La Juve cerca l’ipoteca, il Milan il rilancio
A Torino scudetto nel mirino ma Tevez (febbre) in forte dubbio, il rossonero Tassotti realistico: «Il pari sarebbe positivo»
TORINO. «È sempre Juventus-Milan...». Il tecnico della Juventus, Massimiliano Allegri, non prende certo sottogamba l’anticipo di stasera, la sfida tra la sua Juve capolista e un Milan, che suo è stato, ancora non uscito dalla crisi che lo attanaglia. «Affronteremo una squadra che ha vinto l’ultima partita (con il Parma, ndr), che ha avuto delle difficoltà – spiega in conferenza stampa il mister dei campioni d’Italia – ma che, grazie a Galliani, ha fatto un ottimo mercato, prendendo Antonelli, Destro, Paletta e Cerci. È destinato a lottare per un posto in Europa e sarà tutt’altro che facile, anche perché sento e leggo che la Juventus ha già vinto il campionato. Per riuscirci dobbiamo vincerne ancora tante, la Roma resta una pretendente e il Napoli può fare la rincorsa. Al momento non abbiamo fatto ancora niente». E a complicargli la vita c’è la febbre di Carlos Tevez, che ieri non si è allenato ed è in dubbio.
Fra posizione in classifica, infortuni e squalifiche sta decisamente molto peggio però il Milan. Undici le defezioni e in più ha vissuto la vigilia senza l’influenzato Filippo Inzaghi e senza la visita del venerdì del presidente Silvio Berlusconi, annullata per maltempo. Così a Milanello per un giorno il protagonista è stato Mauro Tassotti, con tre sentenze: c’è un peccato di presunzione dietro la crisi della squadra, a Filippo Inzaghi serve esperienza per gestire un gruppo, e «indipendentemente dalla classifica, l’anno prossimo non si può pensare di ripartire ancora da zero». Mentre Adriano Galliani in Lega ribadiva di «è inspiegabile cosa è successo al Milan dopo il 14 dicembre, quando era al pari del Napoli», a Milanello in conferenza stampa Tassotti esponeva la sua teoria. «Potremmo aver sottovalutato qualche squadra e non possiamo permettercelo con nessuno», ha spiegato il vice allenatore, indicato come traghettatore scelto quando dieci giorni fa Inzaghi è stato a un passo dall’esonero. Oggi Tassotti tornerà in secondo piano allo Stadium, dove incrocerà «Max, Marco e Simone», ossia Allegri e i suoi assistenti, Landucci e Folletti, gli amici con cui avrebbe potuto continuare a lavorare se non avesse scelto di restare al Milan al fianco di Inzaghi. «Max – ha detto Tassotti – piano piano ha portato la sua Juventus a giocare il sistema che ama di più, il 4-3-1-2. È stato bravo a non entrare a piedi uniti in un contesto in cui tutto girava a meraviglia». Dovendo invece descrivere Inzaghi ha usato l’aggettivo «meticoloso», ha sottolineato che ha voluto un tecnico specializzato nei calci piazzati (il cui impatto, però, è stato minimo), ma ha anche aggiunto che «per ogni allenatore la gestione del gruppo è la cosa più difficile, soprattutto in momenti come questi, con una rosa tanto numerosa. Devi fare delle scelte e tutti devono digerirle – ha osservato –. Questa è la parte dove bisogna fare esperienza. Puoi avere l'esperienza in campo, ma poi devi sapere se e cosa dire». Inzaghi a ridosso della partita scioglierà alcuni dubbi, a cominciare da quello fra Cerci e Honda. «Honda dà più equilibrio, Cerci può spaccare la gara con le sue accelerazioni», è la sintesi di Tassotti, realistico anche sulle chance per oggi. «Vincere in casa della Juve non era facile nemmeno per il Milan di Sacchi o Capello. Il loro stadio gli dà molto. È una partita sulla carta proibitiva e il pareggio sarebbe un risultato positivo».
Probabili formazioni. JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon; Padoin, Bonucci, Chiellini, Evra; Marchisio, Pirlo, Pogba; Vidal; Tevez, Morata. All. Allegri. MILAN (4-3-3): D. Lopez; Rami, Paletta, Alex, Antonelli; Poli, Essien, Muntari; Cerci, Menez, Bonaventura. All. Inzaghi.
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