Alaba & Co., il talento non abita più in Italia
ROMA. C'è un'Europa a due velocità, quella di Alaba, Reus, Isco e gli altri, di cui l'Italia non regge il passo. È la Champions del talento austriaco del Bayern, figlio di un nigeriano e di una...
ROMA. C'è un'Europa a due velocità, quella di Alaba, Reus, Isco e gli altri, di cui l'Italia non regge il passo. È la Champions del talento austriaco del Bayern, figlio di un nigeriano e di una filippina e di tanti altri talenti che spuntano dal centro ai confini del Vecchio Continente come anche quel Tino Jedvaj tenuto tutta la scorsa stagione in naftalina dalla Roma e dal suo tecnico e che ora è titolare indiscusso, al centro della difesa o da terzino destro, di quel Leverkusen in testa al gruppo C della massima competizione continentale. Così mentre Jedvaj arriva anche alla nazionale maggiore della Croazia che si accinge a sfidare l'Italia, non ci sono ragazzi italiani a farla da protagonisti, per lo sconforto di Antonio Conte, andato a studiare di recente i talenti delle genovesi, dopo quelli del Sassuolo, visto che questo propone la ribalta nazionale, mentre da altre parti spuntano anche i vari Hakan Calhanoglu, Son Heung-Min, Koke, Munir e il più “stagionato” (è del 1987) Luiz Adriano, che a forza di segnare a raffica ha guadagnato anche la Selecao. Il top è Alaba, simbolo di quel calcio totale all'olandese che sembra essere rinato sotto le insegne del Bayern di Guardiola: è un talento assoluto, lanciato giovanissimo da Van Gaal, capace di disimpegnarsi al meglio, da difensore centrale, esterno basso destro e anche mezzala. Purtroppo l’infortunio avuto mercoledì al ginocchio gli costerà tre mesi di stop, ma il futuro è comunque suo.
E l’Italia? Come rimediare a questo impasse? La verità è che ha fatto zero o quasi investimenti, sulle strutture e sul calcio giovanile. E questi sono i risultati.
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