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Il capitano Gavioli: «Grande impresa, non un traguardo»

Il capitano Gavioli: «Grande impresa, non un traguardo»

Ha trascinato la nazionale fin dalla prima partita del torneo: «Alzare quella coppa è stato qualcosa di incredibile»

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Come detto, l’atro protagonista nella vittoria della Nazionale Italiana Under 17 è indiscutibilmente Davide Gavioli, capitano della formazione Azzurra, attaccante determinato, dirompente e intelligente. Conosciamo allora più da vicino anche questo nostro talento. Davide Gavioli, nato a Mirandola il 22 aprile 1998. Ha indossato i pattini fin dall’età di tre anni, iniziando nel Pico Mirandola per poi passare nella UVP a seguito della unione delle due società.

Come si sta il giorno dopo la conquista dell’Europeo?

«A freddo posso dire che questa vittoria è stata un’impresa importante, per noi e per l’hockey italiano».

Agli inizi del tuo cammino sui pattini hai pensato di arrivare a questi traguardi?

«No di certo. Ero piccolissimo e a Mirandola ero un po’ fuori dal grande giro dell’hockey. Col passare del tempo e coi progressi continui a livello anche di risultati, ho cominciato a sperare di arrivare a traguardi ambiziosi. Quello raggiunto ora con l’under 17 la considero un’importante impresa, ma non un traguardo».

Cosa si prova a difendere i colori dell’Italia?

«E’ un sogno. Emozione indescrivibile. E come capitano c’è un’emozione particolare in più. Alzare poi quella Coppa, quel trofeo continentale mi sono emozionato tanto».

Chi devi ringraziare e a chi vuoi dedicare questo successo?

«Le persone da ringraziare sono tante, ma voglio ricordare principalmente lo staff della Nazionale ed il commissario tecnico Colamaria, Massimo Barbieri, il prof. Massari e Alessandro e Mirko Bertolucci. La dedica sarebbe ovviamente per la mia famiglia, ma vorrei dedicarla anche a tutti i tifosi italiani di hockey, molti dei quali ci hanno seguito numerosi anche in Francia».

Quante ore ti alleni al giorno?

«Ogni giorno oltre tre ore».

Ovviamente sarai ancora studente.

«Certo, frequento il terzo anno del liceo scientifico Galileo Galilei di Mirandola».

Hai qualche altra passione oltre all’hockey?

«Mi piace tantissimo il basket e seguo l’Nba. Sognerei di incontrare il mio mito: Michael Jordan».

Un sogno che vorresti realizzare?

«Vorrei andare in serie A1 e vincere lo scudetto con l’Uvp».

Come ti vedi in futuro?

«E’ difficile ipotizzare il futuro. Sicuramente, terminato il liceo vorrei laurearmi. Poi giocare ancora ad hockey ad alto livello agonistico e, perché no, intraprendere anche la carriera come professionista».

Alessandro Rossi

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