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Ferrari, tutti pazzi per ‘italian’ Vettel

Ferrari, tutti pazzi per ‘italian’ Vettel

Seb ha riacceso l’orgoglio del Cavallino, esultato alla Schumi con la squadra durante l’inno di Mameli. «Ora il mondiale»

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“Forza Ferrari!”: l’italiano di Sebastian Vettel è perfetto. Quasi, ma sarà l’euforia da trionfo, si percepisce quella “z” tipicamente modenese che anche a Maranello è di casa. Vince un tedesco su Ferrari, non certo una novità per la Rossa, ma mai come in Malesia è sembrato che a salire in cima al podio sia stato un italiano su Ferrari. Evidentemente così non è, ma di certo dentro quella monoposto, infilato in un casco bianco c’era un ferrarista doc. Un appassionato come tanti che tra la fine degli anni 90 e gli inizi del nuovo millennio scendevano dalla Germania fino a Maranello con tanto di cappellino d’ordinanza. Sui maxischermi, davanti alla Galleria Ferrari o in Piazza Libertà, la monoposto rossa di un certo Michael Schumacher, idolo indiscusso pure a casa Vettel. Proprio per questo a fine gara, dopo quel “Forza Ferrari!”, non poteva mancare l’omaggio al pluricampione del mondo: «Ho pensato molto a Michael, un peccato che non possa essere qui. La sua figura aleggia a Maranello, le sue vittorie restano indelebili». Ed eccolo quello spirito ferrarista che in fondo ti aspettavi: «Negli ultimi giri del circuito di Sepang non stavo più nella pelle. Continuavo a ripetermi: “Stai vincendo su una Rossa”, per un soffio non sono uscito di pista». Ci sarebbe voluto anche questo colpo di scena per far saltare le coronarie a tifosi che, da troppo tempo, attendevano la Ferrari vincere un Gran Premio. Gli stessi tifosi che grazie al primo posto di domenica hanno già cancellato dalla memoria il recente passato. Ormai il buon Vettel non è più il veloce biondino della Red Bull, il tedesco che vinceva sempre e che rischiava di essere antipatico. Ora Vettel è quello che ha riportato in trionfo la Ferrari dopo quasi due anni, quello che sul podio esulta con un saltello alla Schumacher, quello che a fine gara scandisce un “Grazie, Grazie, Grazie”. A proposito, ma quella “z”…

Enrico Ballotti

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