Calciopoli, chiusa un’era «Si è scherzato per 9 anni»
Prescrizione per Moggi e Giraudo, l’ex dg Juve: «Non esisteva alcun sistema» Di Pietro: «Da tifoso avrei preferito vederli processati, solo così c’è giustizia»
ROMA. Una giornata campale, un verdetto che fa storcere il naso a molti. La Cassazione ha scritto la parola fine su Calciopoli. Proprio come era accaduto qualche giorno fa per il Rubygate di Berlusconi: lo scandalo che ha completamente cambiato la fisionomia del nostro calcio si chiude con un elenco infinito di prescrizioni (che in pratica evitano delle condanne), qualche assoluzione e una sola condanna a titolo definitivo.
Dei 36 imputati iniziali il solo De Santis viene condannato ad 1 anno (con pena sospesa). Luciano Moggi e Antonio Giraudo sono prescritti ma non assolti, come Mazzini e Pairetto. Discorso diverso per5 Bertini e Dattilo, gli altri due arbitri che non si erano avvalsi della prescrizione. Per loro condanna annullata. In pratica pagano De Santis e Racalbuto.
«Probabilmente pensavano che ci arrendessimo a qualcosa che non esisteva, con me hanno sbagliato. Il sistema Moggi? Con chi esisteva? Sono quasi stati prosciolti tutti. Dopo nove anni sono andati su interessi personali che non hanno ragione di esistere. Si è scherzato per 9 anni». Così l’ex direttore generale della Juventus Luciano Moggi ha commentato la sentenza della Cassazione su Calciopoli. «Non c’erano soldi, non avevamo una lira ma credo non ci fosse nulla da dire, resta solo De Santis che non ha fatto nulla - ha proseguito l’ex dirigente bianconero -. Ci barcamenavamo comprando un giocatore e vendendone un altro, dovevamo fare per forza una cessione a prezzi alti per comprare altri giocatori». A chi gli chiede se la Juve possa fare qualcosa per chiedere indietro gli scudetti, Moggi ammette che «le motivazioni ancora non le ho lette ma qualcosa succederà - ha concluso -. Cosa farò io? Adesso leggo la sentenza, poi c’è Strasburgo e poi vedremo quello che succederà».
Certo è che il popolo del pallone si è diviso. «Nel caso di Calciopoli - spiega Antonio Di Pietro - il danno è ancora più grave perché è stato preso in giro tutto un mondo che si riunisce intorno ad una passione e che viene violentato da comportamenti che poi finiscono in una bolla di sapone. Da juventino avrei voluto vedere Moggi e gli altri venire processati, dopodiché vorrei che la giustizia facesse il suo corso. Ma il problema dell'Italia non è il Moggi della situazione che approfitta della legge, e comunque mi sento di aggiungere che avrebbe potuto pure rinunciare alla prescrizione, ma che esista questa legge. Finora - conclude -nessuno l'ha voluta cambiare ed il motivo è molto semplice: sia nel campo sportivo che nella vita quotidiana chi deve fare le leggi ha interesse a non cambiarle».
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