Di Francesco: «Ecco come si vince a San Siro con undici italiani»
«Alla base della nostra filosofia c’è una precisa scelta della società Non abbiamo nulla contro gli stranieri, basta che siano bravi»
«Non 11 italiani, ma 14 considerando i tre cambi…».
Eusebio Di Francesco è l’allenatore del giorno dopo il successo di San Siro contro il Milan e il Sassuolo tutto italiano (complici le assenze di Taider, impegnato in Coppa d’Africa, e Vrsaljko per un lutto familiare) fa discutere. Tanto che ieri repubblica.it (il sito internet del quotidiano) lo ha intervistato e ha messo in home page la storia del ‘Sassuolo made in Italy’ e del suo profeta, Eusebio. «Nel calcio non c'è ricetta – risponde Di Francesco - preferisco parlare di lavoro: lavorare principalmente con calciatori italiani è stata una scelta della società. Di certo il fatto che ci siano tantissimi ragazzi del nostro Paese ci aiuta dal punto di vista della comunicazione, nel riuscire a spiegare più facilmente quello che vuoi da loro. Ma ben vengano i giocatori stranieri, se sono bravi come quelli che abbiamo noi o come i vari Vazquez e Dybala, gente che nelle loro squadre fa la differenza. Noi – spiega il tecnico parlando dei vari Zaza, Berardi o Sansone tra gli altri - scegliamo giocatori promettenti che possano far parte del nostro progetto tecnico, andandoli a prendere in serie B o da club dove giocavano meno, ma che qui con noi stanno crescendo bene. I nostri sono ragazzi che hanno grandi margini di miglioramento. Non sono ancora al top, ma ci stanno arrivando. Torno a ribadire: è questione di idee, stiamo cercare di fare entrare questa mentalità nella testa dei ragazzi. Io come allenatore credo nel calcio propositivo: è vero, non sempre paga, ma quando paga fa piacere perché vuol dire che il lavoro, l'esercitazione, la ripetitività degli esercizi che proviamo sono alla base dei risultati che raggiungiamo».
Di Francesco, tecnico italiano, parla anche della scuola azzurra degli allenatori che non passa di moda: «Di allenatori italiani bravi ce ne sono tanti. Ma certo serve mentalità, serve essere propositivi, cercare di ritrovare quel qualcosa che al nostro calcio è mancato e trasmetterlo. I giocatori hanno bisogno di una guida, di avere delle certezze, e quelle deve dargliele l'allenatore».
Inevitabile, poi, andare sul Piacenza (anche quello tutto italiano) che vedeva Di Francesco tra i protagonisti. Nessuna correlazione, però: «Direi di no, è soltanto una casualità. E poi da giocatore in un gruppo fai valere altre caratteristiche rispetto a un allenatore».
Infine l’allenatore del Sassuolo parla della… pazienza: «Senza dubbio è più importante per l'allenatore averne, i ragazzi fanno fatica ad averne, gli allenatori invece devono essere pazienti e devo fare i conti con la pazienza tutti i giorni, per gestire i ragazzi, far capire loro quando è il momento di aspettare. Di pazienza ne serve tanta sempre. Anche con voi giornalisti» è il finale del profeta (italiano) del Sassuolo. (p.segh.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
