Pedrini: «Scudetto? Sognare è possibile»
La presidentessa di Modena Volley: «Dedico la Coppa Italia ad Antonio Barone e Dino Piacentini»
Dopo il successo di Modena Volley in finale contro Trento, che regalato alla società gialloblù l'undicesima Coppa Italia della sua storia, la presidentessa Catia Pedrini è stata letteralmente travolta dalle emozioni. Prima l'abbraccio con ognuno dei suoi ragazzi, poi i cori in curva con i tifosi e, infine, il momento della consegna del trofeo. Tanti gli abbracci, tante le lacrime, tantissimi i momenti speciali di una una final four perfetta. Ci racconta le emozioni del successo Catia Pedrini, a mente fredda ma con il cuore ancora pieno di passione.
Presidente, come ci si risveglia il giorno dopo aver trionfato in Coppa Italia?
«Si è dormito poco: risveglio ancora in trance».
Ha qualche immagine ancora impressa nella mente?
«Negli occhi ho le immagini di tutti i miei uomini, di tutti i miei ragazzi e del mio sergente di ferro: Elena Baschieri. Le immagini di una città che ci ama, tra lacrime mescolate e abbracci sfiniti e commossi».
Coppa conquistata nella sua Bologna, con la sua Modena. Un ulteriore motivo d'orgoglio per lei?
«Una Coppa, per me insperata, che ci siamo guadagnati e meritati. E con noi tutti quelli che ci hanno voluto bene, che ci hanno aiutato e sostenuto, difeso e seguito. Un premio per tanti».
Vuole dedicare a qualcuno in particolare questo trofeo?
«Ad Antonio Barone e a Dino Piacentini. Due grandi uomini che hanno creduto e credono in me».
Modena, esclusa la Challenga Cup 2008, non vinceva una competizione importante dallo scudetto 2002 e dalla Coppa Italia 1998. C'era tanta pressione alle spalle della sua società?
«Nel 2008 io c'ero, e dal 1998 ad oggi il mondo è un altro. Quello che importa è aver fatto felice il meraviglioso pubblico di Modena. Abbiamo sofferto molto, qualche volta reagendo, parecchie altre in silenzio. Oggi noi abbiamo fatto molto in fretta e molto di più di quanto promesso. Vediamo chi, oltre a salire sul carro dei vincitori, avrà voglia di dimostrare concretamente che vuole sostenere il nostro progetto. Ci piacerebbe che si parlasse meno e si investisse di più su ciò che è amore, passione, possibilità e futuro».
Si aspettava una squadra in grado di vincere subito?
«Abbiamo voluto fortissimamente questi ragazzi ad uno ad uno. Da Lorenzetti fino a Sartoretti, passando per De Lellis. Bruno ci è costato due mesi di notti insonni in contatto con il Brasile. Poi N'Gapeth, accolto come un avanzo di galera, ma ce ne vorrebbero venti in questo campionato. Rossini, che ha deciso di venire con noi più di un anno fa. Vettori e Piano che ci hanno detto "grazie di averci portato a Modena". Petric, diamante duro e puro. Verhees, il gigante buono e Casadei che è un ragazzo meraviglioso. Boninfante, stabilità ed evergreen, e le conferme: lo zio Sala, un po' capitano un po' papà, Donadio, il figlio che chiunque vorrebbe e Kovacevic, talento allo stato puro. Infine Ishikawa e lo sguardo sul mondo. Un progetto, una Coppa Italia straordinaria a sancirne la validità».
La squadra è entusiasmante, ma c'è un giocatore che l'ha emozionata di più?
«Li amo tutti, perché li abbiamo scelti. Qualche indisciplina, ma chi alla loro età e al loro posto si sarebbe comportato meglio di così? Poi io li posso coccolare, a metterli in riga ci pensano Lorenzetti e Sartoretti».
Ora gli obiettivi sono entrare in Champions League e provare a vincere lo scudetto?
«Perché no? Hai visto mai?».
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