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Addio a Mauro Raguzzoni, “signore” della pallavolo

Addio a Mauro Raguzzoni, “signore” della pallavolo

È scomparso ieri uno dei grandi personaggi del mondo del volley: aveva 67 anni Fuoriclasse nello sport e nella vita. Portò a Modena nel 1989 la cinese Lang Ping

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È sempre difficile raccontare ad altri la grandezza di una persona che ha sempre preferito vivere con stile e in punta di piedi il suo percorso, da vero protagonista, nel mondo della pallavolo: chi era Mauro Raguzzoni? “Un gentleman, un signore e una persona onesta”. Parole di Lang Ping, una delle “più grandi di sempre”, pronunciate dalla immensa campionessa cinese ogni volta che avevi la fortuna di farle raccontare la sua storia italiana.

Non a caso l’incontro con Lang Ping ha sicuramente segnato il percorso sportivo di Mauro Raguzzoni, l’uomo che amava sempre riflettere prima di parlare, che sapeva criticare, provocare, ma sempre con quella classe innata e quello stile che lo avvicinava al mondo, la Cina e l’Oriente, da cui Lang Ping proveniva.

“Sono tornata a Modena per salutarlo - disse Jenny un paio di stagioni fa, premiata al PalaPanini dall’allora Universal - perché lui soffre e non so se avrò l’opportunità di farlo di nuovo, lui ha bisogno di sentire che gli siamo vicini”.

Signorilità e stile, dicevamo, quelli che hanno colpito non solo la sportiva cinese più famosa del mondo, ma anche tante, tantissime altre stelle che lui ha saputo trattare come persone (ed era questa la sua forza...) ancor prima che come atlete. Professionalità assoluta, l’altra grande caratteristica di un uomo d’altri tempi: non una dote di poco conto in un mondo difficile, quello in cui i procuratori hanno assunto, anno dopo anno, una importanza prima maggiore, poi addirittura decisiva, quello in cui per fare una squadra devi per forza “passare da loro, altrimenti non vinci o peggio ancora scompari”.

Ripensi alle mille discussioni che hai avuto su questa o quella giocatrice (“ma che Marinova e Marinova, stavolta ha ragione Pini che preferisce la Salinas ...”) e riavvolgendo il nastro di un’amicizia fatta di rispetto dei ruoli e stima reciproca non riesci a ricordare una sola volta in cui abbia alzato la voce. Lo stile era davvero il suo marchio di fabbrica: “Non vedo il bisogno di urlare, come fanno a volte i miei colleghi, se puoi dire le stesse cose in modo educato”: questo era Mauro Raguzzoni, l’uomo che portò a Modena, tra le tante, Barbara Jelic la croata dagli occhi di ghiaccio, completando una squadra che avrebbe vinto la Champions League in Siberia. E proprio di quell’avventura Mauro portava nel cuore un ricordo straordinario perché, come amava dire, “Solo Jenny Lang Ping avrebbe potuto battere Karpol in casa sua”.

Come amava ricordare con orgoglio la sua amicizia con Ze Roberto e nell’ultimo decennio con Tai Aguero che lui definiva “Gente vera, campioni che hanno qualcosa in più, un grande cuore”. Proprio come te Mauro, grazie di tutto.

Fabio Rossi

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