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Ferrari: «Non devo chiedere scusa»

di Giovanni Balugani
Ferrari: «Non devo chiedere scusa»

L’attaccante ha fallito il rigore a La Spezia: «Sono dispiaciuto, non ci dormo la notte. I tifosi mi fischino pure»

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Nessuno si sarebbe aspettato che il giocatore protagonista dell'abituale conferenza del martedì sarebbe stato Nicola Ferrari, che da diverso tempo non si presentava davanti a taccuini e telecamere; ieri, però, proprio dopo l'errore dal dischetto di La Spezia, ha voluto metterci la faccia ed intervenire sul momento della squadra, ma soprattutto sul suo momento. Ferrari vuole parlare senza peli sulla lingua ed infatti la prima più che una risposta è un monologo che sa tanto di sfogo: «Non ci giro intorno, il rammarico è quello di aver sbagliato il calcio di rigore del 3-3. E' un momento particolare per la squadra e sono proprio io il simbolo di questo momento. Al di là di quello che si legge e si dice io ci metto l'anima ed anche sabato l'ho fatto, ma un episodio cancella tutto il resto. Io ero reduce da una lunga serie di rigori segnati, non li ho contati credo fossero addirittura una dozzina, quindi il mio rammarico non è averlo tirato, ma averlo sbagliato. Sono dispiaciuto per me in primis, poi per i miei compagni, per il mister e per il presidente. Mi dispiace pure per la gente, che è venuta da me e mi ha detto di chiedere scusa. Io a chi devo chiedere scusa? Chi non mi conosce nemmeno come persona è inutile che mi venga a dire di chiedere scusa. Prima conoscete il personaggio e poi dopo chiedo scusa. Il primo a essere dispiaciuto per quel rigore sono io e non ci dormo la notte».

Poi Ferrari chiarisce il perché sia stato lui a calciare il rigore e non Granoche: «A inizio anno, quando io ero ancora qualcuno e le cose erano diverse da adesso, l'accordo tra me e Pablo era che avremmo tirato un rigore per uno. L'unica volta che è capitato un penalty in cui eravamo entrambi in campo è stato contro il Pescara e lo ha calciato lui, a La Spezia ho tirato io perché quel gol mi serviva per riprendere fiducia. Non ero agitato più del normale, ne avevo già calciati tanti in situazioni simili, quindi non dite che c'era l'uomo sbagliato sul pallone. Perché l'ho sbagliato? Nella mia testa so che cosa non è andato, probabilmente ero un po' arrugginito. Ma se tornassi indietro lo tirerei ancora. Un rigore sbagliato non cancella tutti quelli segnati prima».

Sui possibili fischi che lo attendono al Braglia Ferrari è pratico e realista: «I tifosi pagano il biglietto e possono fischiarmi e insultarmi, non mi interessa. Certo non fa piacere, ma è un loro diritto. Io sono convinto che ne verrò fuori. Ma una cosa ci tengo a dirla: solo io so cosa è successo nei mesi scorsi e di tutto quello che ho letto e sentito solo un quarto è vero, il resto sono menzogne. Come la storia che la squadra non giochi per il mister: chiunque abbia un minimo di nozioni calcistiche non può dire che siamo contro Novellino, altrimenti a La Spezia al novantesimo non saremmo stati in vantaggio».

Infine un passo indietro sul mese di gennaio e sul mercato, periodo durante il quale Ferrari è stato accostato a tante squadre (come dichiarato da alcuni dirigenti avrebbe anche trattato con almeno un paio di società) e per una settimana si è anche allenato in disparte dal gruppo: «Nessuno ha scritto di questa cosa (in realtà la Gazzetta lo ha fatto, ndr). Comunque io non ho mai parlato con nessuno durante il mercato e tutte le voci sul fatto che io avessi chiesto una buonuscita al Modena sono infondate».

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