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Modena. Taibi: «Pavan mi ricorda un po’ Capello»

di Giovanni Balugani
Modena. Taibi: «Pavan mi ricorda un po’ Capello»

Il ds: «Sono della stessa regione e hanno la stessa capacità di entrare nella testa dei giocatori. Mi rimprovero di non aver acquistato anche un centrocampista»

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Il Modena viaggia a gonfie vele, due vittorie nelle ultime due partite con Simone Pavan, uomo di quel settore giovanile a cui Massimo Taibi, diesse canarino, tiene moltissimo. Con lui ripercorriamo quest'ultima settimana, dalla sconfitta interna con il Bari al successo sul Frosinone: «Devo essere sincero - ammette Taibi - il giorno del match con il Bari non pensavamo di cambiare tecnico, eravamo convinti che avremmo vinto. Purtroppo le cose sono andate diversamente ed è stato l'atteggiamento dei giocatori a convincerci ad esonerare Novellino: li ho visti arrendevoli».

Il giorno dopo c'è stata la nomina di Pavan, perchè lui?

«Sapevo che il problema della squadra era mentale. Avevo bisogno di un tecnico che portasse serenità e il prototipo era Colomba, con cui ho anche avuto un colloquio. La realtà, però, è che la nostra prima opzione era sempre stata Pavan-Melotti. Io e Caliendo ci siamo riuniti domenica mattina ed entrambi eravamo d'accordo sul promuoverli. Pavan è un pallino del presidente da mesi, lo definiva "il futuro del Modena"; a quei tempi ero più restìo, ma quella domenica, pensando al fatto che dopo 48 ore avremmo giocato, ho ritenuto che Pavan-Melotti fosse la soluzione migliore: un giovane bravo e preparato affiancato da un allenatore esperto e modenese».

Chi le ricorda Pavan?

«Tra i tanti allenatori che ho avuto in carriera direi Capello. Non solo perché sono corregionali, ma soprattutto per la loro comune capacità di entrare nella testa dei giocatori».

Si aspettava che i risultati vi dessero ragione da subito?

«Era difficile pronosticare due vittorie in fila, ma quello di cui ero certo è che ci sarebbe stata una scossa. Anche io sono stato giocatore e so benissimo che quando si cambia il tecnico le responsabilità in campo aumentano».

Dalla depressione all'euforia in 7 giorni, stupito?

«Questo è il bello del calcio. La vittoria di Brescia, per la caparbietà messa in campo, è stata fondamentale. Contro il Frosinone, poi, ho avvertito distintamente la sensazione che la squadra avrebbe potuto segnare da un momento all'altro ed anche il pubblico lo ha capito».

Melotti non vuole guardare la classifica, Caliendo lo farà solo a fine marzo: lei?

«Io la guardo eccome, perché le due vittorie ci hanno risollevato, ma noi dobbiamo mirare ai 50 punti. Altri obiettivi? Non commetterò più l'errore di dichiarare traguardi importanti, come fatto ad inizio stagione, nemmeno se costruisco una squadra da Champions».

Fedato e Garritano si stanno dimostrando due ottimi acquisti, ma c'è un rimpianto per il mercato di gennaio?

«Un errore l'ho commesso: Bentivoglio era fatto, poi il Brescia ha cambiato le carte in tavola all'ultimo momento, a quel punto avrei dovuto prenderne un altro. Questo è l'unico rimpianto che ho. Capisco le critiche dei tifosi, perché avevamo annunciato un ulteriore acquisto, ma a volte servirebbe maggiore elasticità. Per quanto riguarda Fedato e Garritano sono certo che se li avessi presi il 31 gennaio tutti avrebbero detto "gran mercato". Ma sono due ottimi acquisti e stanno dando quello che ci aspettavamo: il primo già con Novellino ha fatto vedere le proprie qualità, il secondo è salito di livello nelle ultime due gare. Probabilmente il modulo si addice maggiormente alle loro caratteristiche».

Cosa si aspetta dalle gare con Catania e Bologna?

«Vorrei vedere le stesse prestazioni delle ultime due partite, con la voglia di dimostrare che il Modena non è inferiore a nessuno».

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