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Chiamatelo semplicemente Maikel...

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Storia di un campione che ha vestito 200 volte la maglia di Cuba e oggi vuole portare in alto la Fanton Modena Est

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È un lungo viaggio quello che ha portato Mikael Cardona a Modena Est. Un viaggio fatto di tante salite, tante discese e una costante: la passione. Per la pallavolo, certo, ma anche per la vita e tutto ciò che la riguarda. Le occasioni, le speranze giovanili che diventano obiettivi, gli incontri. E le donne.

Cardona, quando si è innamorato per la prima volta della pallavolo?

«Avevo circa 8 anni. A Cuba la passione per il volley era qualcosa che si respirava nell’aria. I bambini più dotati venivano selezionati già da piccoli e cresciuti in college da allenatori preparatissimi. Questi avevano una capacità: un fiuto straordinario per il talento. Chi ha scoperto me, ha scovato anche tanti altri giocatori che hanno sfondato, come Angel Dennis, per citare una vecchia conoscenza di Modena. Quello che manca alla pallavolo di oggi è questo tipo di allenatore e di persona. Bisogna fare oro del tempo: c’è un’età in cui non ti interessano soldi, contratti, macchine, quello che conta è solo giocare a pallavolo. In quell’età bisogna trasmettere la passione per il nostro sport, e servono persone in grado di farlo. Solo l’allenatore che trasmette passione è in grado di fare la differenza».

Nel 1998, a 22 anni, l’arrivo a Ravenna. Com’è stato l’approccio con la realtà italiana?

«Venivo da un anno di inattività per problemi familiari e non sapevo davvero cosa aspettarmi. Il presidente Brusi mi disse: “Stai qua tre giorni poi vediamo”. Dopo il primo allenamento mi ha preso da parte e mi ha detto: “Resti con noi”. Era una persona speciale, uno di quelli che capiva il tuo valore da come toccavi la palla. Dopo due stagioni decisi di cambiare: avevo bisogno di confermare la mia crescita e scelsi Cuneo. Nello sport di alto livello vincere conta, ti fa cambiare e crescere».

Dopo le vittorie con Cuneo, l’Emilia, prima a Piacenza, poi a Modena. Cosa ricorda della stagione modenese?

«Venivo da un infortunio al ginocchio. Mi ero lasciato male con Piacenza, proprio a causa di quell’infortunio. A Modena ho trovato passione e professionalità: mi hanno fatto tornare al top. In molte società contano solo i numeri e i contratti, il rispetto per le persone è nullo. Qui non è stato così: dopo tante delusioni, Modena mi ha fatto ricredere nelle persone che lavorano nel mondo del volley».

Infine la Fanton, ultima tappa della tua carriera. Dopo una carriera passata ai massimi livelli, come trova gli stimoli in una realtà di provincia?

«La passione non ha età e non ha categorie. Ogni volta è come rinascere, la passione si rigenera ad ogni punto, ad ogni vittoria. A Modena Est ho trovato un bel progetto e a partire da qui voglio costruire il mio futuro. Presto comincerò il percorso per diventare allenatore, voglio trasmettere ai giovani le mie esperienze e la mia passione per questo sport, proprio come hanno fatto con me trent’anni fa».

Intensa come quella sportiva è stata la sua vita privata.

«Sì, a noi de L’Avana piacciono le belle donne… Di esperienze ne ho avute tante, una relazione per me è come giocare sempre l’ultima partita dei play off. È molto complicato. Le donne non si rassegnano mai, non sono fatte per arrivare seconde o terze: se ti vogliono devono arrivare prime, ti cercano e provano in tutti i modi a conquistarti. Questo mi ha creato non pochi problemi nella carriera e diverse situazioni difficili nella vita. Una cosa è certa: non si può vivere senza donne e quando trovi quella giusta sei al top».

E ora ha trovato quella giusta?

«Sono sulla buona strada».

Luca Beltrami

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