Paralimpiadi, parla la mamma di Cecilia Camellini: «Orgogliosa di lei»
Da Casinalbo dove è rimasta con l’altro figlio Stefano: «Mi ha insegnato a vivere»
Quello di Antonella non è semplicemente il cuore di una mamma, della mamma di una campionessa olimpica, della mamma di una ragazza speciale che ha visto nascere cieca. Quello di Antonella è un cuore grande, talmente grande da riuscire a spiegarti la grandezza, anzi l’immensità, di Cecilia Camellini. Quello di Antonella è un cuore d’oro, di quello stesso colore che è ormai diventato un fedele compagno di viaggio di Cecilia. Antonella Ronchetti sta seguendo le imprese di sua figlia nella casa di Casinalbo, insieme all’altro figlio Stefano, di tre anni più grande di Cecilia. Il suo cuore però è a Londra, accanto a quello della sua “ragazza d’oro” e del marito Gian Paolo, che sugli spalti porta anche la voce sua e di Stefano, il tifo di tutta la famiglia. Non a caso Cecilia, dopo aver conquistato il bronzo nei 100 dorso, ha voluto dedicare la medaglia proprio a loro.
Quando ti parla di Cecilia, Antonella riesce a toccare anche il tuo cuore, ha la capacità di insegnarti il significato delle imprese di Cecilia. «Sono orgogliosa di lei – racconta – e quello che sta facendo a Londra mi fa venire la pelle d’oca. Spero che i suoi successi possano far crescere il movimento paralimpico, per dare una speranza, per fare capire quale sia la vera essenza dello sport e come in questo mondo ci siano persone splendide, con storie di vita che insegnano tanto. Queste esperienze possono soltanto arricchire una persona». Inevitabile che il discorso cada sulle infelici e anacronistiche dichiarazioni rilasciate da Paolo Villaggio, che hanno acceso un duro dibattito in tutt’Italia: “Provo tristezza a vedere le Paralimpiadi – ha detto il noto attore in un’intervista – non si dovrebbero fare: sono un’esaltazione di una disgrazia”: «Mi dispiace – ci sussurra Antonella senza nascondere la propria delusione –, questo è lo specchio di una società che di passi avanti ne deve ancora fare. Credo che chi ragiona in questo modo sia una persona più povera, sicuramente con meno pensieri nella vita. Non sa cosa si perde, non immagina quale ricchezza sia racchiusa in un mondo come quello della disabilità. Qui ci sono persone, prima ancora che atleti, che sin dalla nascita si allenano con tenacia per affrontare la vita ancora prima che per essere campioni nello sport». Antonella ci racconta le emozioni vissute in questi giorni, tra continue telefonate che, ovviamente, portano solo complimenti per Cecilia: «Come dicevo, a parlarne mi viene la pelle d’oca: stiamo ricevendo telefonate e messaggi ad ogni ora, anche da persone che non sentivamo da anni. Pensate, solo poco fa mi ha chiamato la pediatra di Cecilia, per non parlare di tutti i complimenti che stanno arrivando anche a Stefano da parte dei suoi compagni di università, molti dei quali non conoscevano nemmeno Cecilia. Stiamo ricevendo l’affetto e il calore di tantissime persone: una sensazione strana che ci riempie d’orgoglio». Antonella racconta anche come lei e Stefano stiano vivendo, da Casinalbo, la Paralimpiade di Londra: «Ci siamo chiusi in casa, io e lui da soli. Prima di ogni gara l’agitazione è sempre massima, a volte penso di non riuscire a seguire Cecilia tanto è forte l’emozione, poi mi siedo su una sedia, faccio un grosso respiro, e mi metto a tifare». Cecilia, ce lo ha confermato anche alla vigilia, porta con sé in acqua anche lei, oltre a tutte le persone a lei care. Mamma lo sa bene e non ha nemmeno bisogno di sentirla al telefono per capire le sue emozioni: «Non voglio disturbarla troppo, so che in questi giorni sa di avermi accanto a lei, per cui al telefono ci sentiamo giusto il necessario. Quando la vedo entrare in piscina, dalla sua espressione capisco subito tutto. Tutte le soddisfazioni che si sta togliendo sono solo il frutto dei suoi sacrifici e della sua tenacia: lei non cede mai». Antonella sa di avere una figlia speciale: «Sono stata davvero fortunata ad avere avuto Cecilia: non avrei saputo vedere il mondo con occhi diversi. Cecilia mi ha cambiato la vita, anzi mi ha insegnato a vivere, a vivere non vedendo. Mi ha arricchito e per questo le sarò sempre grata. È un’esperienza che non riesco a descrivere ma che augurerei a tutti di provare». L’Italia, pure lei madre di questa figlia che la sta ripagando a suon di ori, portandola dritta sull’Olimpo, apra il cuore, ascolti queste parole e prenda esempio da Antonella. Magari ispirandosi alla chiamata fatta ieri dal Presidente della Repubblica, Napolitano, per complimentarsi con Cecilia e con gli atleti azzurri a Londra. Affinché quel motto “Inspire a generation” che accomuna Olimpiadi e Paralimpiadi diventi davvero di ispirazione per la società attuale, ancor prima che base solida di un futuro migliore.
Marco Costanzini
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