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Quelle reti prese nel recupero non coincidenze ma una sindrome

Maledetto recupero. Digerite a fatica le tre beffe di fine 2014 costate 5 punti, i neroverdi sembravano aver scacciato l’incubo dopo il colpo a San Siro in campionato col Milan. E invece la rete in...

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Maledetto recupero. Digerite a fatica le tre beffe di fine 2014 costate 5 punti, i neroverdi sembravano aver scacciato l’incubo dopo il colpo a San Siro in campionato col Milan. E invece la rete in zona Cesarini costata martedì l’eliminazione nel replay coi rossoneri in Coppa Italia e la beffa di domenica a Marassi col Genoa hanno riproposto quella che ormai non può più essere considerata una coincidenza, bensì una sindrome. Ma questo autolesionismo oltre il 90’ da cosa nasce? Di Francesco è spiazzato, sotto l’aspetto tecnico si può azzardare che la squadra gioca a ritmi fin troppo elevati e perde forza e lucidità nei finali di partita. Più in generale c’è anche un aspetto psicologico che parte da lontano, probabilmente insito nel dna della squadra. Un Sassuolo che già lo scorso anno ha subito una rimonta a Cagliari (da 0-2 a 2-2) rischiando grosso a Marassi con la Samp (da 1-3 a 3-3) e a Firenze (da 1-4 a 3-4). O, andando più indietro, chi ha dimenticato il braccino nel finale del trionfale campionato di B che per poco non costava ai neroverdi la promozione diretta? Il Sassuolo quest’anno dà spettacolo, domina, sa creare occasioni in quantità industriale che non concretizza come dovrebbe e nei finali di partita è spesso vittima di un’inspiegabile fragilità. Soprattutto mentale. Manca l’istinto killer, invece di chiudere le partite i neroverdi si smarriscono consentendo agli avversari insperate rimonte. E’ accaduto a Roma, a Palermo, col Cesena e domenica a Marassi. Sette punti scialacquati che gridano vendetta e non rendono giustizia alla classifica (comunque buona) di un Sassuolo che, per come gioca, meriterebbe di stare ben più in alto. Il problema è che nel calcio esistono i minuti di recupero e bisogna imparare a gestirli. Il rigore regalato al Genoa da Magnanelli su una rimessa laterale (!) è l’ultimo di una lunga serie di errori commessi dai neroverdi mentre scorrono i titoli di coda. Appena abbassa la soglia di attenzione questa squadra si scopre immatura ed ingenua. Al Di Francesco psicologo il compito di trovare l’antidoto per questa sindrome, lavorando sulla testa dei giocatori.

Stefano Aravecchia

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