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«Mi godo questo Carpi, Castori è un gran mister»

di Fabio Garagnani
«Mi godo questo Carpi, Castori è un gran mister»

«È bello stare davanti, ma dobbiamo tenere i piedi per terra e pensare al Lanciano del torneo scorso: è partito a razzo, ma ha mancato i playoff»

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Il patron biancorosso Stefano Bonacini pare non avere dubbi. E l'impressione è che davvero non lo dica per scaramanzia o falsa modestia. La scorsa stagione è rimasto scottato, come tutto l'ambiente. Q

uindi, nonostante i 18 punti, nonostante il primo posto in classifica "dico che ci mancano 31 punti per arrivare a 50 - ci dice- perché, ricordiamocelo, questo è il campionato in cui il Lanciano aveva 36 punti alla prima di ritorno,e poi non è andato nei playoff. Questo primo posto fa piacere e riempie di orgoglio, ma sono abbastanza lucido per sapere che c'è ancora tanta strada da fare.

Godiamoci il momento ma non dimentichiamo che la squadra è giovane, con un solo anno di serie B sulla schiena. I facili entusiasmi potrebbero essere pericolosi. Quindi bisogna tenere un profilo corretto, che non vuol dire nascondersi ma sapere che l'unico obiettivo rimane la salvezza".

Un piccolo miracolo comunque, in cui mister Castori ha una buona fetta di merito.

"L'anno scorso lo avevamo incontrato dopo la sconfitta di Pescara. Lo volevo già allora. Poi dopo qualche partita andò alla Reggina e quando noi cambiammo era già tardi. Ma avevo già visto alcune caratteristiche che mi piacevano. E' un caratteriale e si sposa bene con la filosofia della società, che è e deve rimanere operaia. Più o meno ricalca le stesse caratteristiche di D'Astoli.

E' il tecnico con cui mi sono trovato in maggior sintonia. Nel momento più difficile (in Serie D dopo sei sconfitte consecutive, ndr) mi disse: "Lei stia tranquillo perché le porto la squadra dove neanche voi immaginate". Aveva ragione lui. Con Castori c'è lo stesso feeling. E' chiaro che in questo momento anche i risultati danno ragione a lui e alla scelta della società".

Il campionato, invece, è la solita trappola: "Ci sono squadre che ora sono indietro ma destinate a salire: Catania, Latina, Bologna e anche il Modena che ha 12 punti ma non prende gol. Il campionato comincia adesso. Davanti a me rimane la fotografia del Lanciano. Dobbiamo pensare un passo alla volta e una partita alla volta. Parlare di situazioni più grandi di noi è sbagliato anche perché genera solo illusioni. Noi dobbiamo salvarci. La classifica è cortissima, se perdiamo due partite torniamo vicini ai playout. Quindi pensiamo ai due prossimi scontri diretti con Ternana e Vicenza. Poi andremo a Bologna. Per un carpigiano passare da Mezzolara al Dall'Ara è una bella sensazione, detto con tutto il rispetto per Mezzolara".

Un realismo sul quale pesa l'esperienza della scorsa stagione: "A gennaio eravamo intervenuti come accaduto in altre stagioni. Le aspettative che avevamo non sono state ripagate ma per fare bene occorre fare male. Il non entrare in zona playoff ha messo a dura prova tante cose. Ci siamo resi conto che le certezze non esistono.

Eravamo arrivati lì dopo aver fatto quattro promozioni e ci sentivamo quasi invincibile. Perdere fa riflettere, ti tempra e capisci anche che puoi sbagliare. Quest'anno abbiamo tirato fuori risorse che la società neanche pensava di avere. Ma non nascondo che l'anno scorso, dopo gli acquisti di gennaio, è stato un insuccesso.

E abbiamo capito che non esistono acquisti sicuri. Ardemagni avrebbe dovuto esserlo più di ogni altro, ma ha sbagliato stagione. E' un errore che assolutamente non verrà ripetuto. Il gruppo oggi è compatto e già questo può portarti 8-10 punti a fine stagione. Senza contare che già abbiamo il miglior centravanti della Serie B. Che non vuol dire che debba solo fare gol. Per la nostra economia di gioco è un valore importante. Non c'è nessun che attacca la profondità come Mbakogu, quando parte non lo prendi mai.

A gennaio non ci saranno ribaltamenti, né come strategie né a livello economico. Se cambieremo lo faremo a saldo zero. Cederemo qualcuno per 100 lire per comprare un altro a 100 lire".

Realismo, quindi, anche se gli si parla di eventuali allargamenti della compagine societaria: "La mia percezione è che finché ci sono io nessuno entrerà. Ma la porta rimane aperta, per Gianguido Tarabini e per chiunque voglia entrare. A patto che si rispetti l'equilibrio che si è creato. Nel Carpi c'è un gruppo di lavoro con dinamiche forti e importanti. Penso ai tre proprietari ma anche al direttore sportivo Cristiano Giuntoli, che in quanto deus ex machina è incluso. Nel tempo si sono creati stima, rispetto e la capacità di comprendere i difetti caratteriali di ognuno di noi.

Di me emerge un certo tipo di profilo, ma magari in questo contesto sono meglio di quanto si pensi. In cinque anni abbiamo stretto rapporti e legami importantissimi al di là dell'assetto della proprietà. Il Carpi non ha un grande bacino d'utenza e quindi dobbiamo sopperire creando un certo clima nella società e intorno alla squadra. Col gruppo e con l'alchimia che si è creata abbiamo fatto cose impensabile in questi anni. Ma le porte rimangono aperte a chiunque".

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