Riecco Mehdi Kabine, l’uomo della provvidenza
L’eroe che ha fatto volare il Carpi in B sente la nostalgia: «Sono stato io a far decollare i miei amici»
È stato, e rimane, l'eroe di una città: il piede guidato dal destino, capace di infilare due volte la porta difesa da Massimiliano Benassi e far volare il Carpi in Serie B, dove non era mai stato prima. Mehdi Kabine giocò poco meno di un'ora di quella finale play off 2012-13 contro il Lecce, sempre partendo dalla panchina. Fu sufficiente ad entrare, per sempre, nel cuore dei tifosi biancorossi. Due punizioni, due gol. 1-0 al Cabassi, 1-1 al Via del Mare, la serie B in tasca e una storia da riscrivere daccapo. Senza di lui non ci sarebbe nessun sogno di serie A da coltivare. Fino a lì, il pallone nazionale lo ricordava solo per il passaggio al Napoli di De Laurentis nel gennaio 2012. Acquisto a titolo definitivo, e tutti a chiedersi chi sarà mai questo ragazzo classe 1984 pescato dalla Lega Pro. Un trucco: Kabine era un espediente di mercato per aggirare la normativa sugli extracomunitari. Ma il suo destro guidato dal destino in quell'estate 2013 era tutt'altro che un trucco ed è rimasto nel cuore dell'attaccante marocchino. «Assolutamente indimenticabile - ci dice - tanto che un paio di settimane fa sono andato in curva a salutare i tifosi, poi negli spogliatoi a salutare gli ex compagni. Sento un grande affetto per Carpi e tornare lì è sempre un'emozione, sia da parte mia che da parte loro». La separazione fu dolorosa e sfortunata. Qualche giorno in prova in Romania, poi il Barbastro in quarta serie spagnola, il ritorno in Italia in serie D: «Posso dire che sono stato io a dare il via a questa grande scalata. Spero con tutto il cuore che il Carpi vada in Serie A, anche perché in quella squadra ho due fratelli che sento quasi tutti i giorni: Di Gaudio e Letizia». (f.g.)
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