Conte apre la porta a Balotelli
Pace apparente con la Juve per il ct della Nazionale: «SuperMario può giocarsi le sue chance»
Guerra e pace. Antonio Conte tira un sospiro di sollievo il giorno dopo la “madre” di tutte le amichevoli. Torino non dimentica il capitano coraggioso della Juve di Lippi e il rifondatore tecnico di una Vecchia Signora che dopo Calciopoli non sapeva più vincere. L’espressione sollevata a fine partita, l’abbraccio dei tifosi e quell’espresso sorseggiato con gusto nel bar nel cuore sabaudo della città gestito dal fratello e di cui lui detiene le quote di maggioranza. Resterà, o almeno così sembra, sino a fine mandato.
Certo, con casa Agnelli qualcosa si è rotto, ma non in questi giorni, semmai dalla scorsa estate, ma la vita continua anche se non si gode delle simpatie del rampollo di famiglia. E adesso il ct è concentrato sull’Europeo, con una qualificazione ancora da mettere in ghiaccio ma che non corre rischi. Soprattutto c’è un secondo posto (tre anni fa in Polonia e in Ucraina) da ripetere se non migliorare anche se non sarà facile perché nella falda acquifera italiana non scorre troppo talento.
«Non chiudo la porta a nessuno – ha detto il ct – non posso permettermelo e quindi anche per Mario Balotelli c’è la possibilità di tornare a fare parte di questo gruppo. Seguiremo i nostri ragazzi che giocano all’estero, da Borini a Giovinco e tutti gli altri.Avete visto Pellè? Non ci siamo dimenticati di lui e ha risposto alla grande».
Già, Graziano Pellè con due gol in tre partite in Nazionale vanta una media da Gigi Riva. Martedì sera ha definitivamente convinto il ct, è lui l’attaccante di fisico attorno al quale far ruotare il gioco azzurro. Anche la polemica sugli oriundi è sfumata sulle note dell’Inno di Mameli che Eder ha imparato meglio di qualche italiano vero. Certo, arriva dallo Stato di Santa Caterina dove sulle case in stile bavarese compaiono i gerani come nella foresta nera perché in quella zona del Brasile la maggior parte della popolazione è di origine germanica. Anche Vazquez nonostante qualche “zeta” di troppo nel cognome può dare molto a questa Nazionale anche se in tema di oriundi il pezzo pregiato tra i “doppiopassaportisiti” è quel Dybala che però attende ancora una telefonata da Buenos Aires.
Ma le belle notizie arrivano da centrocampo dove pendiamo un po’ troppo dagli acciacchi di Pirlo e i raffreddori di De Rossi. Valdifiori ha dimostrato una maturità inattesa con delle giocate anche difficili espresse però con grande facilità, prassi consueta solo per i giocatori veri. Con lui in regia Verratti può fare la mezzala dove sa sicuramente esprimersi meglio. Poi c’è Soriano che dimostra che se uno fa tutta la trafila nelle giovanili del Bayern sino ad annusare la prima squadra è destinato a diventare un calciatore importante. Bene ha fatto Conte ha selezionarlo perchè avendo il doppio passaporto (è nato in Germania da genitori campani) il ct tedesco Joachim Loew poteva bruciarlo sul tempo. L’Italia ancora non è fatta ma con un paio di oriundi, qualche emigrante di ritorno e magari un paio di giovani può cominciare a pensare di tornare grande.
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