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Il “cannibale” Carpi divora anche il Catania

di Fabio Garagnani
Il “cannibale” Carpi divora anche il Catania

Di Gaudio e Inglese: botto di fine anno al Massimino e sempre +9 sul 2º posto

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CATANIA. Alle pendici dell'Etna di Serie A se ne intendono. Ci hanno vissuto otto degli ultimi dieci anni e, soprattutto, hanno costruito la squadra per tornaci subito. Ma in questa giornata invernale e piovosa, in cui si gioca la tappa che chiude metà della corsa, tra i fili d'erba del "Massimino" l'unico colore che profuma di Serie A è il biancorosso di Porcari e compagni. A Catania giocano col piglio della grande squadra, a tratti con supponenza di fronte a un avversario apparso davvero poca cosa, tramortito dalle tante assenze, dalla contestazione dei tifosi, da un allenatore arrivato da pochi giorni e già dato per partente. Roba da psicodramma. E allora il Carpi ci pensa un po' prima di infierire. Di rischi non ne corre, praticamente mai, e avanza a fiammate. Una volta, due volte, fino alla spaccata di Di Gaudio che rompe l'equilibrio facendo riaffiorare negli etnei gli ultimi aneliti d'orgoglio, guarda caso alimentati da uno che il biancorosso l'ha anche vestito, seppur brevemente: l'albanese Cani. La sua testona che sbuca dal mucchio sul lungo lancio dalle retrovie è l'unico schema possibile per una squadra in totale depressione. Ci pensa Castori, con un cambio che sa di preveggenza, a sistemare le cose: dentro Poli per allungare la contraerea, e Inglese, killer di mestiere, per mettere in cassaforte il risultato. Missione compiuta dopo un solo minuto: 43 punti al giro di boa. Da lì, il 17 gennaio partirà un nuovo campionato, trasfigurato dalla riapertura del mercato, in cui le varie Bologna, Livorno & c. saranno costrette a giocarsi il tutto per tutto. I biancorossi ci saranno, con i loro nove punti di vantaggio sulla seconda, il miglior attacco, la seconda miglior difesa del torneo. Numeri che fan paura. Lo fanno anche quelli del Catania, ma da tutt'altra angolazione. Pomeriggio da tregenda per gli etnei: la partita la spacca letteralmente Di Gaudio e sopra ci mettono la firma anche Struna e Mbakogu. Il primo, nella rivale Palermo ci è nato, gli altri ci han giocato. Il nigeriano, continuamente beccato dal pubblico, lo ricorda pure con un ironico "Forza Palermo" nel momento dell'uscita dal campo. In avvio il Catania è letteralmente a pezzi: oltre agli squalificati Chrapek, Leto, Rinaudo e Spolli, il tecnico Pellegrino deve rinunciare, tra gli altri, agli infortunati Gyomber, Almiron e Rosina. Sul fronte biancorosso la formazione è quella annunciata, un 4-4-1-1 con Lollo alle spalle di Mbakogu. Prima del via, va in scena la protesta dei tifosi catanesi al di fuori delle mura del "Massimino". Si trovano in 500 circa per contestare la società. Ma non sono gli unici, perché allo stadio sono presenti in 1500, poco più di un decimo dei 10.270 abbonati. Il Carpi inizia pressando alto, ma ben presto si adatta ai ritmi dei padroni di casa, che sono lentissimi. Una velocità a cui Porcari e compagni non sono abituati, e infatti sbagliano e tanto: appoggi, semplici stop e anche scelte. Ne escono una ventina di minuti bruttissimi alla vista, anche perché il Catania non fa nulla se non aspettare nella propria metà campo. Quando entra in possesso palla sbaglia altrettanto se non di più. Col passare dei minuti, spronati da Castori in panchina, gli ospiti iniziano a prendere coraggio. Si fanno pericolosi una prima volta su schema da punizione, rovesciata acrobatica di Mbakogu alle stelle, poi con la conclusione dal limite di Lollo deviata in corner. Al 27' Frison para alla maniera della pallamano, aprendo le braccia per coprire più specchio possibile, la conclusione di Mbakogu a tu per tu. Dopo la sfuriata il Carpi si ferma. Protesta per un fallo di mani fischiato a Pasciuti nell'area catanese e poi per un intervento di Sauro sullo stesso Pasciuti. L'alternativa può solo essere rigore o simulazione. L'arbitro lascia semplicemente proseguire e fischia il break. Dopo 12 minuti dal rientro in campo, il Carpi trova il vantaggio: verticalizzazione di Porcari per Mbakogu a destra, retropassaggio per Bianco al limite, destro al volo sul palo opposto per la spaccata di Di Gaudio, palla tra palo e portiere. Lo scatto d'orgoglio dei padroni di casa si infrange su Gabriel, bravo al 19' sul tiro cross di Calaiò. Frison nega una prima volta il raddoppio a Mbakogu, ma nulla può sulla conclusione di Inglese che controlla col destro spalle alla porta, si gira e di sinistro infila a fil di palo. Al 47' ancora gloria per Gabriel che vola ad alzare oltre la traversa la conclusione di Calaiò. Sotto il tunnel viene espulso Monzon.

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