Gazzetta di Modena

Legge di bilancio, sciopero spontaneo in fabbrica alla Dpc Hydraulics

Legge di bilancio, sciopero spontaneo in fabbrica alla Dpc Hydraulics

Nell’azienda del Gruppo Dana gli operai a seguito dell’assemblea della Fiom Cgil hanno incrociato le braccia per chiedere al Governo modifiche

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Reggio Emilia La prima risposta alla Legge di bilancio predisposta dal governo Meloni non ha tardato ad arrivare e come sempre accade in questi casi, i primi a rispondere sono i lavoratori. Si spiega così lo sciopero spontaneo che è andato in scena ieri alla Dpc Hydraulics di Reggio Emilia, azienda del Gruppo Dana, dove gli operai – dice una nota della Cgil reggiana – a seguito dell’assemblea della Fiom Cgil hanno incrociato le braccia per chiedere al Governo di modificare la Legge di Bilancio. Sono decine le assemblee sindacali che la Fiom Cgil di Reggio Emilia sta organizzando nelle fabbriche metalmeccaniche per promuovere la manifestazione cittadina del 7 novembre. «Sabato mattina – dichiara Simone Vecchi Segretario Provinciale della Fiom di Reggio – saremo in piazza con le lavoratrici e lavoratori di tutti i settori, con i pensionati e gli studenti, perché questo Governo non sta dando nessuna risposta al peggioramento delle condizioni di vita delle persone che per vivere devono lavorare» . Poi la nota della Fiom prosegue spiegando come alla base dello sciopero ci sarebbero anche ragioni legate all’azienda stessa: le operaie e gli operai della Dpc Hydraulics di via Moscova, complice un disagio diffuso per le condizioni di lavoro in tutti i reparti, hanno deciso di uscire in sciopero lunedì 2 novembre e replicare con altre ore di sciopero durante la settimana.

«Parteciperemo anche allo sciopero generale proclamato dalla Cgil Nazionale per il 20 novembre, in contemporanea alla giornata europea di mobilitazione degli studenti e delle studentesse» dichiarano le Rappresentanze sindacali della Dpc Hydraulics. La Legge di Bilancio proposta dal Governo Meloni estende la flat tax ai lavoratori autonomi che guadagnano 100 mila euro all’anno, aumenta le spese militari e taglia i fondi alle scuole e agli ospedali, mentre per le lavoratrici e i lavoratori non sono al momento programmati interventi a tutela del potere d’acquisto. «Se il popolo – conclude la nota della Fiom Cgil – non arriva a fine mese ma si finanziano acquisti di armi da multinazionali americane, poi la rabbia cresce e insieme cresce la voglia di lottare insieme alle studentesse e agli studenti».l © RIPRODUZIONE RISERVATA

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