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SERIE A

Il Sassuolo avanti piano Ma il gol resta un tabù

Stefano Aravecchia
Il Sassuolo avanti piano Ma il gol resta un tabù

Secondo 0-0 consecutivo che vale la striscia record di risultati positivi

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Paradossi del calcio. Il 4-3-3 di Eusebio Di Francesco, insieme a quello del maestro Zdenek Zeman, a livello filosofico incarna il modulo più offensivo del campionato. Eppure il Sassuolo è la squadra di serie A che sinora ha collezionato più pareggi: con quello di ieri sera fanno 6 in 11 giornate, il quarto per 0-0. Numeri che sembrerebbero appartenere ad una formazione dalla mentalità catenacciara, tipo l'Atalanta. E invece stiamo parlando di un Sassuolo che nelle intenzioni non s'accontenta mai del punto, prova ad offendere giocando con tanti attaccanti, però quando si ritrova di fronte una squadra chiusa perde spensieratezza e qualità nelle giocate faticando a concretizzare sotto porta.

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Vincere ieri avrebbe permesso a Magnanelli & C. di dare spessore ad una classifica già positiva, soprattutto se confrontata con quella di un anno fa. E' invece arrivato un punto che fa classifica (in attesa delle gare di oggi il Sassuolo è a + 5 sulla quart'ultima) ma per giudicarlo dipende da come si vuol guardare il bicchiere: se quella di ieri doveva essere la gara del definitivo salto di qualità allora è mezzo vuoto, se lo si considera un altro mattoncino in ottica salvezza è mezzo pieno. Striscia record Comunque la si pensi con questo pareggio i neroverdi realizzano la striscia record di risultati positivi da quando sono in serie A (5 gare senza sconfitte con 9 punti) anche se il secondo 0-0 consecutivo dopo quello col Chievo lascia un retrogusto amarognolo. Perché, al di là del catenaccio proposto dall'Atalanta, il Sassuolo ha creato poco, palesando i già noti limiti nello scardinare difese superblindate.

Tre punte più Missiroli hanno fatto il solletico agli uomini di Colantuono che - addirittura - alla fine della fiera hanno il rimpianto per non avere sfruttato l'occasione più ghiotta per vincere con il palo di Raimondi. Sotto porta ci vuole più cattiveria in attesa di ritrovare il vero Zaza, non la controfigura vista ieri. Catenaccio nerazzurro Che potesse finire senza vincitori né vinti s'era intuito dalla vigilia. L'Atalanta, già capace con un catenaccio d'altri tempi di strappare un punto all'Olimpico col Torino, si è presentata al Mapei Stadium con un 4-4-1-1 che era tutto un programma. Soluzione tattica studiata da Colantuono per ovviare alle gravi assenze di Cigarini e Carmona in mezzo al campo.

Dunque centrocampo fitto con Moralez alle spalle dell'unica punta Denis. Il Sassuolo, a differenza dei bergamaschi, ha l'attenuante di essere sceso in campo con l'intenzione di non accontentarsi e di provare a vincere. Nel 4-3-3 di Di Francesco si è rivisto Zaza nel tridente ma nel concreto la potenza di fuoco dei neroverdi si è limitata a qualche petardo. Tanto che la cronaca del match è stata ancora più scarna e priva di emozione che quella di domenica scorsa col Chievo. Nel primo tempo da segnalare solo una girata alla scadere di Berardi neutralizzata senza problemi da Sportiello. Rischiata la beffa Nella ripresa qualche tentativo neroverde con Sansone, Zaza e Berardi mai però in grado impensierire seriamente l'estremo atalantino. Ma d’altra parte va detto che a Consigli nemmeno si può assegnare il voto in pagella, essendo stato conteggiato - per assenza di lavoro - come lo spettatore numero 10777 (ma non pagante). E, paradosso dei paradossi, a conti fatti è l'Atalanta che può recriminare per l'occasione da gol più importante quando Raimondi, di testa, ha mandato la palla sul palo. Ma per il Sassuolo sarebbe stata una beffa.

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