non possiamo accettare che l’umiliazione di una coetanea diventi motivo di curiosità, esibizione o intrattenimento».
«La sicurezza non riguarda soltanto il controllo del territorio: riguarda anche la capacità di costruire una comunità nella quale la violenza non venga tollerata e l’indifferenza non diventi la risposta più comoda - aggiunge la prima cittadina -. Alla giovane coinvolta e alla sua famiglia va tutta la nostra vicinanza, nella consapevolezza che, oggi più che mai, è dovere di tutti interrogarci, senza alibi, su quale sia la società che vogliamo e su quali comportamenti siamo disposti a considerare normali».
Le reazioni
«È sempre con dispiacere che, come Patto Per Il Nord Mirandola ,apprendiamo notizie di minorenni che arrivano a picchiarsi, a colpirsi con pugni in faccia e a trasformare una lite in un episodio di violenza. Quando a essere coinvolti sono ragazzi giovanissimi, anche dagli 11 ai 16 anni, la preoccupazione deve essere ancora maggiore - è il commento di Daniele Ori di Patto per il Nord - Mirandola -. Non possiamo limitarci a condannare quanto è accaduto e a puntare il dito contro i ragazzi. Allo stesso tempo, però, non dobbiamo commettere l’errore opposto di giustificare tutto soltanto perché si tratta di minorenni».
Ori, inoltre, sprona il Governo nazionale a «destinare maggiori risorse a centri ricreativi, culturali e sportivi, sostenendo i Comuni e le associazioni che ogni giorno possono svolgere un ruolo educativo fondamentale».
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