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Empoli e Sassuolo, realtà vincenti così simili ma diverse

Empoli e Sassuolo, realtà vincenti così simili ma diverse

Entrambe espressione di piccole città e puntano sui giovani Ma una fa fortuna col suo vivaio, l’altra investe sul mercato

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Così uguali, così diverse: Empoli e Sassuolo, rivali domenica allo stadio Castellani, sono le due piccole realtà più fulgide della serie A assieme al Chievo, società capaci di guadagnarsi apprezzamenti univoci sia per la capacità progettuale che le ha sapute portare così in alto, nel Paradiso del calcio, che per la qualità del gioco espresso dalle proprie squadre. Entrambi espressione di città che non sono capoluogo di provincia e che non sono nemmeno così distanti come numero di abitanti – 51mila contro i 41mila – i due club sono nati nello stesso anno, il 1920, e hanno costruito le proprie fortune con filosofie differenti: l’Empoli è da sempre rinomato per aver costruito le proprie fortune grazie ad una politica di valorizzazione del proprio settore giovanile tra le migliori in Italia, il Sassuolo che oggi vive la sua seconda stagione in serie A e che appena dieci anni fa era in C2 è il prodotto di una politica di investimenti anche massicci sotto la gestione Mapei, ai quali però è stato abbinato un percorso di crescita attento di tutta la società che ha portato frutti anche a livello di vivaio (Berardi ne è l’esempio lampante).

La società toscana vive oggi il suo decimo campionato di serie A in 95 anni di storia, mentre per i neroverdi il campionato attuale è il secondo nella massima competizione nazionale, e la sua prima promozione arrivò nel 1986 sotto la presidenza di Giovanni Pinzani, padre dell’arbitro Riccardo. Qui si trova un’analogia tra i due club molto curiosa: Eusebio Di Francesco, il tecnico che ha portato per la prima volta il Sassuolo in A e che ancora è al timone della squadra neroverde, ai tempi di quella storica promozione dell’Empoli era un giocatore della Primavera e nella prima stagione in A della squadra toscana fece il suo debutto assoluto nel calcio professionistico, restando poi fino al 1991 in maglia azzurra e collezionando 102 presenze e 3 gol, ma anche una doppia retrocessione che riportò il club in serie C1.

L’Empoli tornò in serie A a fine anni Novanta, riuscendo nella stagione 2006/07 anche a conquistare una storica qualificazione in Coppa Uefa – si fermerà al primo turno l’anno dopo – ed è proprio l’Europa League l’obiettivo a breve termine che l’ambizioso Sassuolo di Giorgio Squinzi sogna di raggiungere.

E in campo? L’Empoli di Sarri e il Sassuolo di Di Francesco sono due squadre propositive, con moduli simili – 4-3-1-2 una, 4-3-3 l’altra – e tanti giovani in campo: i toscani preferiscono l’esperienza davanti (Maccarone e Tavano) e la linea verde dietro (Rugani, Tonelli su tutti), i neroverdi il contrario. E ora, meritatamente, ricevono i complimenti di tutt’Italia, pronta a gustarsi il lunch match di domenica.(m.c.)

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