“Funerale in giallo”, ecco il libro-shock di Riccò
Il formiginese, squalificato per doping fino al 2024, ha pubblicato il volume in Francia. E racconta di essere stato ad un passo dal suicidio
Della voglia di farla finita, dell’uomo, del corridore e di come il doping abbia cambiato la sua vita, si parla di tutto questo in “Funerailles en Jaune”, “Funerale in giallo, le confessioni del cobra”, il libro pubblicato in Francia (prossimamante uscirà anche in Italia) che racconta le confessioni di Riccardo Riccò. Scritta a quattro mani col giornalista italo-francese Salvatore Lombardo, non è la solita biografia, ma un romanzo sulla vita drammatica del ciclista di Formigine che lo ha portato, in pochi istanti, dall’essere protagonista assoluto sulle salite del Tour de France 2008, alla squalifica di 12 anni per doping e alla fine della sua carriera.
— riccardo riccò (@riccardo_ricco) 2 Giugno 2014Dal giorno della squalifica il Cobra continua ad allenarsi su una bicicletta rigorosamente nera, e ogni volta che apre bocca sui social divide e fa discutere. Forse anche per questo Lombardo è sempre stato affascinato da Riccò e dopo un lungo corteggiamento è riuscito a scrivere la sua storia, riuscendo a raccontare un Cobra inedito.
La pausa a fine allenamento pic.twitter.com/axa6LFhfpr
— riccardo riccò (@riccardo_ricco) 19 Giugno 2014Per lo scrittore francese Riccò «è come D’Annunzio, James Dean e il comandante Massoud - uno dei più famosi dissidenti talebani - non è solo un campione maledetto, è un’icona della post modernità, per lui la bici è un modo di combattere, non uno sport. È uno che vive la sua vita con un sentimento di malinconia e che ha un certo fascino per la morte».
Ed è proprio la morte a dare inizio al romanzo, come riportato nelle anticipazioni de La Gazzetta dello Sport, con Riccò che racconta di essere stato ad un passo dal suicidio: «La passo dalla mano destra alla sinistra... E' una Carl Walther calibro 7,65. Con sei pallottole nel caricatore». Poi parla dell'amore per Pantani «le vittorie incredibili di Marco sono una rivelazione, e divento uno scalatore», dello stupore all'arrivo negli Under 23 «sono un chierichetto. Tutti i ragazzi intorno a me sembrano dei caccia aerei» e dell'avvicinamento al doping «decido di fare come gli altri. Ma con moderazione. Ed è immediatamente un altro mondo». Riccò spiega come è avvenuta la trasfusione che gli è costata uno squalifica fino al 2024: "Apro il frigo, prendo la sacca di sangue rinforzata di ferritina e mi allungo per farmi la trasfusione come mi hanno spiegato". La chiusura è triste ripensando agli ultimi 10 anni: "Non so più chi sono. Un dopato. Un recluso. Un bugiardo. Un uomo. Un bambino. Un escluso".(ma. flo.)
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