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Stefano Chiodini, le mani magiche del massaggiatore

Stefano Chiodini, le mani magiche del massaggiatore

«In passato ho curato i muscoli di Chiappucci e Cipollini Il nostro lavoro? Cambiato, siamo diventati anche psicologi»

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Stefano Chiodini è l’altro personaggio a parlare modenese in questo Tour de France che vive come massaggiatore.

Classe 1967, da alcuni anni Chiodini abita a Sant'Antonio di Casalgrande, dopo una carriera di corridore ciclista dilettante, è passato dalla parte opposta e ha intrapreso l'attività di massaggiatore. Il papà Pietro più volte azzurro tra i dilettanti negli anni '50, passato tra i professionisti, nel 1961 vinse la tappa del Giro d'Italia del Centenario, sul traguardo di Teano.

La carriera in sella. Chiodini “Junior” nel 1990, con la maglia della Giacobazzi, si aggiudicò la tappa di apertura del Giro dell'Emilia-Romagna a tappe per dilettanti conquistando anche la maglia di leader assoluto. Per la cronaca, quel giro a tappe lo vinse il bolognese Andreani a pari punti con il grande Marco Pantani.

Tante stelle nelle sue mani. «Questo è il mio sesto Tour de France come massaggiatore. Iniziai nel 1996 con il team Carrera nelle cui fila vi era Claudio Chiappucci. Dal 1999 al 2001 sempre con la Mercatone Uno del grande Marco Pantani e nel 2004 con la Domina Vacanze di Mario Cipollini. Quest'anno, dopo un lungo periodo di assenza dal grande ciclismo, sono rientrato di nuovo al Tour de France con il team Lampre-Merida.

Un nuovo mondo. Il ciclismo negli ultimi anni è cambiato. Oltre al lavoro di massaggio, la nostra attività è un lavoro di psicologia- confidenziale, in quanto i ragazzi proprio nel momento del massaggio, si rilassano, parlando della famiglia, dei figli o anche solamente dell'attività quotidiana.

Io sono addetto a preparare le camere negli alberghi per accogliere l'arrivo dei corridori al meglio.

Sotto la sua tutela. Il polacco Duraceck e il colombiano Josè Serpa Perez (a lungo in fuga nella tappa di ieri), sono i ragazzi che devo curare in questo Tour. Soddisfatto? Alla grande. L'importante, come diceva un mio "vecchio"direttore sportivo, è fare un lavoro che ti renda felice e ti dia le soddisfazioni che servono per continuare in questo mondo». (b.r.)

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