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Sternieri, il “giapponese”

di Filippo Franchini
Sternieri, il “giapponese”

In gara alla Tokyo Marathon con Tiozzo. «Avventura semplicemente fantastica»

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Correre una maratona lascia sempre qualcosa in dote. Farlo dall’altra parte del mondo, immerso in una cultura così affascinante come quella giapponese, esalta il concetto ai livelli massimi. Perché percorrere i 42 chilometri e 195 della Tokyo Marathon, una delle cosiddette 6 majors, le 6 maratone più importanti del globo, è un’esperienza che vale la pena di essere vissuta. Andrea Sternieri la racconta con trasporto e con le sensazioni della gara ancora ben vive. Lui, che è stato uno dei due modenesi, in mezzo ad una folla oceanica di circa 36.000 runners, a vivere da protagonista l’edizione 2015 di qualche settimana fa. L’altro è stato l’inossidabile Lolo Tiozzo, alla sua seconda esperienza giapponese, che a Tokyo ha accompagnato un gruppo di 62 partecipanti da tutta Italia, 53 dei quali si sono cimentati in gara, sotto l’egida di Ovunque Running. «La maratona di Tokyo è semplicemente fantastica – non usa mezzi termini Andrea, da poco rientrato in Italia, dopo la sua parentesi orientale – più che per la corsa in sé, per tutto quello che vi ruota intorno. Non è esagerato quanto si racconta di Tokyo e dei giapponesi: colpisce davvero la loro organizzazione maniacale, la loro professionalità ed il senso di composta perfezione che permea il loro operato. Per citare forse l’aspetto più lampante, è la prima volta che mi capita di stazionare alla partenza di una maratona internazionale senza una sola cartaccia in terra. Ci sono volontari che si occupano specificamente di raccogliere quello che gli atleti scartano prima del via e tutt’intorno c’è un senso d’ordine che non ho mai visto in alcuna altra maratona. Se hai una bottiglietta o l’involucro di una barretta energetica in mano, a Tokyo c’è qualcuno che si occupa di liberartene. E lo fa con un’efficienza strabiliante». Un’organizzazione capillare, che riversa nella 42 della capitale nipponica buona parte del credo giapponese. Il percorso, studiato appositamente per toccare i luoghi più caratteristici di una metropoli in cui tradizione e modernità si fondono con una disinvoltura disarmante. La partenza dal Palazzo del Governo Metropolitano, con la sua facciata a due torri che reca l’impronta di Kenzo Tange, a dare il benvenuto ai runners di tutto il mondo. Poi via veloci attraverso Shinjuku, cuore pulsante e crocevia della Tokyo che va di corsa, prima di compiere un tuffo nel passato, lambendo la corte della Residenza Imperiale. Il lungo tratto dal 10° al 20° chilometro è una passerella fino a Shinagawa e ritorno, con i top runners che sfilano già in senso contrario, così come dal 21° al 34°, quando il giro di boa avviene ad Asakusa. «E’ un percorso scorrevole, nonostante la marea di partecipanti – continua l’atleta di Sorbara – il tratto centrale della corsa è quello che ho preferito. Mi piace l’idea di incrociare con lo sguardo i primi della classe che già sfilano in senso opposto: è un diversivo, che dà carica e coinvolge. Incorcio che si ripete fra il 10° ed il 25°, quando il tragitto attraversa il cuore di Tokyo, riservando scenari davvero impressionanti, specie nel passaggio ad Asakusa, con il suo tempio dedicato alla dea Kannon e a Ginza. Purtroppo l’arrivo è un po’ fuori Tokyo, dove sorge il Big Sight, complesso che ospita l’expo, ma nessun problema logistico». Andrea ha chiuso la sua Tokyo Marathon poco sopra le 3h45’ e la medaglia è di quelle che già scintillano nel ripiano nobile della sua bacheca. L’ultima, che gli mancava per completare le Big 6, collezionate dal 2007, anno della sua prima New York City Marathon. «Tokyo è stata una delle mie maratone preferite – conclude Sternieri – forse seconda alla sola Boston, che per me rimane di un fascino unico. Al di là del crono, aspetto del tutto secondario in queste mie esperienze, ho scoperto un paese straordinario. Sette giorni sono stati appena sufficienti a stuzzicarmi l’interesse, merito di un viaggio perfettamente organizzato da Ovunque, nel quale abbiamo avuto il privilegio di vivere a stretto contatto con la cultura giapponese. Senza parlare di Kyoto, che abbiamo visitato nei giorni successivi alla maratona: un vero gioiello. Vale la pena pensare di ritornarci».

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