Cassanelli: volley a 360 gradi
Giocatore, arbitro, indoor e nel beach, osservatore, dirigente: «Di più non potevo chiedere»
Ci sono campioni celebrati dalle folle dei palazzetti, allenatori che entrano nel mito, ma ci sono anche altri personaggi, che scrivono la storia della pallavolo semplicemente vivendola a 360 gradi, con umiltà, disponibilità e modestia.
Daniele Cassanelli, classe 1963, nato a Bazzano, ma “assolutamente savignanese, ci tengo a sottolinearlo...”, è tra questi.
Dici “Cassa”, e a Modena, in un palazzetto, in una palestra o su un campo da beach, tutti sanno a chi ti riferisci: «Questa è la mia soddisfazione più grande, vedere che a distanza di tanto tempo, dal giocatore più famoso al dirigente dei campionati provinciali, tutti ti ricordano con un sorriso e con piacere, vuol dire che alla fine hai sempre fatto il tuo dovere».
IL PICCOLO RECORD
Lui non ama molto apparire, ma almeno oggi deve sopportare, suo malgrado, il ruolo che gli compete visto che ha appena festeggiato un piccolo -grande record di cui può andare fiero: «A Ostia, campionati italiani , ho superato la soglia dei 50 tornei di beach volley nelle vesti di supervisor, chi l’avrebbe mai detto anche solo qualche anno fa ... ».
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IL RUOLO DI REGGIANI
«Roberto è l’uomo che ha sempre creduto in me e che mi ha “quasi costretto” a dedicarmi anche alla pallavolo da spiaggia. A lui devo tanto, lui mi ha guidato nelle mie prime esperienze sulla sabbia».
Poi è stato un crescendo: «Dai campi del Reggis Club a Sorbara, fino ai tornei del World Tour, dove ho arbitrato anche una finale per il terzo posto nella tappa italiana di Roseto. Mi ritengo fortunato: ho diretto campioni come Sinjin Smith, giusto per fare un nome, anzi il nome per antonomasia sulla sabbia».
«E poi ricordo i tornei a Modena, in Piazza Grande, al Novi Sad, ovunque c’era beach c’eravamo noi. Anni, anzi decenni bellissimi perché l’approccio con il beach è datato Anni Novanta».
ALL’INDOOR PER CASO
«Un giorno, per motivi familiari, da Alessandria, mi trasferisco a Modena dove ancor oggi lavoro con la Polizia di Stato. In passato avevo anche giocato nella nazionale militare, tornando ancor più indietro nel tempo ricordo un periodo in cui mi sono dedicato al calcio, a 18-19 anni, nella Savignanese, ma alla fine prendo la decisione: nel tempo libero farò l’arbitro».
“CASSA” E I CARTELLINI
«Dicono che fossi inflessibile e tra i più temuti in circolazione, forse è vero, ma il rispetto delle regole, nello sport come nella vita, è uno dei principi che mi hanno sempre animato. A chi però sostiene che io avessi il cartellino facile rispondo però così: in tutta la mia carriera indoor devo aver espulso un solo giocatore. Chi era? Se ricordo bene Carlo Cavani, il farmacista di Catselnuovo che giocava nella Fiori».
LE PATATE BOLLENTI
Dove c’erano battaglie la Fipav mandava lui.
«E con me Mauro Malpighi: noi eravamo davvero una coppia perfetta, abbiamo condiviso anni di arbitraggi. Per noi era uno stimolo quando ci mandavano sui campi più caldi e la soddisfazione più grande era quella di uscirne sempre col rispetto della gente. Inflessibile? Sì, forse, ma anche disponibile al dialogo, a questo tengo molto, anche perché molto spesso si finiva poi a mangiare fuori insieme con le squadre».
FISCHIETTO E BANDIERINA
Il passo dal fischietto alla bandierina a volte può anche essere breve: «Il periodo vissuto da giudice di linea è stato ricco di grandissime soddisfazioni. Posso dire con orgoglio che noi di Modena eravamo tra i più apprezzati e richiesti per ogni manifestazione importante. Io, Malpighi, Rebecchi, Bruschi, Benatti, Montorsi, tanto per citarne alcuni, abbiamo ricevuto grandi apprezzamenti. Prima i giudici di linea erano due, poi si è passati a quattro: ci hanno chiamati per il primo storico V-Day a Bologna, poi tante finali nemmeno le ricordo tutte, sia maschili che femminili, fino al Mondiale 2010, quello di Modena maschile, con Russia-Usa sfida per il quinto posto.
SOLO BEACH
«Dopo il Mondiale di Modena ho deciso di smettere e di dedicarmi a tempo pieno al beach. È una cosa diversa, ma a me piace molto, oggi non vado più sul seggiolone, sono stato promosso “supervisor”, nei tornei devo curare i dettagli per quanto riguarda gli arbitri, le designazioni per gli incontri, valutare il comportamento dei fischietti, è un’altra cosa, ma spero di cavarmela abbastanza bene.
IL PICCOLO RECORD
E qui si torna al punto di partenza: Cassanelli a Ostia, dove era supervisor dei campionati italiani assoluti di beach, ha tagliato il traguardo delle 50 manifestazioni vissute in trincea sulla sabbia.
«Mi hanno detto che è così ma io penso sempre alla prossima, quindi ai numeri non tengo più di tanto, ho festeggiato al Fantini, dove sono stato per la celebrazione dei 30 anni del beach in Italia».
QUANTI AMICI
L’aspetto della pallavolo e del beach che preferisco è il contatto umano: tanti campioni ti salutano con affetto, è bellissimo, nei 27 anni passati nel volley l’aspetto economico è sempre stato nullo, solo rimborsi spese, si è fatto tutto per passione, vedere in giro per l’Italia che tanta gente ti stima è la migliore e vera gratificazione».
DIRIGENTE ALLA BBS
«Nel 2011 Fabio Casalin, uno che ti contagia con il suo entusiasmo, mi contatta e mi chiede di fare il dirigente per Castelfranco, curando i rapporti con il settore arbitrale. Un’esperienza del genere mi mancava e ho quindi accettato con entusiasmo. Le cose sono andate non bene, ma benissimo: l’ultimo campionato è stato esaltante e la squadra è salita in B2, non male»
IL COMITATO
«Ho avuto la fortuna in questi anni di collaborare con persone davvero super al Comitato di Modena: gente come Mimmo Olivi, Loredana Lugli, Maurizio Marinelli, Vasco Lolli, Mara Raimondi, lo stesso Claudio Morselli. Con loro ho condiviso arbitraggi ed esperienze di campo, un pensiero va a Bruno Sacerdoti, che vive per questo sport. Devo dire che di più alla pallavolo non avrei potuto chiedere».
PRINCIPI DEL FISCHIETTO
«In 27 anni passati sui campi di pallavolo ho visto tanti colleghi in azione: a chi mi chiede di fare il nome di qualcuno che ci rappresenti in modo perfetto, dico la coppia Gaspari-Porcari, anche se Santi-Saltalippi non sono stati da meno».
GLI ANEDDOTI
«Sarebbero mille, ma ne ricordo un paio con piacere e con un sorriso: a Treviso un giorno dopo una finale scudetto tra Sisley e Perugia all’uscita veniamo circondati, noi giudici di linea di Modena, dai tifosi, sul momento ci siamo anche spaventati, invece volevano complimentarsi con noi».
«L’altro episodio risale a un match internazionale al PalaPanini: l’allenatore avversario si rivolge agli arbitri con un classico insulto in spagnolo, io sbandiero vado dal primo fischietto e il pubblico scandisce “Cassa-Cassa...”. All’azione dopo l’allenatore si becca un giallo o rosso diretto, non ricordo. Se lo era meritato, ma oggi quasi mi dispiace».
Fabio Rossi
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