Carpi, qual è il vero volto di Gabriel?
Troppi alti e bassi per il giovane portiere brasiliano, protagonista in negativo al Partenio contro l’Avellino
Un campionato sudamericano (Perù 2011) e un Mondiale (Portogallo 2011) vinti da protagonista con la Nazionale brasiliana under 20; un argento alle Olimpiadi (Londra 2012); una presenza nella Nazionale maggiore per un'amichevole contro la Svezia; 7 presenze la maglia del Milan. E' una bacheca che dà già un senso a una carriera. Eppure, per Vasconcelos Ferreira Gabriel, 22 anni appena un paio di settimane fa, si tratta solo dei primi passi nel calcio che conta. Ha accettato la Serie B, e il Carpi, per giocarsi le sue carte nella prima stagione da titolare tra i "grandi". Perché nei campionati professionistici, Gabriel ha giocato solo quelle 7 volte con la maglia del Diavolo. A partire da quando Allegri, esattamente un anno fa, lo scelse per sostituire l'infortunato Abbiati nella sfida contro l'Udinese. Un primo segno del destino, perché dall'altra parte, a difendere i pali friulani c'era Ivan Kelava. Mai si sarebbe immaginato di ritrovarlo di nuovo pochi mesi dopo, come compagno di squadra ed ora come termine di paragone. Impietoso e irraggiungibile, perché tornato sui suoi passi. L'inizio dell'avventura biancorossa di Gabriel non è stata di quelle memorabili. Fino ad ora si è dimostrato tanto bravo e freddo tra i pali quanto tentennante nelle uscite. L'errore con cui, sabato scorso, ha spalancato la porta a Comi per la rete decisiva dell'Avellino viene dopo le incertezze di Chiavari, Crotone e della sfida interna con il Trapani. Erano, quelle, tutte palle avvelenate, difficili da interpretare. In mezzo, buone prestazioni contro Pro Vercelli e Spezia. Insomma alti e bassi, come ci si aspetta da un portiere appena ventiduenne alla prima esperienza da titolare e alle prese con un fondamentale, l'uscita, in cui serve esperienza e lettura del gioco. Ma nel quale esistono ampi margini di miglioramento. Ci vorrà pazienza, e già da sabato prossimo al pubblico del Cabassi spetterà il compito più difficile: trasformare la sua bacheca di trofei in una opportunità per il futuro piuttosto che in un fardello che ne appesantisce il volo.
Fabio Garagnani
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