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Bruzzi, un esordio da film

di Filippo Franchini
Bruzzi, un esordio da film

La storia del primo modenese alla Maratona d’Italia: «Mai corso 42 chilometri»

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A distanza di una settimana dalla Maratona d'Italia si fa fatica a decidere se è più sensazionale il fatto che un esordiente chiudesse una maratona in 2h48'54" o che il suo exploit (sesto crono assoluto e primo dei modenesi) fosse passato incredibilmente inosservato il giorno della gara.

Scavando, nel tentativo di dirimere questo dilemma, ci siamo imbattuti in una vicenda davvero singolare. Marco Bruzzi è il protagonista di questa curiosa storia, che lo ha visto scivolare silente sul traguardo di piazza Martiri senza che nessuno se ne rendesse inizialmente bene conto. Lui compreso.

«Effettivamente sono il primo ad essere rimasto stupito di questa impresa - ammette il 50enne di Castelvetro - quando ho tagliato il traguardo ero talmente cotto che non ho certo avuto la lucidità di realizzare la mia prestazione. Ho iniziato a prenderne coscienza solo qualche giorno dopo. Il fatto è che io, fino all'8 ottobre, neanche sapevo che avrei corso da Maranello a Carpi. La colpa è di mia figlia Brenda, che ha insistito affinché vi prendessimo parte insieme: così, lei si è iscritta alla mezza ed io le ho dato retta, versando la quota per la maratona».

Ironia della sorte, quello che aveva tutte le carte in regola per diventare una passerella trionfale, è passato invece in sordina, appannato dal pressoché contemporaneo arrivo (20" di gap) di Paola Dal Mas, l'atleta bellunese che ha trionfato in campo femminile.

«Mi sono visto sorpassare da quella ragazza - conferma l'atleta dell'Olimpia Vignola - proprio nell'ultimo chilometro. Ho anche provato a starle dietro, ma lei andava come un treno, mentre io ero già in sofferenza da Soliera. A dir la verità, quando ho terminato la gara, ero troppo preoccupato di recuperare le forze per stupirmi del mancato riconoscimento. Io nemmeno ci pensavo a quello, non sapevo neanche in quanto avevo chiuso. Non sono tipo da GPS o roba del genere, l’orologio al polso ha solo il cronometro. E' stato lo speaker della manifestazione a dirmi che avevo chiuso in 2h48', durante le premiazioni di categoria».

Ascoltare le parole con cui Marco Bruzzi ripercorre le tappe del suo trascorso sportivo, trasmette ottimismo. «Ho da poco passato i 50 e sono tutto fuorché una promessa del running. Vengo dal ciclismo, è sempre stato quello il mio universo, fin da quando avevo sette anni. Bisognerebbe poter tornare indietro a rivivere la propria vita tre volte, forse, per scegliere strade alternative. Invece, resta il fatto che io, a suo tempo, ho preferito il Fermi, la famiglia e il lavoro, alla carriera agonistica. E va molto bene così. Sono rimasto un ciclista dentro ed in tutti questi anni non ho mai smesso di pedalare».

Un incrocio, quello con la corsa, che arriva invece solo di recente. «Sì e no da un anno e mezzo - annuisce Marco - come spesso accade, quasi per gioco. Abbiamo inziato a correre con un amico di vecchia data, durante la pausa pranzo. C'è una bella differenza, tuttavia, fra portare in giro le scarpette e correre sul serio». Fino al giro di boa di metà maggio, quest'anno, a Sassuolo. «C'è sempre Brenda, è lei che mi ha spinto ad iscrivermi alla Coursa ed Sasol, Saxo Oleum Run. Mi sono messo il numero sul petto e mi sono ritrovato 14° assoluto nella mezza competitiva. Così ho finito per prenderci gusto e ho iniziato a correre con continuità, un'ora e mezza ogni giorno, sempre in pausa pranzo, tranne il lunedì. Il venerdì tornavo in bicicletta, una corsetta al sabato ed il lungo la domenica, prima 20, poi anche 30 e 40 chilometri alla volta. In estate ne ho poi approfittato per cimentarmi nel trail, seguendo la passione del mio compagno di allenamenti. Ho corso a Cima Tauffi ed il giorno dopo sul Monte Baldo. Ho accompagnato mia figlia alla Maratonina del Monte Cantiere alle Piane e mi sono cimentato nelle due prove sul Monte Cusna a Reggio, sperimentando quanto siano marziani gli atleti che sanno andare forte in discesa». Nasce così l'idea della prima maratona. E Modena, vicina a casa, è perfetta.

«Adesso ho voglia di provare a continuare. Domenica scorsa, ho sofferto soprattutto due aspetti: la solitudine in gara, specie da Modena in poi e l'integrazione alimentare, cui non sono abituato. In bici è tutto diverso. Adesso vorrei provare a correre a Ravenna, ad inizio novembre, ma non ho deciso. Credo proprio che invece ci sarò a Reggio, a metà dicembre. E allora vedremo se il mio exploit a Carpi sarà stato un caso, oppure no».

Nel frattempo, due giorni fa, Marco ha provato ad esordire sulla 21 km, prendendo parte alla mezza della Carovana, a Formigine: 1h19’31" e sesto tempo assoluto. Così, tanto per gradire.

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