Filippo Schiavo, il “francese”
Fatti, non parole: è questo il marchio di fabbrica di Filippo Schiavo, 31 anni, compiuti il 22 febbraio, “carpigiano di Carpi”, nato e cresciuto nella città dei Pio, lo sport nel dna. Una passione...
Fatti, non parole: è questo il marchio di fabbrica di Filippo Schiavo, 31 anni, compiuti il 22 febbraio, “carpigiano di Carpi”, nato e cresciuto nella città dei Pio, lo sport nel dna. Una passione per la pallavolo davvero senza confini, la sua, che lo ha portato a passare dal campo (giovanili della Daytona) al ruolo di scoutman prima e allenatore poi.
LA STORIA
«Ho iniziato ad allenare presto dopo una molto modesta carriera da giocatore, che però mi ha portato a contatto con alcuni allenatori che mi hanno avviato a quello che è diventato il mio mestiere: due nomi su tutti, Andrea Tomassini e il Prof. Adriano Guidetti. Ma se ho iniziato ad entrare in palestra cercando di trasmettere qualcosa a quegli sfortunati che mi sono capitati a tiro nelle prime esperienze lo devo a Daniele Palemburgi per tutti gli sportivi carpigiani e non "Ulla" il quale quasi per scherzo a 19 anni mi ha messo in palestra con un gruppo di ragazzini/e all'epoca dodicenni che facevano parte della società Universal Pallavolo Carpi che in quegli anni cercava di riprogrammare il settore giovanile.
L’APPRODO IN SERIE A1
Poi gli anni in due società storiche di Carpi, la Mondial e appunto l'Universal fino al grande salto in Serie A1. Rino Astarita e suo figlio Davide, al quale sono legato da amicizia ventennale, mi hanno offerto questa opportunità con il ruolo di terzo allenatore e assistente tecnico. Due anni per me molto utili perché mi hanno messo a contatto con un mondo che potevo solo immaginare e osservare ammirato dalle tribune del PalaPanini, e con un allenatore Beppe Cuccarini di cui ho grande rispetto.
LA SVOLTA
«Poi il salto a Piacenza con un ruolo che non avevo mai ricoperto, terzo allenatore e scoutman. Un ingaggio arrivato quasi per caso nei giorni del terremoto, del quale anche quello che sarebbe diventato mio secondo allenatore Giulio Bregoli era stato vittima. Così mi son trovato a Piacenza in uno staff molto giovane con a capo Davide Mazzanti in una delle squadre più ambiziose e meglio organizzate d'Italia. Alla fine dell'anno avevamo ottenuto una finale di Challenge Cup persa al Golden Set contro Krasnodar la Coppa Italia e lo Scudetto, i primi 2 storici trofei per la società. A febbraio era anche arrivato un nuovo allenatore Gianni Caprara col quale subito i rapporti non furono così semplici ma passo dopo passo sono migliorati fino ad arrivare al nostro rapporto attuale fatto di stima professionale e di un'amicizia anche fuori dalle palestre
CAVALCATA TRIONFALE
«Il secondo anno a Piacenza è stata una cavalcata trionfale (con l'unica macchia di un'eliminazione dalla Champions un po' troppo precoce) nella quale spiccano la vittoria in Supercoppa, in Coppa Italia (con una grande Final4) e uno Scudetto al termine di un play off quasi perfetto.
Nell'estate nonostante la possibilità di rimanere nel mio ruolo a Piacenza una serie di fattori, primo fra tutti la possibilità di fare il secondo allenatore mi hanno convinto ad attraversare il confine e firmare il contratto con ESCR Volley Le Cannet e continuare in questa mia carriera che ormai da 11 anni ho intrapreso e che per il momento mi ha portato gradi soddisfazioni che ripagano della lontananza da casa, dagli amici, dalla fidanzata che continua a giocare a Piacenza.
LA COPPA DI FRANCIA
Chi segue le vicende pallavolistiche fuori dagli italici confini sa bene che in Francia a ettarl legge è il Cannes che ha vinto la Coppa per 12 anni consecutivi, 18 negli ultimi 19. Il Le Cannet di Filippo Schiavo ha posto fine a questa egemonia imponendosi in finale per 3-1.
«Una grande soddisfazione per la società, visto che le nostre “cugine” (Cannes e Le Cannet sono separate da soli 4 km.) dominano la pallavolo francese da un ventennio. Quest'anno la nostra squadra è ben strutturata, fondata su un buon impianto di giocatrici francesi tutte nel giro della nazionale, alcune vecchie conoscenze del campionato italiano come Davis Zambelli Brcic e l'ultima arrivata Zago, giocatrici come Lichtman di indubbia esperienza internazionale e alcune giovani con voglia di fare».
LE CANNET
«È una località che sorge su una collina nelle alture di Cannes. Giochiamo in una palestra da 500 posti, la finale di Coppa di Francia l’abbiamo vinta a Parigi.una sorta di V-Day a Parigi che vedrà la contemporaneità della finale del campionato maschile e femminile».
LA VITA IN COSTA AZZURRA
«Qui lo sport è vissuto come un lavoro sotto tutti gli aspetti (anche dal punto di vista contrattuale visto che siamo tutti considerati professionisti), ciò nonostante rispetto all'Italia vi è un rapporto tra la squadra e tutto quello che le gira intorno molto più diretto. Un esempio? Durante i nostri allenamenti se vi sono bambine del settore giovanile sulle tribune scendono e raccolgono i palloni, ogni allenatore compreso il nostro staff si monta e smonta le attrezzature necessarie all'allenamento, rete compresa, una volta arrivati negli aereoporti per le trasferte io e Riccardo Marchesi ci armiamo di pulmini a noleggio e ci dirigiamo in albergo; non dico sia migliore o peggiore, ma sicuramente diverso, dall'italia in serie A dove certe cose non sono nemmeno lontanamente immaginabili. La vita qui in Costa Azzurra si dipana al rallenty come se gli anni '80 non fossero ancora finiti e l'estate durasse tutto l'anno, anche se, a dirla tutta l'inverno qui non è tutto sto granchè visto che la città si svuota dei turisti e i ristoranti come i locali chiudono ad orari che definire anticipati pare quasi eufemistico, insomma mangiare una pizza alle 22.30 a Cannes il sabato sera potrebbe non risultare così semplice».
ORA LO SCUDETTO
«La conquista della Coppa di Francia è stato certamente un risultato storico (il primo trofeo per il club, dopo 2 finali di Coppa), Cannes quest'anno rimane sì la squadra da battere ma non è irragiungibile come alcuni anni orsono. Adesso che abbiamo scoperto che si può fare e qualche legittimo dubbio l'abbiamo messo non ci resta che ritentare l’impresa nei play off, arrivando a quella finale che varrebbe il pass per la prossima Champions League, ad inizio stagione l'obiettivo sognato dal club. La finale sarà in gara secca (9 aprile, noi vorremmo tanto tornare a Parigi e magari vincere ancora».
Fabio Rossi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
